Per adesso il tanto evocato e decantato “tsunami”, quello che dovrebbe rivoluzionare la politica italiana grazie a lui, Roberto Vannacci ce l'ha a casa propria. Il generale sospeso dall'esercito, oggi eurodeputato eletto dalla Lega, ha perso quelli che erano - lo diceva lui stesso - i suoi migliori compagni, pardon camerati, di viaggio. Il presidente del Mondo al contrario Fabio Filomeni, il segretario dell'associazione Bruno Spatara, il tesoriere del neonato movimento Gianluca Priolo: tutti con Vannacci avevano condiviso l'esperienza nei parà e che di fatto avevano messo le basi per la nascita di un vero partito.
Quindi la compagnia dell'anello - nel vero senso del termine, se n'erano fatto fare uno col fascio littorio - si rompe e le materie del contendere sono due: politiche e organizzative. Per il colonnello in congedo Filomeni e soci la Lega stava diventando una compagnia di viaggio, o forse meglio una zattera elettorale, troppo incoerente per chi aveva, ha e rivendica simpa…
Per adesso il tanto evocato e decantato “tsunami”, quello che dovrebbe rivoluzionare la politica italiana grazie a lui, Roberto Vannacci ce l'ha a casa propria. Il generale sospeso dall'esercito, oggi eurodeputato eletto dalla Lega, ha perso quelli che erano - lo diceva lui stesso - i suoi migliori compagni, pardon camerati, di viaggio. Il presidente del Mondo al contrario Fabio Filomeni, il segretario dell'associazione Bruno Spatara, il tesoriere del neonato movimento Gianluca Priolo: tutti con Vannacci avevano condiviso l'esperienza nei parà e che di fatto avevano messo le basi per la nascita di un vero partito.
Quindi la compagnia dell'anello - nel vero senso del termine, se n'erano fatto fare uno col fascio littorio - si rompe e le materie del contendere sono due: politiche e organizzative. Per il colonnello in congedo Filomeni e soci la Lega stava diventando una compagnia di viaggio, o forse meglio una zattera elettorale, troppo incoerente per chi aveva, ha e rivendica simpatie di estrema destra vecchio stile, quindi assai critica con le politiche americane (anche se c'è Trump) o con quelle israeliane. E sul piano organizzativo, la svolta dei cosiddetti “team” voluta da Vannacci di fatto toglieva al gruppo dirigente ogni potere interno, delegando tutto a delle specie di meetup in versione 3.0. Cioè chat con almeno dieci membri che da soli fanno 'sezione' a sé. "Un progetto a cui non credevo più", ha ammesso Filomeni con i suoi.
Vannacci ha liquidato l'abbandono dei propri più stretti collaboratori con la solita sicumera: basta "capi e capetti", "le vere sfide vengono accettate da chi ha il coraggio e la determinazione per farlo". Filomeni, che pure aveva scritto un libello sul vannaccismo e per mesi ha lodato lo spirito cameratesco e gerarchico incarnato dal generale - il generale comanda, gli altri eseguono e zitti -, si è quindi ritrovato nella stessa posizione di altri prima di lui. Nel nord-est Marco Belviso era stato cacciato (da Filomeni, e su ordine di Vannnacci) e con lui se n'erano andati diversi esponenti regionali, il vicepresidente dell'associazione Norberto De Angelis a sua volta aveva fatto un passo indietro, ora tocca all'ultimo bastione dei 'sansepolcristi'. L'epuratore epurato, o auto-epurato.
Quanto a Vannacci, una sua piccola struttura operativa ce l'ha già, pagata coi fondi del Parlamento europeo e magari adesso Massimiliano Simoni, suo collaboratore parlamentare, diventerà presidente. La convinzione, in tempi di politica liquida e spettacolo, è che basti sé stesso, qualche post social e ospitata tv per farsi leader, partito, condottiero e così via. Da Matteo Salvini ha imparato in fretta l'arte di dire tutto e il contrario di tutto, riproporre in chiave vittimista qualsiasi fatto e spararla sempre più grossa per tenere aperti i riflettori su di sé.
Alle prossime regionali potrebbe correre da solo con una sua lista in giro per l'Italia? Chissà, fa intendere di sì, di no, dico e non dico probabilmente anche per alzare la posta con la Lega, della quale non è iscritto. Un ultimo sondaggio in Toscana lo dava al 4 per cento, correndo fuori dal centrodestra. "Allora come minimo solo al 10 per cento", assicura lui. Su quali basi? Nessuna. Ma crederci, e farci credere gli altri, è già un primo passo per raggiungere il proprio obiettivo che sul lungo termine è chiaro ai più: diventare l'uomo forte della destra in Italia.