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Almasri, denunce per tortura al tribunale dei ministri

Il ministro della Giustizia Carlo Nordio 

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La procura di Roma ha inoltrato ai giudici che decideranno sulla premier, su Nordio e Piantedosi l’accusa di un sudanese e di una donna ivoriana. Alla Camera la sfiducia al Guardasigilli
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Roma — Almeno venti pagine, due distinte denunce. Con la sintesi delle torture subite dal generale Osema Nejeem Almasri, i dettagli di brutale violenza e i nomi dei testimoni. L’atto d’accusa che mette nel mirino il governo Meloni «per aver ostacolato l’amministrazione della giustizia» perseguita dalla Corte penale internazionale, è stato trasferito dalla procura di Roma al Tribunale dei ministri, che già – dal 28 gennaio, dopo l’esposto dell’avvocato Li Gotti– indaga sulla premier, sui ministri Nordio e Piantedosi e sul sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano. Un fascicolo che si fa più pesante, proprio mentre alla Camera, in mattinata, si discute la mozione di sfiducia delle opposizioni contro Nordio. Piovono sul ministro accuse e sferzanti giudizi: «Vergognose le sue bugie», «ha violato gli obblighi riportando a casa il criminale», «imbarazzanti buchi neri». Ma il Guardasigilli prova a sorridere, nonostante lo abbiano lasciato solo. Semivuoti i banchi del governo, a…

Roma — Almeno venti pagine, due distinte denunce. Con la sintesi delle torture subite dal generale Osema Nejeem Almasri, i dettagli di brutale violenza e i nomi dei testimoni. L’atto d’accusa che mette nel mirino il governo Meloni «per aver ostacolato l’amministrazione della giustizia» perseguita dalla Corte penale internazionale, è stato trasferito dalla procura di Roma al Tribunale dei ministri, che già – dal 28 gennaio, dopo l’esposto dell’avvocato Li Gotti– indaga sulla premier, sui ministri Nordio e Piantedosi e sul sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Mantovano. Un fascicolo che si fa più pesante, proprio mentre alla Camera, in mattinata, si discute la mozione di sfiducia delle opposizioni contro Nordio. Piovono sul ministro accuse e sferzanti giudizi: «Vergognose le sue bugie», «ha violato gli obblighi riportando a casa il criminale», «imbarazzanti buchi neri». Ma il Guardasigilli prova a sorridere, nonostante lo abbiano lasciato solo. Semivuoti i banchi del governo, al suo fianco solo Piantedosi, a un metro il viceministro Sisto. Deserti gli scranni della maggioranza.

Il nuovo j’accuse porta due firme. Quella di una giovane donna ivoriana e di un cittadino del Sudan, Lam Magok Biel Ruei, entrambi assistiti da uno studio legale francese specializzato in protezione internazionale. Entrambi contestano ai massimi vertici del governo italiano di «avere sottratto alla giustizia» Almasri, non convalidando l’arresto dopo il mandato di cattura internazionale motivato, per 40 pagine, dall’Aja.

Entrambi sarebbero scampati alle persecuzioni della prigione-inferno di Mitiga, Tripoli. Lì dove regnava il terrore di Almasri: arrestato a Torino il 19 gennaio, tre giorni dopo è già rimesso in libertà a Roma, per le mancate comunicazioni di via Arenula. Che poi decide di riconsegnare il torturatore alla Libia. Un carosello di contraddizioni, alibi, bugie messe ieri all’indice, in aula, con la mozione di sfiducia a Nordio.

Chiara Braga, capogruppo Pd e prima firmataria della mozione: «Non possiamo accettare che un ministro, come lei ha fatto qui solo qualche settimana, sferri un attacco contro la Cpi, i giudici che avevano dato la caccia e chiesto a Roma di consegnare alla giustizia un trafficante macchiatosi di crimini contro l’umanità. Lei dovrebbe andare via».

Attacca, con la puntualità del vecchio pm, da ex procuratore nazionale antimafia, il deputato 5s Federico Cafiero de Raho: «Ministro, lei ci ha raccontato molte bugie quand’è venuto in Parlamento: nel mandato di arresto della Corte penale internazionale contro Almasri erano espresse in modo chiaro e completo, e per ciascun reato, le motivazioni su cui si fondavano» accuse e giurisdizione della Corte. E Marco Grimaldi, vice capogruppo Avs: «Lei ha sostenuto molte falsità e con il suo silenzio ha fatto scarcerare il torturatore Almasri, perché i diritti umani vengono dopo il petrolio per il governo Meloni». Nordio incassa, muto. E sorride, a un certo punto. E il dem Gianassi: «Rida meno, perché non possono più farlo le vittime di Almasri. E lavori meglio».

Il ministro lascia la Camera quasi di corsa. «Ho una missione in Argentina». Parlerà, senza fretta.

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