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Meloni prepara il blitz alla convention con Trump. Incontro teso con Salvini

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Il piano, studiato da giorni, prevedeva un video-collegamento di Giorgia Meloni al Cpac di Washington. Orario previsto: le 12 americane di sabato, le 18 in Italia. Nel giorno in cui si chiude la convention dei conservatori, ma soprattutto: nelle stesse ore in cui è attesa la partecipazione di Donald Trump all’evento. Nel pomeriggio di ieri, però, arriva la notizia: Emmanuel Macron e Keir Starmer saranno la prossima settimana alla Casa Bianca. Un trilaterale tra tre potenze atomiche, certo. Ma che comunque imbarazza e assomiglia a uno schiaffo, per chi doveva diventare il ponte tra Europa e Stati Uniti. Ecco perché la premier, a sera, accarezza una pazza idea: volare oltreoceano per partecipare al raduno ormai in mano al popolo “Maga”. Improbabile, forse anche meno: ma la tensione è talmente alta che nulla può essere escluso.

Un indizio lo fornisce a sera Italo Bocchino, volto televisivo del melonismo, amico di Palazzo Chigi. È lui, parlando a Otto e mezzo, a lasciare intendere di…

Il piano, studiato da giorni, prevedeva un video-collegamento di Giorgia Meloni al Cpac di Washington. Orario previsto: le 12 americane di sabato, le 18 in Italia. Nel giorno in cui si chiude la convention dei conservatori, ma soprattutto: nelle stesse ore in cui è attesa la partecipazione di Donald Trump all’evento. Nel pomeriggio di ieri, però, arriva la notizia: Emmanuel Macron e Keir Starmer saranno la prossima settimana alla Casa Bianca. Un trilaterale tra tre potenze atomiche, certo. Ma che comunque imbarazza e assomiglia a uno schiaffo, per chi doveva diventare il ponte tra Europa e Stati Uniti. Ecco perché la premier, a sera, accarezza una pazza idea: volare oltreoceano per partecipare al raduno ormai in mano al popolo “Maga”. Improbabile, forse anche meno: ma la tensione è talmente alta che nulla può essere escluso.

Un indizio lo fornisce a sera Italo Bocchino, volto televisivo del melonismo, amico di Palazzo Chigi. È lui, parlando a Otto e mezzo, a lasciare intendere di una «sorpresa» americana di Meloni in arrivo. Esistono d’altra parte ragioni diplomatiche a sconsigliare l’azzardo. La prima: lo staff dovrebbe riuscire a organizzare un incontro con il presidente Usa in poche ore. La seconda: lanciarsi in questa sfida significa anche esporsi con l’Europa, già fredda con la premier. Far infuriare Ursula von der Leyen, con cui deve comunque trattare. Subire il sorpasso del presidente francese, però, non era previsto. E può provocare scelte impreviste.

La situazione in cui si trova Meloni, d’altra parte, è complessa. Lo si capisce da alcuni dettagli. Uno risale a ieri. E coinvolge la premier e Matteo Salvini. I due leader si appartano, lasciando gli altri ministri attorno al tavolo del consiglio. Poco dopo, si unisce anche Giancarlo Giorgetti. Riunione improvvisata, ma lunga. Parlano della rottamazione delle cartelle, e non si mettono d’accordo. Ma alla premier interessa soprattutto altro: soffre terribilmente quanto sta accadendo attorno a Trump. Non sa come posizionarsi. L’imbarazzo è ormai quotidiano, il silenzio che ha scelto per difendersi quasi strutturale. Deve stare con l’Europa, ma non può rinnegare la strategia che l’ha portata fino all’Inauguration day. Dice allora al leghista: «Nessuno capisce davvero come finirà». Poi, riferiscono, aggiunge con tono fermo: «Cerchiamo di non sbilanciarci, come governo».

Pesa la partita dei dazi, oltre a Kiev. L’obbligata battaglia comune con l’Unione. «Teniamo un profilo basso — insiste, secondo quanto trapela — Fallo anche tu, è fondamentale. Non mettermi in difficoltà». Il vicepremier annuisce. Poco dopo esce davanti Palazzo Chigi, incrocia i cronisti. E ignora palesemente il consiglio: «Ho enorme stima di Trump — dice infatti — In poche settimane sta facendo più di Biden in quattro anni. Nell’interesse di tutti, a partire dall’Occidente, e quindi anche nostro».

Qualcosa si è inceppato: tenere in piedi trumpismo ed europeismo fa venire il mal di testa, ma Meloni deve provarci. Per dire: in queste ore è in contatto con il presidente del Consiglio Ue Antonio Costa, che sta organizzando un Consiglio europeo straordinario. Palazzo Chigi continua però a tacere su Trump, dettando personalmente una linea di cautela: vediamo le condizioni dell’accordo, prima è «inutile esporsi».

Equilibrismo. Che, tra l’altro, non può sostenere in eterno. Per adesso va comunque così, anche perché — ha spiegato ai due vicepremier nelle ultime ore — esiste un duplice rischio da scongiurare: quello legato alla sicurezza nazionale e alla stabilità del debito pubblico. Sono due fronti in cui l’Italia è esposta agli umori americani. E quindi, il wait and see afono su Kiev, il silenzio unico tra i leader occidentali viene giustificato con l’impossibilità di strappare apertamente — anche volendo, e non vuole — con gli Stati Uniti. L’Italia, è la tesi della premier, è troppo dipendente dagli Usa sulla difesa. E soffre conti pubblici talmente fragili da rischiare ritorsioni degli investitori dei grandi fondi americani, che possono in qualsiasi momento mandare in crisi il debito tricolore.

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