Caso Delmastro, la difesa di Meloni: “Resti al suo posto”. Schlein: eversivi
Lorenzo De CiccoPrima, durante e dopo l’udienza che ha portato alla condanna di Andrea Delmastro, Giorgia Meloni scambia messaggini col suo sottosegretario alla Giustizia di continuo. Secondo alcune fonti di FdI, i due si sarebbero addirittura visti riservatamente nella serata di ieri. Certo è che a lettura avvenuta, la premier si sfoga privatamente col suo fedelissimo di Biella. Definisce la decisione dei giudici «vergognosa». E mette in atto il piano già concordato da settimane, perché i più, a via della Scrofa, davano l’esito processuale per scontato.
La premier diffonde allora, tramite il suo ufficio stampa, una nota che è una blindatura totale. Politica, personale. Meloni si dice «sconcertata per la sentenza di condanna del sottosegretario Delmastro, per il quale il pm aveva inizialmente richiesto l’archiviazione e successivamente l’assoluzione». Segue una stoccata ai magistrati: «Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione». Comunque, mette a verbale, «il sottoseg…
Prima, durante e dopo l’udienza che ha portato alla condanna di Andrea Delmastro, Giorgia Meloni scambia messaggini col suo sottosegretario alla Giustizia di continuo. Secondo alcune fonti di FdI, i due si sarebbero addirittura visti riservatamente nella serata di ieri. Certo è che a lettura avvenuta, la premier si sfoga privatamente col suo fedelissimo di Biella. Definisce la decisione dei giudici «vergognosa». E mette in atto il piano già concordato da settimane, perché i più, a via della Scrofa, davano l’esito processuale per scontato.
La premier diffonde allora, tramite il suo ufficio stampa, una nota che è una blindatura totale. Politica, personale. Meloni si dice «sconcertata per la sentenza di condanna del sottosegretario Delmastro, per il quale il pm aveva inizialmente richiesto l’archiviazione e successivamente l’assoluzione». Segue una stoccata ai magistrati: «Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione». Comunque, mette a verbale, «il sottosegretario Delmastro rimane al suo posto». Tutta FdI fa partire dichiarazioni di solidarietà in batteria, dai capigruppo Galeazzo Bignami e Lucio Malan, al numero uno dell’organizzazione, Giovanni Donzelli, coinvolto nel caso Cospito con Delmastro, che se la prende con «i togati rossi». Si espongono i ministri di FdI, da Francesco Lollobrigida a Tommaso Foti. Non era accaduto lo stesso, anzi, per il rinvio a giudizio della ministra del Turismo, Daniela Santanchè. Meloni, secondo fonti governative, l’ha spiegato così in privato: «Sono vicende diverse, quella di Delmastro è una sentenza che riguarda la sua attività politica, per Santanchè è una vicenda privata».
Il primo a parlare, nell’esecutivo, è il guardasigilli Carlo Nordio, che si professa «disorientato e addolorato», per poi assicurare che con Delmastro «continueremo a lavorare per le indispensabili e urgenti riforme della giustizia». Della sentenza su Delmastro, Nordio discute anche con la premier a Palazzo Chigi. Secondo due fonti di governo, però, il nocciolo della discussione sarebbe un altro: il caso Paragon. Cioè la versione fornita dal ministro in Aula l’altro ieri, che ha smentito il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Alfredo Mantovano. Un intervento che ha creato nervosismo, a Chigi. Si cerca allora di correggere le contraddizioni, in vista della mozione di sfiducia contro Nordio di martedì.
Santanchè non dichiara pubblicamente, ma parlando coi collaboratori manda la sua «solidarietà» al sottosegretario condannato e si dice «molto dispiaciuta». Certo, la “Pitonessa” non può non avere notato la differenza di trattamento del suo partito (e della premier). È anche vero però che i più critici nel suo partito adesso avranno più difficoltà a chiederle di «valutare» il passo indietro, visto che la ministra è solo rinviata a giudizio, appunto per i suoi vecchi affari da imprenditrice, mentre Delmastro è condannato per un atto legato alle sue funzioni. FdI difenderà alla fine Santanchè in Aula, martedì prossimo, quando sarà messa ai voti la mozione di sfiducia contro la “Pitonessa”.
Su Delmastro interviene anche il vicepremier forzista Antonio Tajani, che si lancia in un collegamento tra la condanna e la separazione delle carriere. «La sentenza appare priva di fondamento, è una scelta politica, un segnale contro la riforma della giustizia. Delmastro rimanga al suo posto». Fino a notte, nulla dichiara l’altro vicepremier, Matteo Salvini: per la Lega interviene solo l’altro sottosegretario alla Giustizia, Andrea Ostellari.
Dall’altro lato della barricata, quasi tutta l’opposizione chiede le dimissioni di Delmastro. È Meloni che «lo deve far dimettere», attacca la segretaria del Pd Elly Schlein, la quale bolla come «tecnicamente eversive» le reazioni alla sentenza della premier, di Bignami e dello stesso Delmastro. Anche il presidente del M5S, Giuseppe Conte, indica la premier come «la principale colpevole di questo grave andazzo: Meloni chiedeva le dimissioni di tutti dall’opposizione e ha perso la coerenza a Colle Oppio. Ora ha solo poltrone piene di colla per i suoi amichetti». Il leader di Italia Viva, Matteo Renzi, si mostra garantista sulla sentenza, ma parla di «Repubblica delle banane» aggiungendo che «uno come Delmastro non merita di stare al governo per quello che dice, non per le condanne». Per Angelo Bonelli di Avs, firmatario dell’esposto da cui è partita l’inchiesta, «la destra non ha rispetto delle istituzioni e ha sfruttato il proprio ruolo per divulgare segreti e colpire l’opposizione».