Dispetti e sgambetti. Segna burrasca il barometro interno alla maggioranza di governo, ormai ostaggio dell’eterna gara a chi è più bravo a piantare bandierine di partito, meglio se a scapito degli alleati.
L’ultimo frontale, suggellato da una telefonata di fuoco fra il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami e la forzista Licia Ronzulli, si è consumato sulla commissione Covid. Ennesimo capitolo di una guerra intestina che, nelle ultime settimane, non ha risparmiato neppure la Lega. Spaziando sui temi più vari, a riprova di quanto — al giro di boa di metà mandato — sia la sopportazione il sentimento prevalente nel centrodestra. Costretto a stare insieme, ma in disaccordo su tutto: dalla politica estera al fine vita, dal fisco alle modifiche sull’autonomia differenziata.
Ad accendere la miccia, la conferenza stampa convocata da FdI per denunciare «la gravissima colpa politica di Giuseppe Conte» nella gestione della pandemia. I capigruppo Bignami (per la Camera) e Lucio Malan (per il Sen…
Dispetti e sgambetti. Segna burrasca il barometro interno alla maggioranza di governo, ormai ostaggio dell’eterna gara a chi è più bravo a piantare bandierine di partito, meglio se a scapito degli alleati.
L’ultimo frontale, suggellato da una telefonata di fuoco fra il capogruppo di FdI Galeazzo Bignami e la forzista Licia Ronzulli, si è consumato sulla commissione Covid. Ennesimo capitolo di una guerra intestina che, nelle ultime settimane, non ha risparmiato neppure la Lega. Spaziando sui temi più vari, a riprova di quanto — al giro di boa di metà mandato — sia la sopportazione il sentimento prevalente nel centrodestra. Costretto a stare insieme, ma in disaccordo su tutto: dalla politica estera al fine vita, dal fisco alle modifiche sull’autonomia differenziata.
Ad accendere la miccia, la conferenza stampa convocata da FdI per denunciare «la gravissima colpa politica di Giuseppe Conte» nella gestione della pandemia. I capigruppo Bignami (per la Camera) e Lucio Malan (per il Senato) non avevano neanche finito di illustrare «lo scandalo» a loro dire emerso nella Bicamerale istituita per indagare sulle misure adottate per contrastare il Coronavirus — «Milioni di mascherine pagate e distribuite, pur non essendo idonee: c’è chi ha approfittato di questa drammatica emergenza per fare probabilmente affari» — che ecco arrivare l’affondo dei berlusconiani. Ferocissimo.
«Apprendiamo con sorpresa dalle agenzie che FdI sta tenendo una conferenza stampa per commentare l’andamento dei lavori della commissione Covid, tra l’altro anticipando come già accertati e conclusivi i contenuti di alcune audizioni fin qui svolte», attaccano Licia Ronzulli, Stefano Benigni e Annarita Patriarca, componenti azzurri dell’organismo parlamentare. «Vorremmo ricordare che questa è una commissione d’inchiesta, non uno strumento ad uso di un singolo gruppo politico», lo schiaffo, «chiamata a mantenere uno sguardo obiettivo, fare un’attività istruttoria e alla fine, dopo un’accurata riflessione, approvare una relazione». Che ancora non c’è. E dunque la fuga in avanti dei meloniani è quanto meno prematura. Sintomo della macroscopica diversità di vedute sui vaccini, che già a suo tempo li fece litigare: da un lato i forzisti, più che favorevoli, dall’altro i “fratelli”, insieme ai leghisti contrari, se non addirittura ostili.
Appena Bignami legge il comunicato va su tutte le furie. Afferra il telefonino e chiama Ronzulli. I toni si alzano. Ma la senatrice azzurra non si fa intimidire. «È una questione di metodo», contesta, accusando l’alleato di «scorrettezza», di avergliela fatta alle spalle. La conversazione si interrompe senza un saluto.
Una scena destinata a ripetersi. Non solo FI, giusto ieri, ha presentato alla Camera un ordine del giorno al decreto Milleproroghe, firmato da Paolo Emilio Russo, per riaffermare «come priorità di sanità pubblica gli obiettivi del calendario vaccinale e del Piano nazionale di prevenzione nazionale». Anche sul fine vita le posizioni restano distanti. Con quelli di FdI decisi a ostacolare le proposte di legge dormienti in Parlamento; i berlusconiani a spingere — insieme alle opposizioni — perché vengano calendarizzate e infine approvate, sulla scorta di quanto la Consulta chiede da anni.
Intanto il centrosinistra, che già sull’istituzione della commissione Covid aveva dato battaglia, convinto che la maggioranza l’avrebbe usata per vendicarsi, sale sulle barricate. «Comprendiamo la sorpresa di FI: tenere una conferenza stampa per commentare l’andamento dei lavori, tirando conclusioni ed emettendo giudizi politici, è indecente, al limite del delinquenziale», tuona il dem Francesco Boccia. «Una commissione d’inchiesta non può essere usata come una clava, fra l’altro attraverso audizioni di personaggi poco credibili, passati come ospiti alla festa di FdI». Durissimo pure il M5S: «Per la brama di attaccare Conte, i “fardelli” d’Italia finiscono per bacchettare Meloni, che nel 2020 aveva girato un video davanti al Colosseo per invitare i turisti in Italia, e spaccare la loro stessa maggioranza». Un autentico boomerang.