ROMA — «Dobbiamo suicidarci con Macron?». Matteo Salvini apre a una trattativa bilaterale con gli Usa sui temutissimi dazi minacciati, anzi ormai formalmente annunciati, da Donald Trump. La linea del governo però non è questa. Anzi. «I dazi sono una competenza dell’Ue», replica l’altro vice-premier, Antonio Tajani, uscendo da Palazzo Madama dopo il question time. «Se ne sta già occupando il commissario Sefcovic», insiste il segretario forzista. Pure il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, dice che «l’Italia è preoccupata per un’escalation». E Giorgia Meloni? La premier non ha intenzione di rompere col resto dell’Europa. Sa di godere dell’apprezzamento personale di The Donald, ma è consapevole che strappare con l’Ue rischia di compromettere gli sforzi italiani su altri intricati dossier: dallo scorporo delle spese militari dal patto di stabilità fondamentale per assecondare un’altra richiesta del tycoon ai partner europei (gli investimenti da aumentare nella Nato), alla riforma del pat…
ROMA — «Dobbiamo suicidarci con Macron?». Matteo Salvini apre a una trattativa bilaterale con gli Usa sui temutissimi dazi minacciati, anzi ormai formalmente annunciati, da Donald Trump. La linea del governo però non è questa. Anzi. «I dazi sono una competenza dell’Ue», replica l’altro vice-premier, Antonio Tajani, uscendo da Palazzo Madama dopo il question time. «Se ne sta già occupando il commissario Sefcovic», insiste il segretario forzista. Pure il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, dice che «l’Italia è preoccupata per un’escalation». E Giorgia Meloni? La premier non ha intenzione di rompere col resto dell’Europa. Sa di godere dell’apprezzamento personale di The Donald, ma è consapevole che strappare con l’Ue rischia di compromettere gli sforzi italiani su altri intricati dossier: dallo scorporo delle spese militari dal patto di stabilità fondamentale per assecondare un’altra richiesta del tycoon ai partner europei (gli investimenti da aumentare nella Nato), alla riforma del patto asilo fino alla direttiva rimpatri. Tutti provvedimenti essenziali per evitare che il piano migranti del governo resti ingolfato.
Ecco perché Meloni non sta pensando di trattare a tu per tu con l’inquilino della Casa bianca. Una tentazione - è un ragionamento condiviso con altri ministri - «che piace a tanti, magari a parti invertite Macron l’avrebbe già fatta» ma l’Italia non si muoverà così, «per senso di responsabilità».
La linea di Chigi sembra chiara. Pure della Farnesina. Se ne discuterà anche oggi, secondo fonti governative, nel corso del Cdm. Salvini comunque non rinuncia a dire la sua. Trump «è un’occasione storica e irripetibile per l’Italia. Ora usa i dazi come merce di scambio, è un uomo di business. Lo ha fatto col Messico, col Canada». E ancora: «I francesi e i tedeschi hanno sempre fatto i loro interessi. Allora ti siedi al tavolo e dici: difendi gli interessi di Macron o i tuoi?». Segue un’altra frecciata a Ursula von der Leyen, con cui Meloni invece si sente spesso, per concordare la linea, dai dazi a Kiev: «Le minacce di von der Leyen sono ridicole», parola del leghista.
Un attivismo in politica estera, quello di Salvini - che ha incontrato l’altro ieri l’inviato speciale di Trump per Roma - che sta irritando gli azzurri. «Fino a prova contraria sono ancora ministro degli Esteri» è la battuta di Tajani, sempre all’uscita dal Senato. Quanto ai dazi, «c’è già una strategia su cui l’Italia sta lavorando da mesi, guardando anche ad altri mercati, per tutelare le nostre imprese». Per FI interviene su Salvini il portavoce nazionale, Raffaele Nevi: «Salvini è un leader politico, è libero di incontrare chi vuole. Ma la politica estera fa capo al titolare della Farnesina Tajani e ovviamente alla presidente Meloni».
Sui dazi è intervenuto pure Giancarlo Giorgetti, al G7 dei ministri dell’Economia. Evocando «il passaggio dal free trade al fair trade», cioè dal libero mercato al mercato equo, ha condiviso l’analisi del sottosegretario al Tesoro Usa, Scott Bessent, sul dumping scorretto da parte della Cina. Ma ha invocato al tempo stesso «soluzioni di interesse comune all’interno dei paesi del G7», perché «una guerra commerciale danneggerebbe tutti e non dobbiamo creare divisioni al nostro interno».
Meloni dovrebbe affrontare il tema dazi al consiglio europeo straordinario del 6 marzo, convocato principalmente sul dossier difesa. Prima, domenica, sarà a Londra al summit sull’Ucraina. A 48 ore dalla riunione, da Palazzo Chigi continua a trapelare scetticismo sulle iniziative britanniche e francesi. Che «aggiungerebbero caos al caos».