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Mulè: “Fine vita senza ipocrisie non ci sono vincoli di maggioranza. Da Marina un monito al partito”

GIORGIO MULE PRESIDENTE CAMERA DEI DEPUTATI 

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Intevista al vicepresidente di Montecitorio: “La Camera ha varato una proposta del Pd con i voti anche nostri nel marzo 2022. Poi si è arenata al Senato”
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«Si faccia una legge sul fine vita senza paura e senza ipocrisie». Il deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, condivide «il monito» di Marina Berlusconi, secondo la quale porre fine alla propria esistenza «con dignità» è «per i malati incurabili un diritto».

Nella maggioranza, ma anche in Forza Italia, ci sono posizioni e sensibilità diverse. Su che basi si può trovare un accordo?

«Sicuramente ci sono e ci saranno dissensi in Forza Italia, così come ci saranno anche posizioni nettamente diverse tra noi, la Lega e Fratelli d’Italia. Ma non c’è un vincolo di maggioranza sui temi etici perché questo, in particolare, è un tema che viene imposto dai tempi che viviamo».

Quindi la maggioranza si spacca?

«Fare la legge è un atto di responsabilità e ognuno voterà come crede, secondo la propria coscienza e non secondo le regole o la coscienza di partito».

Come interpreta le parole di Marina Berlusconi, che ha parlato anche di matrimoni gay? Sono un richiamo al parti…

«Si faccia una legge sul fine vita senza paura e senza ipocrisie». Il deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, condivide «il monito» di Marina Berlusconi, secondo la quale porre fine alla propria esistenza «con dignità» è «per i malati incurabili un diritto».

Nella maggioranza, ma anche in Forza Italia, ci sono posizioni e sensibilità diverse. Su che basi si può trovare un accordo?

«Sicuramente ci sono e ci saranno dissensi in Forza Italia, così come ci saranno anche posizioni nettamente diverse tra noi, la Lega e Fratelli d’Italia. Ma non c’è un vincolo di maggioranza sui temi etici perché questo, in particolare, è un tema che viene imposto dai tempi che viviamo».

Quindi la maggioranza si spacca?

«Fare la legge è un atto di responsabilità e ognuno voterà come crede, secondo la propria coscienza e non secondo le regole o la coscienza di partito».

Come interpreta le parole di Marina Berlusconi, che ha parlato anche di matrimoni gay? Sono un richiamo al partito affinché faccia di più?

«Le parole di Marina interrogano e sono un altro campanello che suona nella coscienza degli uomini e delle donne che si dicono liberi nella scelta e forti nella determinazione del loro pensiero. E non solo di Forza Italia. Bisogna seguire quella coscienza che oggi Marina rilancia e che già il padre aveva più e più volte rimarcato e sottolineato in occasione di altre discussioni su temi etici».

Quindi bisogna approvare la legge sul fine vita per rendere omaggio a Silvio Berlusconi?

«Ancora una volta sul fine vita io mi rifaccio a Silvio Berlusconi che sul tema sosteneva la necessità di conciliare l’etica della convinzione con quella della responsabilità. E aggiungeva: la vita è un bene che difendiamo e se è vero che il mondo cattolico ha molto da insegnarci su questo, è vero anche che l’intangibilità della persona è un valore non negoziabile anche per i laici».

Torniamo alle parole di Marina Berlusconi. Secondo le opposizioni, vuole commissariare Antonio Tajani. Che ne pensa?

«Questo discorso glielo appiccicano addosso quelli che vedono nelle sue parole un preannuncio di discesa in campo. Ma solo chi conosce la libertà e la storia di Marina sa che quelle parole interpellano i liberali in senso lato che non sono patrimonio esclusivo né del centrodestra né del centrosinistra».

Allora di cosa si tratta?

«Marina non è persona che le manda a dire quindi, se ci fosse stata una sorte di sfiducia nei confronti di Tajani, sarebbe stata chiara nelle parole. Leggere con gli occhiali della politica le sue frasi come se fossero un messaggio nella bottiglia significa non cogliere l’altezza e l’ampiezza delle sue riflessioni su Donald Trump come sul fine vita».

Quale sarà la proposta di Forza Italia sul fine vita?

«Prima di tutto dobbiamo uscire da un equivoco. Il fine vita non può essere paragonato a un fine pena mai, perché altrimenti la vita diventa una condanna. Dobbiamo discutere e sbrigarci sull’ultimo tratto che riguarda la vita delle persone».

In che modo?

«Dobbiamo ripartire dal concetto di uscire da una grande ipocrisia: in ogni famiglia italiana c’è un parente che è stato accompagnato, nell’ultimo tratto della vita, dalla volontà di evitare l’accanimento terapeutico. Per accompagnarlo alla morte gli sono state somministrate dosi di morfina ed è stato evitato di insistere su cure che di palliativo non avevano nulla».

La Cei ha detto che è meglio un dibattito in Parlamento che leggi regionali come ha fatto la Toscana. Come FI vi farete portavoce di questa istanza nella maggioranza?

«Il perimetro della legge c’è già e risiede nella sentenza della Consulta del 2019. Noi dobbiamo legiferare su questo partendo dal concetto che già la Camera ha approvato una legge del Pd con i voti anche di nostri nel marzo 2022. Poi si è arenata al Senato. Se lo stesso monsignor Paglia ha indicato come obbligato il percorso che parte dalla sentenza della Corte, non abbiamo più alibi».

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