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Tajani contro Salvini: “Inconciliabili con Afd”. La premier sente Merz

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Maggioranza divisa. Schlein: “Il voto tedesco dimostra che la destra è forte ma non imbattibile”
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Giusto una telefonata obbligata al futuro cancelliere Fridrich Merz, com’è prassi fra capi di governo. Comunicata a sera da una nota formale di Palazzo Chigi per confermare le «già eccellenti relazioni bilaterali» ed esprimere «la disponibilità» a lavorare insieme «per rafforzare la sicurezza, rilanciare la competitività dell’Europa, affrontare le sfide comuni, a partire dal contrasto all’immigrazione illegale». Un commento essenziale.

Per un giorno Giorgia Meloni sveste i panni della leader di partito: proprio lei che in passato — quando la destra avanzava, a qualunque latitudine — intonava la grancassa per celebrare la vittoria della sua parte politica. Suonata invece a volume altissimo da alcuni dei suoi sodali oltreconfine: l’ungherese Viktor Orbán si è subito congratulato con Weidel su X «per aver raddoppiato i voti dell’Afd». Il portavoce di Vox, i “neri” di Spagna capitanati dal confratello Santiago Abascal, l’ha salutata come «unica speranza per la Germania». Per non pa…

Giusto una telefonata obbligata al futuro cancelliere Fridrich Merz, com’è prassi fra capi di governo. Comunicata a sera da una nota formale di Palazzo Chigi per confermare le «già eccellenti relazioni bilaterali» ed esprimere «la disponibilità» a lavorare insieme «per rafforzare la sicurezza, rilanciare la competitività dell’Europa, affrontare le sfide comuni, a partire dal contrasto all’immigrazione illegale». Un commento essenziale.

Per un giorno Giorgia Meloni sveste i panni della leader di partito: proprio lei che in passato — quando la destra avanzava, a qualunque latitudine — intonava la grancassa per celebrare la vittoria della sua parte politica. Suonata invece a volume altissimo da alcuni dei suoi sodali oltreconfine: l’ungherese Viktor Orbán si è subito congratulato con Weidel su X «per aver raddoppiato i voti dell’Afd». Il portavoce di Vox, i “neri” di Spagna capitanati dal confratello Santiago Abascal, l’ha salutata come «unica speranza per la Germania». Per non parlare di Musk: «A questo ritmo l’Afd sarà il partito di maggioranza alle prossime elezioni. È solo questione di tempo», la profezia del patron di Tesla.

Non poteva fare altrimenti, la premier. Sa bene che la sua coalizione è spaccata in tre. Per questo non ha potuto, né voluto esporsi: pena, l’entrata in rotta di collisione con uno o l’altro dei suoi alleati. FI è ostile ai neonazi tedeschi; la Lega a favore; FdI sta nel mezzo, attestata sulla linea della cautela. Funambolismo necessario a celare le contrapposizioni. «L’Afd non è, per quanto mi riguarda, un interlocutore. Lo dico come segretario di Forza Italia e vicepresidente del Ppe. Ha posizioni inconciliabili con le nostre, una visione diversa», esce per primo Antonio Tajani. Convinto che il successo della Cdu-Csu sia «il miglior antidoto contro gli estremismi e i populismi che rischiano di far danno all’Europa e non permettere al nostro continente di essere più forte, sia dal punto di vista economico sia della difesa».

La pensa all’opposto Matteo Salvini: «Di estremo io vedo poco e niente», dice il leghista al Tg3. «Spero che il voto popolare non venga sovvertito con un inciucio fra popolari e socialisti». Dà sponda Marta Bizzotto, vicecapogruppo a Palazzo Madama: «La crescita delle forze identitarie e patriottiche mostra che il vento sta cambiando, è un avviso pure per l’Ue».

È al contrario costretto a barcamenarsi Ignazio La Russa: «La sconfitta dei socialdemocratici è nel trend europeo, poi per il resto siamo osservatori rispettosi», si schermisce il presidente del Senato. «Prendo atto del risultato», aggiunge, anche se poi non si trattiene: «Questa volta sono abbastanza contento del volere popolare». In scia il ministro Francesco Lollobrigida: «Probabilmente il cancelliere sarà Merz, col quale condividiamo molti punti programmatici», pronostica il meloniano, preferendo sottolineare «un dato che emerge senza alcuna possibile discussione: la sinistra ha perso, anche qui, le elezioni ottenendo il peggior risultato della sua storia».

Confortate dal voto sembrano a sorpresa le opposizioni. «Ha pesato molto la condizione materiale delle persone: inflazione, carovita, caro energia, recessione che in Germania va avanti da tempo», premette Elly Schlein. Restando ottimista: «Le destre sono forti, anche per la spinta di Musk e Trump, ma non imbattibili. E noi», conclude la segretaria, «non le batteremo rincorrendole sul loro terreno, ma se saremo in grado di trascinarle dove dimostrano di non ottenere risultati, come in Italia, sul terreno economico e sociale». Sollevato pure il verde Angelo Bonelli: «Musk è stato sconfitto: Afd non andrà al governo».

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