ROMA— «Non è proprio nella mia indole salire su un palco. Sono solo una “mot”, una tirocinante. Non mi aspettavo apprezzamento, calore. Ora vorrei solo fare il magistrato». Francesca Frazzi, 34 anni, neo-magistrata. Il suo intervento al cinema Adriano è stato toccante e molto applaudito. È il volto nuovo della protesta.
Dottoressa Frazzi, perché una giovane come lei, fuori da ogni corrente o casta, si espone contro la separazione delle carriere?
«Perché i cittadini devono sapere, chi ha parola parli. Questa riforma peggiorerà la giustizia».
Ha detto d’aver tenuto fede a questo sogno anche negli ospedali, mentre suo padre lottava. Posso chiederle perché?
«Ho affrontato la preparazione del concorso assistendo mio padre malato di una grave malattia, durata 7 anni, lavorando, prima come avvocato, poi due anni in Uif, l’antiriciclaggio di Banca d’Italia. Ma non mi sono arresa e non ho mai smesso di inseguire il mio sogno di diventare magistrato».
Si è detta allarmata dall’idea d…
ROMA— «Non è proprio nella mia indole salire su un palco. Sono solo una “mot”, una tirocinante. Non mi aspettavo apprezzamento, calore. Ora vorrei solo fare il magistrato». Francesca Frazzi, 34 anni, neo-magistrata. Il suo intervento al cinema Adriano è stato toccante e molto applaudito. È il volto nuovo della protesta.
Dottoressa Frazzi, perché una giovane come lei, fuori da ogni corrente o casta, si espone contro la separazione delle carriere?
«Perché i cittadini devono sapere, chi ha parola parli. Questa riforma peggiorerà la giustizia».
Ha detto d’aver tenuto fede a questo sogno anche negli ospedali, mentre suo padre lottava. Posso chiederle perché?
«Ho affrontato la preparazione del concorso assistendo mio padre malato di una grave malattia, durata 7 anni, lavorando, prima come avvocato, poi due anni in Uif, l’antiriciclaggio di Banca d’Italia. Ma non mi sono arresa e non ho mai smesso di inseguire il mio sogno di diventare magistrato».
Si è detta allarmata dall’idea di un pm condizionato dalla politica: non si fida delle rassicurazioni?
«Ma le rassicurazioni si inseriscono in un contesto di attacchi ormai quotidiani alla magistratura, ogni volta che il risultato del nostro lavoro non è gradito, a cosa credere?».
Perché ha puntato il dito sulla violenza verbale delle istituzioni?
«Violenza verbale, prepotenza sono l’antitesi del diritto. In uno “stato di diritto” è la legge al di sopra di ognuno di noi. E i magistrati applicano la legge: è semplice».
Ma si può criticare una sentenza?
«Ovviamente, basta leggere la motivazione e smontarne i vari passaggi spiegando perché: quali sono le norme di legge male applicate, quali sono i fatti male valutati. Trovo scorretto e irrispettoso, invece, colpire la persona e non il provvedimento».