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Ddl intercettazioni, lo scontro si allarga. Il Pd: nessuno del ministero della Giustizia in aula

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio 

 (ansa)

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È il day after di Delmastro condannato. D’Orso (M5s) attacca: “Con questo disegno di legge volete favorire amici e potenti, questo è l’obiettivo vero”
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È il day after di Delmastro condannato (a otto mesi, e in primo grado) e per il governo non c’è niente di meglio che cominciare la discussione sul ddl intercettazioni, in aula, con un avvertimento. “Il tempo in cui la magistratura condizionava il potere politico è finito, fatevene una ragione. Andremo avanti e porteremo a casa anche il limite alle captazioni, perché la discrezionalità del pm non può diventare arbitrio”. Parole della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Matilde Siracusano, Fi, chiudendo in aula la discussione sul provvedimento che mette il limite dei 45 giorni alle captazioni: paletti che hanno suscitato la contrarietà di tutti i maggiori procuratori italiani, e che peseranno anche su reati gravissimi, dall’omicidio (non di mafia) ai sequestri di persona, dalla corruzione ai maltrattamenti sui fragili. La deroga è prevista solo per reati di criminalità organizzata e terrorismo, mentre ad oggi cadono sotto la tagliola anche quelli del femminicidio e delle viol…

È il day after di Delmastro condannato (a otto mesi, e in primo grado) e per il governo non c’è niente di meglio che cominciare la discussione sul ddl intercettazioni, in aula, con un avvertimento. “Il tempo in cui la magistratura condizionava il potere politico è finito, fatevene una ragione. Andremo avanti e porteremo a casa anche il limite alle captazioni, perché la discrezionalità del pm non può diventare arbitrio”. Parole della sottosegretaria alla Presidenza del Consiglio, Matilde Siracusano, Fi, chiudendo in aula la discussione sul provvedimento che mette il limite dei 45 giorni alle captazioni: paletti che hanno suscitato la contrarietà di tutti i maggiori procuratori italiani, e che peseranno anche su reati gravissimi, dall’omicidio (non di mafia) ai sequestri di persona, dalla corruzione ai maltrattamenti sui fragili. La deroga è prevista solo per reati di criminalità organizzata e terrorismo, mentre ad oggi cadono sotto la tagliola anche quelli del femminicidio e delle violenze da codice rosso, per i quali il governo ha solo annunciato un successivo decreto ad hoc. “Non ci faremo intimidire dalla magistratura, non ci fermeremo nonostante mezzo governo sia indagato, nonostante le condanne politiche, nonostante gli scioperi delle toghe”, scandisce la sottosegretaria. Mostrare i muscoli, ma non la faccia. I banchi dell’esecutivo, Siracusano a parte, sono infatti vuoti.

Dal Pd, Andrea Casu, punta il dito: “Oggi in aula non c’è nessun membro del ministero della Giustizia. Evidentemente quello di Via Arenula non è più la sede del ministero, ma lo studio degli avvocati del sottosegretario Delmastro”. Da Fdi replicano: “Le sentenze non si commentano, sebbene alcune si commentino da sole, ma piuttosto si appellano. MI viene da pensare che le iene restano iene e i leoni restano leoni”, interviene il meloniano Giandonato la Salandra. Che poi, difendendo il tetto dei 45 giorni alle captazioni, dice: “Ricordiamoci che le intercettazioni sono mezzo di ricerca della prova e non strumento di ricerca del reato". Si infiamma lo scontro sul merito del ddl che “rischia di compromettere” – come dalle poche audizioni consentite , e solo al Senato, da parte dei pm alla guida di Procura importanti – importanti inchieste che riguardano anche colletti bianchi oltre che fatti di violenza efferata. Per non parlare dei latitanti: basta tacere, sottolineano gli inquirenti, per i primi 45 giorni e poi i criminali avranno fondate speranze di impunità.

La Salandra da FdI offre la sua idea della dialettica processuale: “La qualità della giustizia si misura dalle condanne, se le indagini sono fatte bene si arriva sempre a condanna. Il pm non può fare a meno di qualunque limite e procedere ad libìtum”. Poco dopo corretto dalla collega del M5s, Carla Giuliano: “Ad lìbitum, si dice. Se vogliamo citare il latino almeno facciamolo bene, ma il danno che arrecate è ben più grave e riguarda lo smantellamento dell’azione di contrasto ai criminali. Ormai vediamo da decenni che i colletti bianchi e l’economia inquinata procedono con aerei, tecnologie sofisticate, messaggi criptati. Mentre voi volete uno Stato che combatta con sassolini e fionda”.

Valentina D'Orso, capogruppo M5S, incalza: “Con questo ddl volete favorire amici e potenti, questo è l’obiettivo vero. Avremo il colpo del ko definitivo per le intercettazioni, perirà la maggior parte delle indagini su tantissimi reati gravi e gravissimi ma è l'ultimo atto di un percorso di demolizione normativa e culturale iniziato subito con l'insediamento del ministro Nordio”. Fu lui a dire, ricorda la deputata, “che le intercettazioni sono uno spreco di denaro pubblico, affermazione nettamente smentita dai dati ufficiali del suo stesso ministero, secondi i quali le intercettazioni sono numericamente in calo da un decennio, e dal fatto che costano circa 170 milioni a fronte di sequestri e confische ottenuti grazie ad esse che portano miliardi di euro nelle casse dello Stato. Come dimenticare la sua tristemente celebre frase: ‘i veri mafiosi non parlano al telefono'? Peccato che poco dopo il boss Matteo Messina Denaro sia stato arrestato anche grazie alle intercettazioni”. Rincara la collega pentastellate, Stefania Ascari: “Il vostro vero obiettivo è impedire inchieste rigorose, complete: dovreste avere il coraggio almeno di spiegare ai cittadini perché state togliendo istanze di giustizia alle vittime di gravissime condotte, e perché state indebolendo persino i presìdi della difesa per gli indagati”.

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