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Giustizia, FdI avverte i giudici: “Non cambiamo la riforma”. Bignami: “Difendono sistema Palamara”

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Dopo lo sciopero il capogruppo meloniano alla Camera chiude a ipotesi di modifica della riforma sulla separazione delle carriere nonostante l’incontro del 5 marzo. E anche l’Anm alza il muro: “Non basta cambiare il sorteggio”
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E ora? Basterà il sorteggio temperato a tacitare preoccupazione (e rabbia) espressa con lo sciopero dall’ampia maggioranza di toghe italiane, magistrati di ogni provenienza, sensibilità, colore politico? Il giorno dopo il record di astensioni e la scommessa vinta dall’Anm, l’input che viene dalla destra è: frenare le illusioni. I confronti sono benvenuti, il pugno di ferro prova a calzare il guanto per aprire a giudici e pm le porte di Palazzo Chigi, ospitando il 5 marzo tutti e dieci i membri della giunta Anm, presidente Cesare Parodi in testa. Ma la riforma della giustizia non si smantella. Anzi, a scanso di equivoci, è solida: in tutti i suoi punti fermi, disponibile appena ad alcune limature. Eppure: ha un suo peso la media dello sciopero che supera l’80 per cento su tutto il territorio nazionale, punte di 95 a Genova, di 90 a Milano, tra 70 e 75 in tanti distretti importanti, da sud a nord.

Sono numeri che, tra i vari gruppi delle toghe, sembrano cementare una volontà: non p…

E ora? Basterà il sorteggio temperato a tacitare preoccupazione (e rabbia) espressa con lo sciopero dall’ampia maggioranza di toghe italiane, magistrati di ogni provenienza, sensibilità, colore politico? Il giorno dopo il record di astensioni e la scommessa vinta dall’Anm, l’input che viene dalla destra è: frenare le illusioni. I confronti sono benvenuti, il pugno di ferro prova a calzare il guanto per aprire a giudici e pm le porte di Palazzo Chigi, ospitando il 5 marzo tutti e dieci i membri della giunta Anm, presidente Cesare Parodi in testa. Ma la riforma della giustizia non si smantella. Anzi, a scanso di equivoci, è solida: in tutti i suoi punti fermi, disponibile appena ad alcune limature. Eppure: ha un suo peso la media dello sciopero che supera l’80 per cento su tutto il territorio nazionale, punte di 95 a Genova, di 90 a Milano, tra 70 e 75 in tanti distretti importanti, da sud a nord.

Sono numeri che, tra i vari gruppi delle toghe, sembrano cementare una volontà: non potranno convincerci – è la posizione raccolta da Repubblica, il giorno dopo– che una concessione sul sorteggio per i membri dei due Consigli superiori possa bastare. L’ipotesi è che si passi dalla selezione totalmente tirata a sorte, com’è prevista oggi dalla riforma, ad una elezione di secondo grado che attinga tra coloro che sono stati scelti a caso. Un miglioramento ritenuto insufficiente per ora, da tutte le componenti: Mi, Area, Unicost, Md. E’ l’impianto della riforma completamente sbagliato, che umilia la magistratura e danneggia i cittadini. È il ragionamento. Sarà un ring dall’esito già scontato? O il governo riuscirà a spaccare dall’interno, in varie posizioni, l’Anm? Nel Parlamento che si infila nel weekend con la grana giustizia sotto tutti i riflettori, ecco il meloniano di ferro, Alberto Balboni, presidente della commissione Affari Costituzionali del Senato, rimettere le cose in ordine: non stravolgeremo certo la legge. “Da parte del governo e della maggioranza ci sarà la massima disponibilità al dialogo e al confronto con i magistrati. E siamo anche disposti a rivedere delle parti del testo – commenta il senatore Fdi, fermandosi con i cronisti - Ma l'unica cosa che loro non possono chiedere è il ritiro della riforma. Perché non possono imporre un diritto di veto sul Parlamento, si creerebbe un conflitto tra poteri dello Stato davvero inaccettabile. E sinceramente spero proprio che non lo chiedano”. E Galeazzo Bignami, capogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera: “Sarebbe leale se i magistrati che protestano ammettessero che in realtà non gli interessa nulla della separazione delle carriere. Quello che non vogliono è che si tocchi il sistema Palamara grazie al quale le correnti e non il merito decidono spostamenti, promozioni, ruoli".

