La Ue a Rubio: “Noi subito al tavolo”. Pronto un nuovo round di sanzioni
dal nostro corrispondente Claudio TitoLa presidente Ue Von Der Leyen e l’inviato di Trump, Keith Kellogg
Bruxelles — Inaccettabile che l’Europa si aggiunga ai negoziati per la pace in Ucraina solo «ad un certo punto» e solo per cancellare le sanzioni economiche alla Russia o per partecipare al contingente di interposizione. Le parole pronunciate dal Segretario di Stato, Marco Rubio, al termine del primo round di incontri con la delegazione russa in Arabia saudita, stanno mandando su tutte le furie i vertici dell’Ue e diverse cancellerie del Vecchio Continente.
L’Unione, è il messaggio lanciato anche dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel colloquio avuto ieri mattina con l’inviato di Trump, Keith Kellogg, non accetterà di essere esclusa dai negoziati e di assumere una posizione ancillare. «Il ruolo dell’Ue — ha ricordato all’emissario della Casa Bianca — è fondamentale nel garantire la stabilità finanziaria e la difesa dell’Ucraina, con un impegno totale di 135 miliardi di euro (circa 145 miliardi di dollari), più di qualsiasi altro alleato, inclusi 52 miliardi di d…
Bruxelles — Inaccettabile che l’Europa si aggiunga ai negoziati per la pace in Ucraina solo «ad un certo punto» e solo per cancellare le sanzioni economiche alla Russia o per partecipare al contingente di interposizione. Le parole pronunciate dal Segretario di Stato, Marco Rubio, al termine del primo round di incontri con la delegazione russa in Arabia saudita, stanno mandando su tutte le furie i vertici dell’Ue e diverse cancellerie del Vecchio Continente.
L’Unione, è il messaggio lanciato anche dalla presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, nel colloquio avuto ieri mattina con l’inviato di Trump, Keith Kellogg, non accetterà di essere esclusa dai negoziati e di assumere una posizione ancillare. «Il ruolo dell’Ue — ha ricordato all’emissario della Casa Bianca — è fondamentale nel garantire la stabilità finanziaria e la difesa dell’Ucraina, con un impegno totale di 135 miliardi di euro (circa 145 miliardi di dollari), più di qualsiasi altro alleato, inclusi 52 miliardi di dollari in assistenza militare, pari ai contributi degli Stati Uniti». Un modo per dire esplicitamente che gli States non hanno più diritto dell’Ue nel ricercare «una pace giusta e duratura» perché non stanno mettendo più soldi. Del resto, il documento che Washington ha trasmesso agli “alleati” europei non sta piacendo a nessuno e von der Leyen non lo nasconde: «Qualsiasi risoluzione deve rispettare l’indipendenza, la sovranità e l’integrità territoriale di Kiev, supportate da forti garanzie di sicurezza. Questo è un momento critico».
Non è un caso che quasi contemporaneamente sia stato confermato per la prossima settimana il varo del sedicesimo pacchetto di sanzioni economiche contro la Russia. «È fondamentale — ha detto il ministro della Finanze polacco, Andrzej Domanski, in qualità di presidente di turno dell’Ue — Vogliamo che venga adottato prima del terzo anniversario di questa brutale aggressione». Ma si tratta anche di un segnale politico: non si abbassa la guardia fino a quando non lo decide l’Unione e non su richiesta di Mosca o Washington.
Per lo stesso motivo e per tentare di mantenere la compattezza dell’Ue, oggi a Parigi il presidente francese, Emmanuel Macron, ha convocato un altro vertice con i Paesi che non era stati invitati lunedì scorso. Ci saranno allora Canada, Norvegia, Lituania, Estonia, Lettonia, Repubblica Ceca, Grecia, Finlandia, Romania, Svezia e Belgio.
Nello stesso tempo l’Unione europea sta cercando di accelerare per consentire ai 27 di spendere di più per la Difesa potendo sforare i parametri del patto di Stabilità. L’attivazione della clausola di salvaguardia è stata discussa ieri alla riunione dell’Ecofin (cui hanno preso parte i ministri finanziari, tra l’italiano Giorgetti). Allo studio la possibilità di ricorrere allo scorporo dal deficit a livello “nazionale” ma con una accortezza: tutti i 27 lo chiederebbero contemporaneamente. E la clausola potrebbe avere una durata di quattro anni per arrivare fino alla fine della legislatura europea.
La formula definitiva dovrebbe essere approvata al vertice Ecofin di marzo. Non è detto però che la flessibilità del patto di Stabilità sia sufficiente ad affrontare la situazione di emergenza. Alcuni Paesi sono tornati infatti a invocare il ricorso a debito comune utilizzando le parole di Mario Draghi. «Non ci sono tabù — ha spiegato ancora il polacco Domanski — ma sicuramente, dobbiamo trovare un approccio pragmatico».