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Meloni vede Brunner: “L’Europa accelera sul modello Albania”

Magnus Brunner e Giorgia Meloni

 

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La premier insiste: “Bruxelles anticipi il nuovo Patto su immigrazione e asilo”
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Roma — Hub europei in Paesi terzi sicuri. Sul modello di quelli costruiti in Albania. Al termine della visita a Giorgia Meloni del commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner, Palazzo Chigi diffonde una nota in cui ribadisce la richiesta italiana di riprodurre per l’Europa lo schema adottato da Roma — e al momento congelato — pensato per gestire i flussi. La presidente del Consiglio insiste per dare «attuazione del Patto migrazione e asilo, incluso il possibile anticipo del nuovo concetto di Paese sicuro di origine». E ribadisce «sostegno per un nuovo e più efficace quadro normativo europeo in tema di rimpatri». Parole che trovano un primo riscontro nei ragionamenti dello stesso Brunner: «L’Italia — dice — è un partner chiave per la Commissione nella gestione delle migrazioni. L’attuazione del Patto è una priorità per quest’anno: dove possibile, faremo le cose più velocemente».

Roma — Hub europei in Paesi terzi sicuri. Sul modello di quelli costruiti in Albania. Al termine della visita a Giorgia Meloni del commissario europeo per gli Affari interni e la migrazione Magnus Brunner, Palazzo Chigi diffonde una nota in cui ribadisce la richiesta italiana di riprodurre per l’Europa lo schema adottato da Roma — e al momento congelato — pensato per gestire i flussi. La presidente del Consiglio insiste per dare «attuazione del Patto migrazione e asilo, incluso il possibile anticipo del nuovo concetto di Paese sicuro di origine». E ribadisce «sostegno per un nuovo e più efficace quadro normativo europeo in tema di rimpatri». Parole che trovano un primo riscontro nei ragionamenti dello stesso Brunner: «L’Italia — dice — è un partner chiave per la Commissione nella gestione delle migrazioni. L’attuazione del Patto è una priorità per quest’anno: dove possibile, faremo le cose più velocemente».

L’esecutivo procede per gradi. Non potrebbe fare altrimenti, visto che il “modello Albania” si è finora scontrato con le sentenze della magistratura. Per il momento, dovrebbe restare nel cassetto il decreto con cui ridefinire le funzioni degli hub albanesi. Il progetto è attendere la pronuncia della Corte di giustizia europea, che deve esprimersi sugli Stati sicuri, il nodo che ha finora bloccato il meccanismo. L’altro passaggio chiave è, come detto, la direttiva europea sui rimpatri, che sarà presentata a marzo.

Dopo aver visto Meloni, Brunner viene ricevuto anche da Matteo Piantedosi. Il titolare del Viminale si espone, ribadendo la richiesta di Meloni di anticipare i tempi del Patto «per facilitare il ricorso alle procedure accelerate di frontiera, come quelle previste nel Protocollo Italia-Albania, tema sul quale il commissario ha ribadito il suo sostegno al nostro Paese». L’obiettivo è sempre lo stesso: «Rimpatri europei in Stati terzi diversi da quelli di origine e la realizzazione di hub europei in cui fare confluire tutti i migranti irregolari presenti nel territorio della Ue».

La premier, insomma, continua a considerare possibile l’attuazione del “modello Albania”. E questo, nonostante le notizie di una sostanziale smobilitazione in corso negli hub aperti grazie alla collaborazione con Edi Rama. Una linea che la presidente del Consiglio vuole venga mantenuta anche per ragioni di politica interna, come ha spiegato al suo cerchio magico: non è possibile lasciare neanche un centimetro di spazio, sono stati i suoi ragionamenti, alla concorrenza di Matteo Salvini su questo terreno.

Nel frattempo, anche il candidato cancelliere tedesco per l’Unione (Cdu/Csu) Friedrich Merz, in un’intervista al sito Politico.eu, sembra aprire al modello pensato dalla premier italiana: «Il numero delle persone che viene da noi deve essere ridotto, e rapidamente — dice — Molti altri paesi hanno dimostrato che questo può essere fatto. Perché non dovrebbe funzionare in Germania?».

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