Poco prima, ad Agorà su Rai3, da parte sua il presidente dell’Anm Parodi aveva messo in chiaro: “Dicono che ci opponiamo alle leggi del Parlamento? Ma sono stupito e amareggiato: questa riforma non è stata ancora approvata, noi ci siamo presi lo spazio di un contributo tecnico. C'è un meccanismo costituzionale, alla fine delle quattro approvazioni nelle Camere, ci sarà evidentemente il giudizio dei cittadini, il referendum. E noi ci inseriamo nel dibattito che precede quel referendum”.

Ma che cosa è successo, davvero, nella giornata di giovedì 27, quando è suonata la sveglia dei magistrati italiani? L’immagine della quasi totalità delle toghe che sciopera contro il governo, da anziani magistrati di peso ai più giovani pm, dalla Cassazione alle Corti d’Appello, dalle Procure antimafia allo sperduto Tribunale dello Stivale, è un contraccolpo a cui opporre il volto di uno Stato non vendicativo. Ma è più forma che sostanza, è il timore dell’Anm. "Cosa diremo al governo? Noi vorremmo spiegare al presidente Meloni – dice Parodi, dal vertice Anm - lo stesso discorso che in modo diverso cerchiamo di fare a tutti i cittadini: spiegare le ragioni specifiche e non ideologiche e di pregiudizio per cui contrastiamo questa riforma punto per punto”. Insomma: non un dettaglio, ma l’intera costruzione: “Il sorteggio, la separazione delle carriere, l’Alta corte: daremo delle giustificazioni tecniche e delle ragioni giuridiche per le quali riteniamo queste scelte eccentriche rispetto a quelle generali e che dunque non ci convincono", è il ragionamento pacato ma fermo del presidente, espressione di Mi, le toghe d’area centrodestra. I più scettici sono tra Area, Md, Unicost: rispettivamente i gruppi progressista, di sinistra e di centro. “Siamo ovviamente aperti al dialogo, ascolteremo tutto, ma temiamo non ci sia una vera volontà di modificare la riforma Nordio”, spiega a Repubblica Giovanni Zaccaro, segretario nazionale di Area, oltre che ex membro del Csm. “Noi pensiamo che l’intera riforma sia irricevibile, sia nella parte che prevede la separazione delle carriere, sia nella parte che riforma i metodi elettivi”. Quindi il sorteggio, anche nella forma cosiddetta temperata, “è un’offesa non solo alla magistratura, ma al principio stesso di una sana amministrazione esercitata nei confronti dei cittadini e quindi affidata ad una consapevole e democratica selezione”.

Anche per Unicost esistono risicatissimi spazi di manovra: “Assoluta contrarietà a tutte le declinazioni del sorteggio: secco o temperato che si voglia”, spiega Marcello De Chiara, il vicepresidente dell’Anm. “Semplicemente perché esiste un tema di buon andamento dell’amministrazione, e risponde all’interesse generale – è il ragionamento – che i membri del Csm siano eletti: perché solo attraverso quella scelta si potranno scegliere i magistrati più competenti, attrezzati, per occuparsi materie che non sono quelle normalmente svolte dal magistrato. E poi in Italia, in Europa, non esistono casi di organi di alta amministrazione o di rilevanza costituzionale che siano formati mediante selezione casuale. E’ solo un dettaglio, ma dice molto su come questa riforma è stata pensata e imposta al Paese con intento punitivo”.

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