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Salvini fa l’americano su dazi e Ucraina: “Bene le maniere forti”

Il ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini con Bruno Vespa (ansa)
Il leghista continua a picconare l’Europa: “Trattiamo da soli, Ursula von der Leyen fa ridere”. Il sottosegretario Fazzolari: “Il tycoon frizzante ma l’accordo con Washington e Ue si farà”
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SATURNIA — Quando Matteo Salvini inizia a parlare al resort extra lusso delle terme di Saturnia, campi da golf e piscine che odorano di zolfo (si farà pure un tuffo), ancora non è uscito il video in cui Trump attacca Zelensky vis-à-vis. Il vicepremier leghista ha tutto il tempo però di scorrere il cellulare, vedere cos’è successo alla Casa bianca e dire la sua. Critiche al presidente Usa? Zero. Anzi: «Stavo leggendo di come garbatamente ha accolto Zelensky. Se con un certo approccio non ha funzionato, con un approccio più strong un risultato arriva a casa». Viva le maniere forti. Twitta pure così: «Forza Trump». Rinnova l’augurio che gli assegnino il Nobel per la pace. «È il futuro, può cambiare la storia dell’Occidente». Persino i dazi che spaventano l’Ue, per il capo del Carroccio, sono invece «un’opportunità». E l’Italia deve trattare a tu per tu con The Donald, a livello «bilaterale, business-to-business», senza mediare con Parigi e Berlino. «Macron a nome di chi vola a Washington…

SATURNIA — Quando Matteo Salvini inizia a parlare al resort extra lusso delle terme di Saturnia, campi da golf e piscine che odorano di zolfo (si farà pure un tuffo), ancora non è uscito il video in cui Trump attacca Zelensky vis-à-vis. Il vicepremier leghista ha tutto il tempo però di scorrere il cellulare, vedere cos’è successo alla Casa bianca e dire la sua. Critiche al presidente Usa? Zero. Anzi: «Stavo leggendo di come garbatamente ha accolto Zelensky. Se con un certo approccio non ha funzionato, con un approccio più strong un risultato arriva a casa». Viva le maniere forti. Twitta pure così: «Forza Trump». Rinnova l’augurio che gli assegnino il Nobel per la pace. «È il futuro, può cambiare la storia dell’Occidente». Persino i dazi che spaventano l’Ue, per il capo del Carroccio, sono invece «un’opportunità». E l’Italia deve trattare a tu per tu con The Donald, a livello «bilaterale, business-to-business», senza mediare con Parigi e Berlino. «Macron a nome di chi vola a Washington? Non rappresenta nemmeno il 15% dei francesi». Le contro-mosse di Ursula von der Leyen? «Fanno ridere». Come, a suo dire, l’esercito comune europeo. Roma, per Salvini, dovrebbe comprare armi negli Usa, non in altri Stati europei. «Altro che più Europa, sarebbe come dare il fiasco a un alcolista».

Anche mettendo in fila le dichiarazioni di qui a Saturnia, nel “Forum in masseria” organizzato da Bruno Vespa e Comin & Partners, emergono posizioni molto diverse in maggioranza. Prima del capo leghista, aveva parlato il potente sottosegretario Giovanbattista Fazzolari, braccio destro della premier Giorgia Meloni a Palazzo Chigi. E sui dazi spiegava che la strada maestra da seguire è un «accordo di buon senso tra Ue e Usa», perché cercare di tutelare solo alcuni comparti italiani «è molto complicato». Trump, per Fazzolari, «è molto più frizzante di quello che avremmo immaginato». In una fase così tribolata, per l’uomo-macchina di Meloni è però «importante per tutti fare le valutazioni solo sugli atti concreti e non sulle dichiarazioni». Certo, i dazi al 25% contro l’Ue «preoccupano», ma la tesi del sottosegretario meloniano è: un accordo si troverà.

Riguardo all’Ucraina, per Fazzolari la linea di Meloni è questa: andrebbero estese a Kiev «le garanzie dell’articolo 5 della Nato, senza farla entrare nell’alleanza, perché l’ingresso può essere reputato dalla Russia un atto ostile». Così però si scongiurerebbe una nuova invasione. Quanto all’invio di soldati italiani, ha confermato che il governo la valuta sotto il cappello dell’Onu, «tutt’altra questione» rispetto all’ipotesi di truppe solo europee.

Il sottosegretario ha parlato anche di un mucchio di altre questioni. Del premierato che «sarebbe un delitto» non portare a dama, della legge elettorale da riformare presto, anche di un sostanzioso anticipo della fine della legislatura, a primavera 2027 anziché a ottobre. O ancora della commissione Covid che avrebbe scoperto «cose scandalose» e del risiko bancario «che preoccupa». Ha rilanciato pure il nucleare «in 5-10 anni» e mandato un segnale a Daniela Santanchè: valuti «se è in grado di continuare in modo sereno ed efficace». Ma tutto alla fine è fagocitato dal tema Trump. E dalle sue pressioni, anche sulle spese militari. Da aumentare «al 2%», per il vicepremier forzista Antonio Tajani. Anche se ci sarà «sicuramente un contraccolpo sul bilancio», ragionava in mattinata il titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti, «ma vorrei vedere anche cosa può derivarne in termini di crescita».

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