Sfiducia respinta. Santanchè per ora resta: “Decido dopo l’udienza”
di Concetto VecchioROMA – La voce della ministra del Turismo Daniela Santanchè risuona intrisa di provocatoria sfida nell’Aula di Montecitorio. Poi, alle sette di sera - al termine di un dibattito di tre ore - la Camera respinge la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti dal M5s e sottoscritta da Pd e Avs: i 206 no prevalgono sui 134 sì. Un solo deputato si astiene. Santanchè resta al suo posto.
Lascia intendere che potrebbe anche pensare a un passo indietro. Ma non ora. Comunque non finisce qui. «Io sono l’emblema di ciò che detestate, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, sono quella del Twiga, del Billionaire...». La sensazione che se ne ricava è che il centrodestra l’abbia salvata turandosi il naso. Bastava vedere le facce dei ministri e delle ministre (Meloni assente) presenti per cogliere un senso di imbarazzo. Ai suoi non a caso dice: «Non vorrei mai essere un problema». Al che quelli l’applaudono. Non è un caso, visto l’aria che tira a palazzo …
ROMA – La voce della ministra del Turismo Daniela Santanchè risuona intrisa di provocatoria sfida nell’Aula di Montecitorio. Poi, alle sette di sera - al termine di un dibattito di tre ore - la Camera respinge la mozione di sfiducia presentata nei suoi confronti dal M5s e sottoscritta da Pd e Avs: i 206 no prevalgono sui 134 sì. Un solo deputato si astiene. Santanchè resta al suo posto.
Lascia intendere che potrebbe anche pensare a un passo indietro. Ma non ora. Comunque non finisce qui. «Io sono l’emblema di ciò che detestate, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, sono quella del Twiga, del Billionaire...». La sensazione che se ne ricava è che il centrodestra l’abbia salvata turandosi il naso. Bastava vedere le facce dei ministri e delle ministre (Meloni assente) presenti per cogliere un senso di imbarazzo. Ai suoi non a caso dice: «Non vorrei mai essere un problema». Al che quelli l’applaudono. Non è un caso, visto l’aria che tira a palazzo Chigi su questa storia.
E’ sul precipizio: «A breve ci sarà un’altra udienza preliminare e in quell’occasione farò una riflessione per poter valutare le mie dimissioni. Ma la farò da sola, non avrò alcun tipo di pressione, costrizione o di paventati ricatti». «Va ringraziata - commenta il vicepresidente Massimo Ruspandini parlando a nome del gruppo - per quello che ha chiaramente detto al termine del suo intervento e cioè che, qualora venga malauguratamente rinviata a giudizio per la vicenda Inps, farebbe prevalere il cuore alla ragione e lascerebbe il suo incarico governativo per amore e rispetto di Fratelli d’Italia e del presidente del Consiglio».
Le opposizioni vogliono sfiduciarla subito perché è sotto processo a Milano per il caso Visibilia e ne rischia un altro per truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione Covid. Lei li stuzzica: «Voi non combattete la povertà ma la ricchezza. Nelle ultime 36 ore ho capito chi siete». «Chi siamoooo?» saltano su democratici e cinquestelle. Parla persino delle sue borse, («Ne ho una collezione»), dopo i sospetti sulla Hermès contraffatta donata a Francesca Pascale. Teatro.
Parla mezz’ora. Viene interrotta più volte dai banchi del centrosinistra. Il presidente Mulé si spazientisce. «Mi spiace per lei, onorevole Ricciardi, ma io non mi sento sola né in quest’aula né in Italia», dice la ministra. «Con riferimento al mio coinvolgimento per la cassa integrazione Covid ho solo difeso i posti di lavoro, come la quasi totalità delle aziende italiane». Si lamenta della gogna. «Ergastolo mediatico», lo chiama. Attacca chi ha detto che ha «le mani sporche di sangue». Si è accomodata al posto della premier, accanto a lei i ministri Foti, Ciriani, Calderoli, Abodi, Bernini, Roccella, Giuli. «Mi trovo a rispondere per la seconda volta a una mozione di sfiducia anche se questa ha per oggetto fatti che sono antecedenti al mio giuramento da ministro. Non credo che il Parlamento debba diventare una corte di giustizia nelle mani di qualche pm o giudice appartenente a correnti politicizzate».
Quindi ecco il momento autocritica, quando era lei quella della gogna, visto che invocava dimissioni con feroce frequenza: «Alla luce di quello che sto vivendo mi sono resa conto che nel passato alcune mie parole forse sono state superficiali o affrettate: l’ho fatto ma allora, non avendo vissuto sulla mia pelle questa sofferenza. Scuse tardive? Sì. C’è chi in politica non chiede scusa mai mentre per me è arrivato il momento di farlo. Non sono scuse opportunistiche ma una presa di coscienza. Mi criticherete anche per questo? Ne sono certa ma l’importante è guardarsi allo specchio e riconoscersi nella persona che sono e voglio essere». Ringrazia infine la famiglia, «mi dà una forza prorompente»; il compagno e la sorella sono coimputati al processo Visibilia che si aprirà il 20 marzo. Quello per i 120 mila euro di contributi sottratti all’Inps è da fissare. Non ha «nulla da nascondere», insiste. Ma il caso non è chiuso.