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La rabbia di Santanchè alla Camera: “Amo la vita, deciderò io se dimettermi”

(ansa)

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La replica della ministra alla mozione di sfiducia delle opposizioni: “Il mio numero lo avete usato anche voi”
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ROMA - Resiste, resta in piedi, si dice perfino “pentita” di quando chiedeva dimissioni per tutti. «Sì, non ridete si, cosa c’è da ironizzare», finge stupore Daniela Santanchè, mentre tutta la minoranza rumoreggia sui banchi, durante l’ultima parte della discussione che precede il voto sulla mozione di sfiducia che pende sulla sua testa .Ma la ministra del Turismo FdI sa benissimo che questo può essere l’ultimo giro. Difatti scandisce, alla fine: sul caso Inps e sulla presunta truffa aggravata ai danni dello Stato, «so che continuerete con attacchi strumentali e io dovrò fare delle riflessioni. Ma state sicuri, lo farò da sola senza pressioni, e per il rispetto che devo alla presidente del Consiglio». Il debito è assunto, il patto sottostante si fa esplicito: la destra salverà la ministra legata a doppio filo a La Russa questa volta, ma vuole che si sappia che sarà l’ultimo regalo tra alleati. Ancora qualche mese e di fronte al possibile – forse imminente - rinvio a giudizio per le ac…

ROMA - Resiste, resta in piedi, si dice perfino “pentita” di quando chiedeva dimissioni per tutti. «Sì, non ridete si, cosa c’è da ironizzare», finge stupore Daniela Santanchè, mentre tutta la minoranza rumoreggia sui banchi, durante l’ultima parte della discussione che precede il voto sulla mozione di sfiducia che pende sulla sua testa .Ma la ministra del Turismo FdI sa benissimo che questo può essere l’ultimo giro. Difatti scandisce, alla fine: sul caso Inps e sulla presunta truffa aggravata ai danni dello Stato, «so che continuerete con attacchi strumentali e io dovrò fare delle riflessioni. Ma state sicuri, lo farò da sola senza pressioni, e per il rispetto che devo alla presidente del Consiglio». Il debito è assunto, il patto sottostante si fa esplicito: la destra salverà la ministra legata a doppio filo a La Russa questa volta, ma vuole che si sappia che sarà l’ultimo regalo tra alleati. Ancora qualche mese e di fronte al possibile – forse imminente - rinvio a giudizio per le accuse relative agli indebiti contributi incamerati, Santanchè sarà costretta a fare le valigie. Non a caso la rivelazione arriva nella coda della sua replica.

Dopo che la ministra ha variato per circa 45 minuti toni e temi: da instancabile titolare del Turismo a Miss Billionaire, da Pitonessa «che ama la vita» a esemplare vittimista, «perché io so chiedere scusa, ma tanto per voi rappresento sempre e solo il male, sono l’emblema di tutto ciò che voi detestate, il lusso, i tacchi 12. Ecco, sì anche le collezioni di borse. Che non rinnego». Così entra nell’emiciclo persino la polemica sulle Hermès che la oppone ormai alla “nemica” Pascale.

“Io mi difenderò nel processo, perché ho fiducia: la gran parte dei magistrati sono persone perbene”, concede quindi la ministra, rinviata a giudizio per il falso in bilancio nell’inchiesta su Visibilia. Ma, avverte, «io non ci sto a subire l’ergastolo mediatico». Ancora brusìo e risate. Così lei si appella alla «Costituzione che voi a sinistra citate lodate e non rispettate», ricorda dell’articolo della carta che impone la presunzione di innocenza, elenca le storie di altre presunte vittime di processi poi finiti in assoluzioni (alcune delle quali lontanissime da lei): «Vedi Vasco Errani, Antonio Bassolino, Simone Uggetti , Mario Mantovano, Matteo Renzi, Armando Siri…».Chiude con un tocco di perfido avvertimento, la pitonessa: «Sono quella che avete sempre messo all’indice - accusa rivolta alle opposizioni - Ma il mio numero di telefono è lo stesso che anche voi, a volte, avete usato. E mi fermo qui perché sono una signora».

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