Sciopero, Anm: "Un successo, siamo quasi all'80%". La sveglia di Carofiglio: "Parliamo a tutti"
di Conchita SanninoROMA – “Eravamo e restiamo prudenti, nessuna enfasi su percentuali e numeri: perché per noi l’adesione allo sciopero è uno dei momenti di una grande e sentita mobilitazione. Ma visto che ci chiedono il dato spiccio, lo diamo volentieri ringraziando davvero tutti: siamo, dati parziali, tra 75 e 80 per cento di magistrati che hanno scioperato”.
Un lungo applauso copre le parole del segretario generale Anm, Rocco Maruotti, al cinema Adriano, gremito per la giornata di iniziative di proteste organizzate nella capitale contro il ddl di riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Non una, ma due sale del cinema è stato necessario aprire, data la partecipazione. E, a manifestazione non ancora finita, è facile comunque tracciare un bilancio: compattezza che va oltre le correnti, una determinazione che arriva ai livelli apicali degli uffici, tanto da creare un vero e proprio fronte di procuratori e presidenti anti-riforma; e “nessuna volontà di deflettere…
ROMA – “Eravamo e restiamo prudenti, nessuna enfasi su percentuali e numeri: perché per noi l’adesione allo sciopero è uno dei momenti di una grande e sentita mobilitazione. Ma visto che ci chiedono il dato spiccio, lo diamo volentieri ringraziando davvero tutti: siamo, dati parziali, tra 75 e 80 per cento di magistrati che hanno scioperato”.
Un lungo applauso copre le parole del segretario generale Anm, Rocco Maruotti, al cinema Adriano, gremito per la giornata di iniziative di proteste organizzate nella capitale contro il ddl di riforma costituzionale che prevede la separazione delle carriere tra pm e giudici. Non una, ma due sale del cinema è stato necessario aprire, data la partecipazione. E, a manifestazione non ancora finita, è facile comunque tracciare un bilancio: compattezza che va oltre le correnti, una determinazione che arriva ai livelli apicali degli uffici, tanto da creare un vero e proprio fronte di procuratori e presidenti anti-riforma; e “nessuna volontà di deflettere dalla difesa dell’autonomia e indipendenza“ delle toghe.
- Milano – Toghe contro la riforma della giustizia: “Un attentato alla separazione dei poteri”
- Napoli - Maurizio De Giovanni: "Chiunque ha voce deve dire no alla riforma"
- Genova - Albanese a Genova: “Leggo Calamandrei”, e non risponde all’attacco di Gasparri
Insomma, la battaglia è appena cominciata, ma per oggi è un successo segnato l’Anm. E su cui, per evitare eccessi di ottimismo, a maggior ragione cala bene anche l’arguta e raffinata critica che, dal palco dell’Adriano, arriva dallo scrittore ed ex pubblico ministero Gianrico Carofiglio. Il quale offre sostegno alla battaglia poi dice, tra applausi: “Però noi dobbiamo anche intenderci: questa mobilitazione, che condivido in pieno, deve arrivare ai cittadini? Allora non parliamo come ad un convegno: preoccupiamoci di quello che comprendono tutti gli altri fuori, vedo qui ad esempio cinque uomini ed una professoressa. E anche, non invito assolutamente ad essere cattivi: ma come si dice in una barzelletta sulle arti Marziali, occhio che mentre fai l’inchino ti arriva il cazzotto. Perché qui abbiamo di fronte interlocutori spregiudicati che non mettono al centro il rispetto della verità”.
Antonio Albanese legge Calamandrei alla protesta dei magistrati dell'Anm
Cesare Parodi, presidente dell'Anm (per carattere e scelta: emblema di quella parte della magistratura che non ama apparire, e tantomeno fare la lotta sotto le telecamere) ora è quasi trascinato in una battaglia "che è più larga, necessaria e profonda di quanto alcuni pensino ", sottolinea mentre tanti lo circondano, lo abbracciano, o come qualche semplice cittadino, gli stringe la mano. Aggiunge Parodi: "Carofiglio ha ragione, dobbiamo parlare con tutti, essere credibili, far capire che la nostra mobilitazione è davvero in favore dei cittadini, e dobbiamo farlo parlando in termini chiari e comprensibili, anche se stiamo migliorando magari , ma ancora dovremo farlo, nei giorni e nei mesi a venire, a partire da me".
Il successo della giornata, auspicato dall'Anm ma forse anche insperato in questi termini, ora spinge destra e perfino Palazzo Chigi a prime riflessioni. Filtra da palazzo Chigi, fin dalla tarda mattinata, l'apertura della premier per la serena discussione, già fissata, per il 5 marzo, con l'Anm. Il presidente andrà a Palazzo Chigi con più fiducia? Parodi uscendo dal cinema Adriano alza le mani: "Noi non possiamo che accogliere rispettosamente ogni apertura al dialogo. Ma null'altro si può garantire oggi, se non questo doveroso rispetto: ascolteremo. Se poi questa dichiarazione di apertura del governo porterà a qualcosa di concreto, non si sa: la nostra opposizione a questa riforma è chiara e limpidamente esposta da tempo, per ragioni che incidono sia sull'autonomia e l'indipendenza della magistratura, sia sulle garanzie di uguaglianza per i cittadini"
Ma lo sciopero delle toghe appare, per un giorno, anche come "incendio" di mobilitazione culturale anti destra. Ogni città un dibattito, la volontà di non abbassare la testa, il sostegno di volti noti. A Napoli gli scrittori De Giovanni e Ardone, a Genova l'attore Antonio Albanese, a Torino anche don Luigi Ciotti.
È un grido d'allarme che arriva da tutta Italia, persino malvolentieri, come sottolinea da Reggio Calabria il Procuratore aggiunto Stefano Musolino, sotto scorta da tempo per minacce di 'ndrangheta e contemporaneamente messo all'indice da consiglieri laici della destra al Csm perché 'reo' di aver espresso rilievi su alcuni profili del ddl sicurezza. "Ci preoccupa la separazione delle carriere per quello che sarà un effetto immediato, cioè rendere i giudici e i pubblici ministeri meno autonomi e indipendenti. E questo non è un problema per noi. È un problema i cittadini perché giudici e pm meno autonomi e indipendenti garantiscono meno i diritti e soprattutto i diritti delle persone meno potenti". È quello il nodo su cui insistono, a Roma, per tutta la mattinata i vertici dell'Anm. Musolino lo sintetizza così: "È per questo che non ci fermeremo e parliamo ai cittadini. I magistrati hanno il dovere di battersi per il dettato costituzionale che protegge i più fragili. I potenti avranno sempre il loro spazio di tutela".