Sergio Mattarella parla alla fine, nella solennità del plenum straordinario del Csm. Poche parole, a braccio, dopo aver presieduto i lavori che portano all’elezione del nuovo procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta. Dice: «Il Csm concorra attraverso il governo autonomo della magistratura ad assicurare la irrinunziabile indipendenza dell’ordine giudiziario». Ed è racchiuso in quell’aggettivo, “irrinunziabile”, il senso del suo intervento, pronunciato alla viglia dello sciopero dei giudici. Oggi le toghe incroceranno le braccia «a difesa della Costituzione» e il Capo dello Stato fa da scudo all’istituzione. Potrebbe essere una difesa inevitabile, detta lì a palazzo Bachelet, ma è il contesto a darle una valenza politica: lo scontro tra governo e magistratura divampa da settimane.
Il messaggio però è doppio, perché contiene anche un invito a contribuire «alla serenità nei rapporti tra le istituzioni». Uno sprone generalizzato, precisano fonti del Colle: il presidente non…
Sergio Mattarella parla alla fine, nella solennità del plenum straordinario del Csm. Poche parole, a braccio, dopo aver presieduto i lavori che portano all’elezione del nuovo procuratore generale della Cassazione, Pietro Gaeta. Dice: «Il Csm concorra attraverso il governo autonomo della magistratura ad assicurare la irrinunziabile indipendenza dell’ordine giudiziario». Ed è racchiuso in quell’aggettivo, “irrinunziabile”, il senso del suo intervento, pronunciato alla viglia dello sciopero dei giudici. Oggi le toghe incroceranno le braccia «a difesa della Costituzione» e il Capo dello Stato fa da scudo all’istituzione. Potrebbe essere una difesa inevitabile, detta lì a palazzo Bachelet, ma è il contesto a darle una valenza politica: lo scontro tra governo e magistratura divampa da settimane.
Il messaggio però è doppio, perché contiene anche un invito a contribuire «alla serenità nei rapporti tra le istituzioni». Uno sprone generalizzato, precisano fonti del Colle: il presidente non entra nel merito dello sciopero. Il capo dello Stato l’ha detto già altre volte: la contrapposizione non si tramuti in un incendio, rimanga nell’alveo del confronto tra i poteri dello Stato. Dopodiché il Csm sia anche efficiente: «Questo Consiglio nei prossimi mesi sarà impegnato anche a dare applicazione concreta alle circolari approvate durante lo scorso anno, allo scopo di garantire la completa attuazione della recente riforma ordinamentale». E qui si riferisce alla riforma Cartabia dell’ordinamento giudiziario, non a quella di Nordio.
Quindi tocca a Pietro Gaeta, 66 anni, calabrese di Reggio Calabria, avvocato generale della Cassazione, memoria storica del Palazzaccio: si è occupato a livello disciplinare del caso Palamara. Ha ottenuto 20 voti. L’altro candidato, Pasquale Fimiani, nove. Un consigliere si è astenuto. Gaeta succede a Luigi Salvato, che sta andando in pensione e a cui tutti gli intervenuti hanno riservato parole di affettuosa stima. Anche Mattarella l’ha ringraziato, e di Gaeta ha detto che saprà garantire «una guida salda», capace di un proficuo contributo ai lavori del Csm del quale è componente di diritto.
In mattinata, nel consegnare al Quirinale le onorificenze “Al merito della Repubblica italiana” ai cittadini che si sono distinti per atti di eroismo, aveva denunciato la piaga della solitudine. E quindi fare del bene, spendersi per gli altri, reca «ossigeno alla società».