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Santanchè e Nordio, doppio scontro domani in aula: al centro le mozioni di sfiducia

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Lui blindato, lei avvertita: al prossimo rinvio a giudizio la ministra sarebbe costretta a gettare la spugna
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Armi affilate alla vigilia del doppio scontro, in aula, contro i ministri Carlo Nordio e Daniela Santanchè. Mancano solo ventiquattro ore alle rispettive mozioni di sfiducia – di tenuta molto diversa, ma di analogo esito – entrambe fissate per domani, martedì, alla Camera. Nel mirino delle opposizioni: il Guardasigilli per i clamorosi buchi neri del caso Almasri, e la ministra del Turismo per il peso dei suoi molteplici guai giudiziari. Ma mentre per Nordio al mattino difficilmente si andrà oltre la discussione generale, al pomeriggio è previsto il voto (salvo altre rocambolesche fughe) per Santanchè. La quale punta i piedi e conta, almeno per ora, di parare i colpi grazie alla levata di scudi issata intorno ad Andrea Delmastro, il sottosegretario alla giustizia condannato a 8 mesi, fedelissimo della premier.

Un pressing stringente del centrosinistra, in formazione mediamente più compatto (solo Azione di Calenda si è sfilato dalla sfiducia per il Guardasigilli) che punta però all…

Armi affilate alla vigilia del doppio scontro, in aula, contro i ministri Carlo Nordio e Daniela Santanchè. Mancano solo ventiquattro ore alle rispettive mozioni di sfiducia – di tenuta molto diversa, ma di analogo esito – entrambe fissate per domani, martedì, alla Camera. Nel mirino delle opposizioni: il Guardasigilli per i clamorosi buchi neri del caso Almasri, e la ministra del Turismo per il peso dei suoi molteplici guai giudiziari. Ma mentre per Nordio al mattino difficilmente si andrà oltre la discussione generale, al pomeriggio è previsto il voto (salvo altre rocambolesche fughe) per Santanchè. La quale punta i piedi e conta, almeno per ora, di parare i colpi grazie alla levata di scudi issata intorno ad Andrea Delmastro, il sottosegretario alla giustizia condannato a 8 mesi, fedelissimo della premier.

Un pressing stringente del centrosinistra, in formazione mediamente più compatto (solo Azione di Calenda si è sfilato dalla sfiducia per il Guardasigilli) che punta però all’obiettivo vero: spingere Giorgia Meloni a dare risposte, a non sottrarsi ancora al “premier time”, richiesta di chiarimenti formalizzata venerdì scorso, in una lettera al presidente del Senato La Russa, da parte dei presidenti dei gruppi di Palazzo Madama. Incipit della comunicazione: “Ogni giorno avvenimenti, fatti, circostanze, eventi politici di crescente gravità, spesso accompagnati da commenti e dichiarazioni che non rispettano la correttezza istituzionale, gettano il Paese nell’incertezza e nello sgomento”, firmato Francesco Boccia (Pd), Stefano Patuanelli (M5S), Enrico Borghi (Iv), Peppe De Cristofaro (Avs). Decisione che arriva dopo che la stessa Schlein aveva parlato di “latitanza” di Meloni, dopo bugie e contraddizioni che ormai da mesi vedono silente la presidente del Consiglio, dal caso del generale libico presunto torturatore riconsegnato al suo Paese (in barba al mandato d’arresto internazionale), fino allo spionaggio illecito consumato ai danni di giornalisti e attivisti.

Un banco di prova dall’esito abbastanza scontato. Ma con una differenza: i destini dei due ministri appaiono separati. Nordio arriva alla mozione sicuro della blindatura della maggioranza e di Meloni, superata in apparenza anche la recente e riservatissima strigliata ricevuta dalla premier sul “fuoriprogramma” tenuto dal ministro della Giustizia, quando alla Camera ha escluso la polizia penitenziaria dal sospetto che fosse minimamente implicata nella vicenda Paragon, sconfessando Mantovano che aveva appena posto il “segreto”. Copertura totale, insomma, anche se Nordio ne ha lasciate di matasse da sbrogliare : per il caso Almasri risulta a Roma indagato per omissione d’atto d’ufficio , oltre che per favoreggiamento (proprio come Meloni, il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi e il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano) ed anche in Europa è sul banco degli imputati, dopo che la Procura dell’Aia ha chiesto il deferimento dell’Italia alla Corte penale internazionale per le inadempienze di via Arenula, rispetto ai doveri di collaborazione ed esecuzione che si impongono di fronte ad un mandato di arresto internazionale.

Da parte sua la stessa Santanchè resisterà, con ogni probabilità, anche a questa sfiducia: fu respinta anche quella presentata contro di lei il 4 aprile 2024 , anche allora però i banchi di FI e Lega furono particolarmente vuoti. E’ stato il M5s a depositare la mozione per “inopportunità politica e gravità della condotta”, dopo che la ministra è stata rinviata a giudizio il 17 gennaio scorso, nell’ambito del caso Visibilia, per falso in bilancio. “Venite a sentire la mia verità, io ho la coscienza a posto”, ha promesso anche stavolta, e non molla, “perché dovrei dimettermi?”. La ministra del Turismo sa bene che i colleghi del centrodestra non faranno a gara per alzarsi nell’emiciclo con dichiarazioni in sua difesa. E soprattutto è consapevole, nonostante il legame a doppio filo e la protezione di La Russa, che il suo futuro politico dipende anche dalla prossima udienza, che riguarda l’altra grave accusa di truffa ai danni dell’Inps: inizio 26 marzo, potrebbe chiudersi entro maggio. Secondo l'accusa, il suo gruppo avrebbe incassato i contributi della cassa integrazione Covid ,a zero ore, per 13 dipendenti, tenuti invece al lavoro in smartworking. Un danno di oltre 126 mila euro.

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