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Quando Meloni chiedeva le dimissioni per gli indagati di centrosinistra: ora è colpa dei magistrati

Quando Meloni chiedeva le dimissioni per gli indagati di centrosinistra: ora è colpa dei magistrati

Nel 2013 dal caso Josefa Idem del governo Letta a Annamaria Cancellieri coinvolta nella vicenda Ligresti fino alla ministra Guidi di Renzi: la premier all’opposizione scatenata contro gli avversari

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Giugno 2013, sul caso Idem: “Sono certa della buona fede della Idem ma le dimissioni sarebbero auspicabili. Serve atto di responsabilità: la politica deve dare l’esempio”. Pochi mesi dopo, sempre 2013, sulla ministra Cancellieri coinvolta nel caso Ligresti: “Il suo comportamento è stato totalmente inopportuno, credo che il ministro non abbia più la possibilità di avere un mandato pieno». Giugno 2015, arrivano gli avvisi di garanzia per Mafia Capitale e Giorgia Meloni parla ancora prima di leggere le carte: “Ignazio Marino si dimetta e lasci liberi i romani”. E ancora. Aprile 2016, inchiesta Tempa Rossa: “Ogni giorno emerge un nuovo conflitto di interessi. Non si deve dimettere il ministro Guidi ma l’intero governo Renzi”. Dicembre 2017, sul caso banca Etruria: “Boschi si sarebbe già dovuta dimettere. Lei e tutto il governo”.

C’è stata anche una Meloni giustizialista. Sempre pronta a chiedere dimissioni di ministri ed esponenti del Pd indagati o solo sfiorati da indagini giudiziarie. Post, interventi in Parlamento, dirette Facebook, video su Youtube, dichiarazioni stampa. L’ardore dei tempi in cui era “solo” la presidente di Fratelli d’Italia è però adesso un lontano ricordo. Quello zelo sparito. Attendista e inerme sul caso della “sua” ministra Santanchè rinviata a giudizio e assediata dalle opposizioni, la premier ora blinda pure il “suo” sottosegretario Delmastro appena condannato a 8 mesi. “Sconcertata per la sentenza. Mi chiedo se il giudizio sia realmente basato sul merito della questione. Delmastro rimane al suo posto” sentenzia la premier. E in rete e tra le opposizioni si scatenano i commenti: “Brava Meloni a chiedere le dimissioni. Degli altri”.

Come si cambia, verrebbe in effetti da dire. All’opposizione scatenata contro gli indagati di centrosinistra, ministri o amministratori che fossero. Ora che è al governo nessun indagato della sua maggioranza deve fare passi indietro. Pensare che un tempo Meloni non aspettava nemmeno chissà quali dettagli giudiziari, per partire all’attacco: nel 2017 il ministro dello sport Luca Lotti, Pd, fu coinvolto nell’inchiesta Consip – poi sarà assolto - ma l’allora presidente di FdI non attese di «valutare a valle» la situazione e appoggiò subito l’idea di una «mozione di sfiducia». Nel 2016 giudicò «dimissioni doverose» quelle di Federica Guidi, ministra dello sviluppo economico nell’allora governo Renzi, colpita dall’inchiesta sul petrolio in Basilicata, che poi finirà in un nulla di fatto. Nel 2013 pretese le dimissioni per due ministri. Quelle di Annamaria Cancellieri, coinvolta nella vicenda Ligresti per le sue telefonate ai familiari del costruttore. E quelle di Josefa Idem, ministra alle Pari opportunità del governo Letta, al centro delle polemiche dopo un accertamento disposto dal comune di Ravenna che le contestava l’Ici non pagata per quattro anni e delle irregolarità edilizie. Tempi andati: oggi è tutta colpa dei magistrati.

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