✕

Paragon, il governo evita le Camere. L’opposizione: “Democrazia ferita”

Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano

 (ansa)
Muro di Mantovano: nessuna risposta al question time. “Già chiarito”. Valensise dell’Aisi al Copasir ammette: “Usato da noi ma secondo le regole”
2 minuti di lettura

Roma — Nessuna spiegazione, il Parlamento non avrà una parola in più sul caso Paragon. Il governo fa muro, ne parlerà solo al Copasir, nessuna risposta da dare oggi al question time e alle interrogazioni previste per il pomeriggio sui misteri della vicenda Graphite, il software con cui in Italia giornalisti e attivisti sono stati spiati illecitamente, estranea la società israeliana Paragon Solutions, che ha fornito i sistemi di spionaggio (e poi rescisso i servizi, dopo la clamorosa scoperta). Ma di fronte alla comunicazione del presidente Fontana, che ieri si limita a girare agli “interroganti” il no formale di Palazzo Chigi a riferire in aula – opponendo che i vari aspetti di quell’ argomento sono ormai «classificati» – scatta la rivolta del centro sinistra. Le opposizioni compatte denunciano «lo scenario inquietante». Non si è mai verificato, fanno notare, che sul question time il governo si rifiutasse di venire a rispondere su questioni rilevanti. Renzi attacca: «Così si ferisce l…

Roma — Nessuna spiegazione, il Parlamento non avrà una parola in più sul caso Paragon. Il governo fa muro, ne parlerà solo al Copasir, nessuna risposta da dare oggi al question time e alle interrogazioni previste per il pomeriggio sui misteri della vicenda Graphite, il software con cui in Italia giornalisti e attivisti sono stati spiati illecitamente, estranea la società israeliana Paragon Solutions, che ha fornito i sistemi di spionaggio (e poi rescisso i servizi, dopo la clamorosa scoperta). Ma di fronte alla comunicazione del presidente Fontana, che ieri si limita a girare agli “interroganti” il no formale di Palazzo Chigi a riferire in aula – opponendo che i vari aspetti di quell’ argomento sono ormai «classificati» – scatta la rivolta del centro sinistra. Le opposizioni compatte denunciano «lo scenario inquietante». Non si è mai verificato, fanno notare, che sul question time il governo si rifiutasse di venire a rispondere su questioni rilevanti. Renzi attacca: «Così si ferisce la democrazia. Mala tempora currunt. Ma io non mollo. Le maggioranze cambiano, le istituzioni restano», e da Iv anche la Boschi provoca Fontana: «È la terza carica dello Stato, non può essere il passacarte del governo». Inaccettabile anche per la capogruppo dei deputati Pd che «il governo si sottragga al confronto con il Parlamento», accusa Chiara Braga. E il dem Federico Fornaro: «È uno schiaffo al Parlamento. Avevamo solo chiesto di sapere se la polizia penitenziaria abbia mai acquisito o utilizzato lo spyware Grafite o altri software della Paragon. Le risposte possibili erano due: no, e allora non vedo il segreto di Stato; oppure sì, e solo dopo si sarebbe potuto rinviare al Copasir».

Il conflitto non si scioglie neanche dopo la capigruppo convocata sul tardi. È il ministro Luca Ciriani a ribadire alle otto di sera: «Da parte del governo non c’è alcuna volontà di non dare informazioni, ma di darle nelle sedi opportune». Salta l’idea delle opposizioni di abbandonare oggi l’aula perché il M5s non rinuncia alle sue interrogazioni. Nel pomeriggio Iv e Pd torneranno a martellare: con un testo che aggiri le obiezioni del governo, restando strettamente su intercettazioni, polizia penitenziaria, altri pezzi di Stato che hanno accesso ai sistemi-spia. Gli stessi finiti sotto accusa perché hanno spiato, tra gli altri, il direttore di Fanpage Francesco Cancellato e alcuni membri della ong Mediterranea, compreso il fondatore Luca Casarini.

Il caso si apre nel primo pomeriggio, quando Pd e Iv denunciano il no del governo, legato alla lettera indirizzata dal sottosegretario Alfredo Mantovano al presidente Fontana, in cui l’autorità delegata si appella all’articolo 131 del Regolamento della Camera, e fa presente che il ministro Ciriani già aveva «fornito le uniche informazioni pubblicamente divulgabili», quindi «ogni altro aspetto delle vicende di cui trattasi deve intendersi classificato e non potrà formare oggetto di informativa, se non nella sede del Copasir».

Opposizioni sul piede di guerra. Braga dei dem, e con Ricciardi (M5s), Faraone (Iv), Zanella (Avs), Richetti (Azione) e Riccardo Magi (Più Europa), in una lettera al vertice di Montecitorio denunciano subito «il grave vulnus» al Parlamento chiedendogli di «riconsiderare» la propria posizione. Mentre Fratoianni, di Avs, definisce «irricevibile» il rifiuto del governo di riferire e Silvestri del M5S rileva che «gli esponenti gestiscono dossier molto seri con un dilettantismo che non ha precedenti: sono pericolosi». Quindi, l’unica sede sarà il Copasir, il Comitato per la sicurezza della Repubblica. Dove, proprio ieri, del caso Paragon si è parlato durante l’audizione di Bruno Valensise, numero 1 dell’Aisi, il servizio segreto interno. È stato ammesso – così come aveva fatto Aise, l’altra agenzia di intelligence, che si occupa dell’estero – l’utilizzo del software ma, è stato assicurato, sempre nel rispetto delle regole d’ingaggio imposte dalla spcietà. Significa che il software, a detta di Valensise, non è stato utilizzato a danno né di giornalisti né di attivisti. Resta da capire chi ha spiato Cancellato o Casarini e altri attivisti. Paragon continua a sostenere che sia successo: tanto che ne ha sospeso l’impiego in Italia. Ed è stata aperta, hanno spiegato governo e società in una nota, una due diligence, l’approfondimento previsto in ambito societario, per sciogliere il giallo. Oggi toccherà sempre al Copasir al procuratore di Roma, Francesco Lo Voi. In agenda Paragon. Ma soprattutto la vicenda Caputi e il caso Almasri.

Leggi i commenti