ROMA — Matteo Salvini si fa appuntare la spilletta Usa, con scritto «47° presidente», dall’inviato speciale di Trump per l’Italia, Paolo Zampolli. Poi riceve l’altro amico di The Donald, Rudy Giuliani. Intanto in conferenza con la stampa estera piccona l’Ue a trazione von der Leyen, si dice «assolutamente contrario» alla difesa comune europea e scaccia l’ingresso dell’Ucraina nella famiglia di Bruxelles. L’altro, Antonio Tajani, risponde «Zampolli chi?» fuori Montecitorio, non vede nemmeno Giuliani. Nel frattempo benedice l’esercito comune europeo e ritiene che il percorso per portare Kiev nell’Unione sia una «decisione già presa». Entrambi sono vicepremier dello stesso governo, a guida Meloni. Ma mettendo in fila le loro sortite, solo nelle ultime 24 ore, viene fuori un match di ping pong.
Comincia Salvini, che ieri mattina incontra Zampolli, grande amico di Trump e da questi nominato special envoy per le relazioni con Roma. Al suo fianco c’è il gran capo dei dipartimenti legh…
ROMA — Matteo Salvini si fa appuntare la spilletta Usa, con scritto «47° presidente», dall’inviato speciale di Trump per l’Italia, Paolo Zampolli. Poi riceve l’altro amico di The Donald, Rudy Giuliani. Intanto in conferenza con la stampa estera piccona l’Ue a trazione von der Leyen, si dice «assolutamente contrario» alla difesa comune europea e scaccia l’ingresso dell’Ucraina nella famiglia di Bruxelles. L’altro, Antonio Tajani, risponde «Zampolli chi?» fuori Montecitorio, non vede nemmeno Giuliani. Nel frattempo benedice l’esercito comune europeo e ritiene che il percorso per portare Kiev nell’Unione sia una «decisione già presa». Entrambi sono vicepremier dello stesso governo, a guida Meloni. Ma mettendo in fila le loro sortite, solo nelle ultime 24 ore, viene fuori un match di ping pong.
Comincia Salvini, che ieri mattina incontra Zampolli, grande amico di Trump e da questi nominato special envoy per le relazioni con Roma. Al suo fianco c’è il gran capo dei dipartimenti leghisti, l’ex sottosegretario Armando Siri. A entrambi Zampolli regala la spilletta a stelle e strisce con scritto «47» e spiega, secondo fonti del Carroccio, che Salvini è stato incontrato per primo, nella visita italiana, perché «è l’unico che ha sempre sostenuto Trump». A differenza di altri. L’unico a bruciare sul tempo il capo lumbard, forse, è stato il forzista Claudio Lotito, perché Zampolli l’altro ieri era atteso all’Olimpico per la partita della Lazio. Il presidente della Camera, Lorenzo Fontana, è stato incontrato dopo. Salvini e Zampolli discutono di una «pace rapida», più che «giusta» come dice Meloni. Con Zampolli — come con Giuliani — Salvini chiacchiera pure della sua visita negli Usa: non ci ha affatto rinunciato, anzi la prepara da qui all’estate. Anche se nel suo entourage c’è chi ritiene più probabile un faccia a faccia col vicepresidente JD Vance, più che col tycoon, per rispettare il protocollo che prevede bilaterali con parigrado. Ma chissà. «Ci rivediamo presto negli Usa», twitta il leghista al termine della girandola di riunioni.
Prima, nella sede della stampa estera, aveva rinnovato la sua professione di trumpismo, parlando di «accelerazione positiva» in tutto il mondo e spendendo parole al miele anche per Vance: «Quando dicono che il problema dell’Europa siamo noi europei hanno ragione». Davanti ai cronisti di mezzo mondo, Salvini ha bersagliato soprattutto l’Ue e la «pessima» Ursula. L’esercito comune europeo? «L’ultima cosa da fare, con von der Leyen a capo dura 20 minuti e poi si arrende». L’Ucraina nell’Unione? «Sarebbe curioso e irrispettoso se aderisse prima di paesi come Serbia e Albania, in attesa da una vita». La Russia, per Salvini, dovrà essere «un interlocutore a guerra finita», per non lasciarla nelle mani della Cina, dove comunque ha annunciato un viaggio istituzionale. Gli oppositori eliminati come Navalny? «Gli episodi delittuosi non fermino il dialogo per la pace».
Segue un’altra frenata sul coinvolgimento di militari italiani in Ucraina, anche in una eventuale missione sotto l’ombrello dell’Onu: parlare oggi di mandare soldati «non ha senso», è il pensiero di Salvini, aggiungendo che però «non abbiamo mai detto di no, ma prima di parlare di un solo soldato italiano in Ucraina dovranno essere molto convincenti». Tra una lode a Orbàn, un’esaltazione dei risultati dell’Afd e una punzecchiata al neo-cancelliere tedesco Merz per l’alleanza con la Spd, Salvini ha ventilato pure l’ipotesi di «un conflitto sociale tra Italia, Germania e Francia» se non si fermeranno gli arrivi di migranti.
E Tajani? Sostiene l’opposto. Sì all’esercito comune europeo, «indispensabile, ne parlava già Berlusconi e prima ancora De Gasperi», sì al «percorso» per far entrare Kiev nell’Ue, «decisione già presa, non è una novità che sia candidata» e non va messa in contrapposizione con l’iter di Serbia e Albania. E Zampolli? Lo incontrerà come Salvini? «Chi?».