Roma – «È iniziato tutto tre giorni fa, quando ho visto quel video di Trump su Gaza. Nonostante l’orrore già provato per le immagini della deportazione dei migranti incatenati, quel “giochino” sui palestinesi mi ha sconvolto. Mi sono detta: non posso restare in casa, guardare in poltrona i dibattiti in tv, indignarmi e non fare niente. Così ho scritto una lettera a Elly Schlein, chiedendo di scendere in piazza». Gioconda Spinelli, figlia di Veniero Spinelli e nipote di Altiero, il padre politico del federalismo europeo, autore del manifesto di Ventotene, aderisce convinta alla proposta di Michele Serra di una manifestazione per l’Europa.
Dopo la lettera a Schlein cosa ha fatto?
«Ho passato due giorni al telefono con tutti quelli che conosco per perorare la mia idea. Potete immaginare cosa ho provato questa mattina (ieri, ndr) leggendo quella stessa idea sulla prima pagina di Repubblica. Mi sono commossa e mi sono detta: ma allora non sono io che sono pazza, non sono da sola in questo …
Roma – «È iniziato tutto tre giorni fa, quando ho visto quel video di Trump su Gaza. Nonostante l’orrore già provato per le immagini della deportazione dei migranti incatenati, quel “giochino” sui palestinesi mi ha sconvolto. Mi sono detta: non posso restare in casa, guardare in poltrona i dibattiti in tv, indignarmi e non fare niente. Così ho scritto una lettera a Elly Schlein, chiedendo di scendere in piazza». Gioconda Spinelli, figlia di Veniero Spinelli e nipote di Altiero, il padre politico del federalismo europeo, autore del manifesto di Ventotene, aderisce convinta alla proposta di Michele Serra di una manifestazione per l’Europa.
Dopo la lettera a Schlein cosa ha fatto?
«Ho passato due giorni al telefono con tutti quelli che conosco per perorare la mia idea. Potete immaginare cosa ho provato questa mattina (ieri, ndr) leggendo quella stessa idea sulla prima pagina di Repubblica. Mi sono commossa e mi sono detta: ma allora non sono io che sono pazza, non sono da sola in questo maledetto mondo».
Dunque, che fare?
«Forse grazie a Serra ci riusciremo davvero, forse riusciremo a mostrare a tutti il nostro disaccordo con Trump e, mi permetta, anche la nostra indignazione per il balbettio del nostro governo».
L’Europa è molto lontana dall’essere quella progettata da Spinelli, Colorni e Rossi, federalista e democratica. È divisa, non ha una difesa comune, è un erbivoro in un mondo di carnivori...
«È vero, l’Europa è fragile e debole. Ma dai momenti di crisi si può anche uscire andando avanti, con nuove prospettive. Esiste ancora la possibilità che, da questo momento così buio, l’Europa riesca a diventare quella che doveva essere nel sogno di Altiero e di molti altri italiani».
E lei che Europa immagina?
«Un’Europa sociale, solidale, che non pensi solo alle armi. Che non veda gli immigrati unicamente come un pericolo. Questa è l’Europa che io ho sognato come figlia e nipote degli Spinelli».
Ma senza un esercito europeo e una difesa comune come ci può essere davvero un’Europa unita?
«Certo, la difesa comune è importante, ma non può essere l’elemento centrale. Non può essere questo l’unico argomento dell’Europa. A parte che la nostra Costituzione resta comunque contro la guerra, è evidente che in tutti questi anni di aggressione russa all’Ucraina, noi europei abbiamo fatto ben poco per arrivare alla pace, a parte fornire armi».
In piazza in genere ci vanno le persone con i capelli bianchi. Perché? E come coinvolgere i giovani?
«Vero, c’è una generazione che si muove poco, qualcosa fanno, ogni tanto si mobilitano come per la Palestina, per il clima. Ma è passato il messaggio che la politica è qualcosa di sporco. E infatti molti giovani non votano, non credono più alla partecipazione. Questa forse è la maggiore responsabilità di noi che abbiamo vissuto altre stagioni, quella di aver convinto i giovani che i politici erano tutti uguali, tutti corrotti. E non era vero».
Potrebbe mobilitarli l’ideale federalista europeo?
«Forse sì, me lo auguro. Ma bisognerebbe far capire loro cosa potrebbe diventare l’Europa - che non può essere solo viaggi ed Erasmus - e quanto valga la pena davvero difenderla. Proprio ora che rischia di scomparire e non è più scontata. Bisogna tornare a spiegare ai giovani cosa volevano i padri fondatori e cosa volevamo noi».
Ha un ricordo personale di Altiero da condividere con noi?
«Mi ricordo uno dei nostri ultimi incontri. Parlavamo di lui, del rapporto complicato con il fratello, dei figli e dei nipoti. Era un modo per riparlare della nostra famiglia con un uomo che, per la politica, aveva sacrificato tutto».
Michele Serra l’ha poi sentito?
«Sì certo».
E lui?
«Mi ha salutato dicendo: speriamo di vederci in piazza. E sa cosa gli ho risposto?»
Cosa?
«Caro Michele, spero invece di non vederti. Perché vorrà dire che saremo stati talmente tanti da riempirla quella piazza, con una folla immensa».