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Conte e i 5S scelgono Trump: “Errore scommettere su Kiev”

Il presidente del Movimento 5 Stelle (M5s) Giuseppe Conte durante l’evento ’“Lotta alle disuguaglianze, contrasto alla povertà e politiche di welfare. il ruolo dei sistemi fiscali”, iniziativa pubblica organizzata da Oxfam, ICRICT e NENS sul ruolo dei sistemi fiscali nel contrasto alle disuguaglianze, presso l’Istituto dell'Enciclopedia Italiana Treccani, Roma, 14 febbraio 2025. ANSA/ANGELO CARCONI (ansa)

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I dem contro l’alleato. Gori: “Con lui non siamo più credibili”. Calenda: “Rompete”
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La politica estera, le armi, il conflitto tra Russia e Ucraina agitano il campo progressista ormai in modo dirompente. Giuseppe Conte è sempre più convinto della sua teoria: «Un errore scommettere sulla vittoria militare di Kiev contro Putin e la Russia» inviando aiuti.

Ospite della trasmissione Dritto e rovescio su Rete4, il presidente M5s rilancia e torna sulle sue parole del giorno prima quando, a favor di telecamere e convocando i giornalisti di fronte Montecitorio, aveva lodato Donald Trump per aver «smascherato tutta la propaganda bellicista dell’Occidente sull’Ucraina». Quindi insiste dicendo che «sulla guerra il governo è stato un completo fallimento» e Giorgia Meloni avendo perso «la scommessa della vittoria dovrebbe dimettersi». Più in generale l’ex premier accusa tutti coloro che, in Parlamento, votando a favore dell’invio delle armi in Ucraina «hanno voluto un’escalation militare folle». Il riferimento è anche ai suoi presunti compagni di strada che, se fino a qualche gi…

La politica estera, le armi, il conflitto tra Russia e Ucraina agitano il campo progressista ormai in modo dirompente. Giuseppe Conte è sempre più convinto della sua teoria: «Un errore scommettere sulla vittoria militare di Kiev contro Putin e la Russia» inviando aiuti.

Ospite della trasmissione Dritto e rovescio su Rete4, il presidente M5s rilancia e torna sulle sue parole del giorno prima quando, a favor di telecamere e convocando i giornalisti di fronte Montecitorio, aveva lodato Donald Trump per aver «smascherato tutta la propaganda bellicista dell’Occidente sull’Ucraina». Quindi insiste dicendo che «sulla guerra il governo è stato un completo fallimento» e Giorgia Meloni avendo perso «la scommessa della vittoria dovrebbe dimettersi». Più in generale l’ex premier accusa tutti coloro che, in Parlamento, votando a favore dell’invio delle armi in Ucraina «hanno voluto un’escalation militare folle». Il riferimento è anche ai suoi presunti compagni di strada che, se fino a qualche giorno fa ragionavano su una possibile piazza comune contro l’esecutivo e le sue politiche economiche, adesso prendono le distanze.

Lo fa l’europarlamentare del Pd Giorgio Gori, dell’area riformista, che sembra rivolgersi anche lui, come aveva fatto la collega Pina Picierno, alla segretaria Elly Schlein: «Quale politica estera pensiamo di condividere con Conte? Quale posizionamento internazionale? Come potremmo essere credibili di fronte agli italiani?».

Anche perché i parlamentari M5s delle commissioni Difesa di Camera e Senato hanno accusato l’Ucraina di compiere attacchi esplosivi in Italia come quello contro la petroliera Seajewel davanti alle coste liguri. Secondo i parlamentari sarebbe «di stampo terroristico e ricalca attacchi simili condotti contro le cosiddette petroliere-ombra che contrabbandano greggio russo, attacchi per cui è apparsa molto probabile la posta ucraina».

Anche la forza più vicina alle posizioni del Movimento sulla politica estera, cioè Avs, ammonisce Conte: «Di fronte a chi vuol far passare Trump come pacifista viene solo un sorriso assai amaro», dice il segretario di Sinistra italiana Nicola Fratoianni. Mentre da Carlo Calenda di Azione arriva un ultimatum ai vertici dem: «Solo se il Pd avrà il coraggio di rompere con i Cinque stelle si potranno trovare convergenze».

La segretaria non si è ancora pronunciata, ma in tanti nel partito le lanciano segnali. “È del tutto evidente che» quello che ha detto Trump «sia vergognoso», sottolinea il senatore e tesoriere Pd Michele Fina, citando il responsabile Esteri del partito, Giuseppe Provenzano, che sui social aveva parlato di «frasi vergognose» e «insulti di Trump contro l’Europa, contro la verità». Conte non ci sta e ribatte: «Mi accusano un giorno di essere filo-trumpiano, un altro filo-putinano o filo-cinese. Ma il coraggio della verità ce lo abbiamo?».

Dall’esponente del Pd Goffredo Bettini, su Avvenire, arriva però un appello a «mantenere, nel campo progressista, un clima civile di rispetto: Pina Picierno non è una “infiltrata fascista”», come era stata definita dall’europarlamentare Pedullà, «e Conte non è la stampella di Putin».

Tuttavia, agli occhi di molti, sembra che lo stesso Conte, che aveva proposto la piazza unitaria, ora abbia voglia di sabotarla mettendo mine sul campo largo.

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