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“Russi fuori dall’Ucraina”. Solo Pd e centristi nelle piazze, il centrodestra le diserta

(ansa)

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Nessun esponente del Movimento e di Avs nelle mobilitazioni da Roma a Milano
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ROMA — Dodici piazze da Nord a Sud al grido di «assassini russi fuori dall’Ucraina». Bandiere blu e gialle sventolano lungo i percorsi, e striscioni con scritto «libertà ai difensori di Mariupol» e «dispersi in guerra: la speranza che non svanisce mai» sono il simbolo di questi tre anni trascorsi dall’invasione di Vladimir Putin. La comunità ucraina ha ricordato l’anniversario con cortei in tutta Italia.

A tre anni dalla guerra in Ucraina

Cortei che la maggioranza ha disertato, mentre le opposizioni si sono divise. La premier Giorgia Meloni, tramite il suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio ha inviato un messaggio, letto dagli organizzatori, per «rendere omaggio all’eroica resistenza del popolo ucraino» perché «sostenere l'…

ROMA — Dodici piazze da Nord a Sud al grido di «assassini russi fuori dall’Ucraina». Bandiere blu e gialle sventolano lungo i percorsi, e striscioni con scritto «libertà ai difensori di Mariupol» e «dispersi in guerra: la speranza che non svanisce mai» sono il simbolo di questi tre anni trascorsi dall’invasione di Vladimir Putin. La comunità ucraina ha ricordato l’anniversario con cortei in tutta Italia.

A tre anni dalla guerra in Ucraina

Cortei che la maggioranza ha disertato, mentre le opposizioni si sono divise. La premier Giorgia Meloni, tramite il suo consigliere diplomatico Fabrizio Saggio ha inviato un messaggio, letto dagli organizzatori, per «rendere omaggio all’eroica resistenza del popolo ucraino» perché «sostenere l'Ucraina significa sostenere la difesa della libertà».

Il Pd con una delegazione guidata dal responsabile esteri Giuseppe Provenzano, Azione con il leader Carlo Calenda collegato da Odessa, Italia viva e + Europa hanno partecipato alle manifestazioni mentre M5s e Avs, contrari all’invio degli aiuti militari a Kiev, non hanno aderito.

Tra primi a parlare dal palco di Roma montato in piazza dell’Esquilino è il dem Provenzano con accanto Cecilia D’Elia, Filippo Sensi, Andrea Casu, Lia Quartapelle e Beatrice Lorenzin. Presente anche Pier Ferdinando Casini. «Il tempo che è passato non rende l’aggressore meno aggressore e l’aggredito meno aggredito», dice il responsabile esteri del partito: «Di fronte al ribaltamento della realtà fatto da Trump noi abbiamo il dovere di rinnovare le ragioni per cui siamo dalla parte dell’Ucraina. La pace è il primo desiderio dell’Ucraina ma ciò non significare una resa». Quindi aggiunge che «adesso dobbiamo sostenere il popolo ucraino per far valere i negoziati per una pace giusta e sicura». Nel frattempo a Napoli in piazza del Plebiscito viene srotolata una lunghissima bandiera e in piazza Santa Croce a Firenze l’eurodeputato Dario Nardella ribadisce che «una pace giusta non può essere scritta dall’invasore».

Pesano le parole del presidente degli Stati Uniti che nei giorni scorsi ha definito Volodymyr Zelensky «un dittatore mai eletto» che «ha convinto gli Stati Uniti d’America a spendere 350 miliardi di dollari» per entrare in una guerra che non avrebbe potuto vincere. Per questo il senatore del Pd Filippo Sensi mette l’accento su quanto sia «un brutto segnale non vedere nessuno dei partiti della maggioranza in piazza. Serve unità».

Da Odessa si collega Calenda: «Mi dispiace non essere con voi oggi ma sono in Ucraina perché qui si capirà se l’Europa cade, se l’Occidente cade o no. L’ho pensato dal primo giorno dell’aggressione russa e oggi lo penso ancora di più». E poi ancora: «Sono desolato da quello che vedo negli Stati Uniti, dove un gruppo di affaristi prende per la gola un popolo di eroi e combattenti. Sono desolato per quello che vedo anche in Europa e talvolta in Italia, per l’incapacità di prendere una posizione ferma, forte, netta».

Il segretario Riccardo Magi di +Europa sottolinea che bisogna «continuare a sostenere militarmente il popolo ucraino per fermare questo imperialismo sanguinario di Putin che deve preoccupare tutta l’Europa, perché, come ha detto il presidente Mattarella, la sicurezza dell’Ucraina è la sicurezza dell’intera Europa». Poi dal palco un’altra critica alla premier Meloni «che tiene in piedi un equilibrismo che non si sa quanto potrà durare tra la vicinanza all’Ucraina e all’Europa e la vicinanza all’amministrazione Trump che sta impostando una pace imperiale che esclude il Paese aggredito dal negoziato e prepara nuove guerre».

Per Italia Viva è presente Maria Elena Boschi: «Difendere l’Ucraina significa difendere anche i nostri valori. Meloni, invece, è stata prima accanto a Putin, poi accanto a Zelensky, ora accanto a Trump».

Da palco di Milano, unica città dove sono presenti esponenti di destra, parla il consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Marco Bestetti: «Ricordo che il governo ha sempre espresso chiaramente qual è la posizione dell’Italia, Meloni ha chiamato la Russia per quello che è: un violento aggressore». Ma la comunità ucraina, radunata nelle piazze, non è convinta di ciò, teme il vento che soffia negli Stati Uniti stia arrivando in Italia.

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