Caro direttore,
nei giorni scorsi Michele Serra ha invitato a “dire qualcosa di europeo” e a fare qualcosa di europeo, una manifestazione. Un invito coraggioso.
Da tempo ormai siamo tutti a casa, impegnati dalle nostre vite e senza bisogno di camminare insieme per ricordare cosa ci è stato consegnato in tanti anni di democrazia. Eppure, se la casa va a fuoco le persone escono, anzi si precipitano fuori. E dobbiamo renderci conto che la nostra casa europea rischia di andare a fuoco molto velocemente. Nel mondo occidentale – e in Europa soprattutto – il nuovo bipolarismo è chiaro: da una parte i sovranisti, gli autoritari, qualche volta i neofascisti; e dall’altra le culture costituzionali unite, nella diversità, da una stessa idea di democrazia, libertà e di Europa.
Si sdogana un approccio truffaldino alla libertà: la libertà del più potente, del più ricco, di chi ha più mezzi, che finisce per restringere e poi annullare la libertà delle persone comuni, di chi conta di meno, di chi ha …
Caro direttore,
nei giorni scorsi Michele Serra ha invitato a “dire qualcosa di europeo” e a fare qualcosa di europeo, una manifestazione. Un invito coraggioso.
Da tempo ormai siamo tutti a casa, impegnati dalle nostre vite e senza bisogno di camminare insieme per ricordare cosa ci è stato consegnato in tanti anni di democrazia. Eppure, se la casa va a fuoco le persone escono, anzi si precipitano fuori. E dobbiamo renderci conto che la nostra casa europea rischia di andare a fuoco molto velocemente. Nel mondo occidentale – e in Europa soprattutto – il nuovo bipolarismo è chiaro: da una parte i sovranisti, gli autoritari, qualche volta i neofascisti; e dall’altra le culture costituzionali unite, nella diversità, da una stessa idea di democrazia, libertà e di Europa.
Si sdogana un approccio truffaldino alla libertà: la libertà del più potente, del più ricco, di chi ha più mezzi, che finisce per restringere e poi annullare la libertà delle persone comuni, di chi conta di meno, di chi ha scarsi mezzi culturali. È una nuova drammatica contrapposizione tra democrazia e libertà che, al contrario, sono assieme pilastri della nostra comunità.
Troviamo insieme una data per scendere in piazza. Anche prima del 9 maggio, festa dell’Europa. Sarebbe importante che gli europarlamentari e i loro partiti, i sindacati, le associazioni, raccogliessero l’appello di Serra a dire qualcosa di europeo. E se a tutti loro ci unissimo anche noi cittadini uniti solo dalla bandiera europea, senza altri simboli.
Quel giorno ci ricorda un’America che sembra non esserci più. La scena del loro presidente e vicepresidente che tentano di umiliare Zelensky ci ha lasciato sgomenti. Come se fosse possibile umiliare con le parole chi da tre anni seppellisce cadaveri e organizza la difesa del suo popolo. È stata invece umiliata quella America a cui saremo sempre grati, che ci aiutò a combattere i fascismi e poi ricostruire. Cosa sarebbe stato delle nostre democrazie se invece del piano Marshall ci avesse chiesto dei rimborsi? Anche per onorare quella generosità oggi dobbiamo fare qualcosa di europeo: accogliere presto l’Ucraina nella Ue.
E, per cominciare, diciamo qualcosa di europeo prima del 9 maggio, data in cui la Russia, nell’anniversario della vittoria del ‘45, vorrebbe celebrare la conquista dell’Ucraina.
Cominciamo col dire che ogni lavoratore deve ricevere una retribuzione dignitosa per vivere, nutrita di diritti tra cui quello di associarsi in sindacati. Che nessuno, leader o cittadino, è sopra la legge. Che le elezioni sono importanti, ma altrettanto le istituzioni, la magistratura, le autorità indipendenti e i servitori dello Stato, che sono i servitori della democrazia e quindi della nostra libertà.
Poi ricordiamoci che tutti noi facciamo qualcosa di europeo quando curiamo una persona in un ospedale senza chiedere un documento, ma solo che cosa si sente. Quando insegniamo a una bambina a leggere senza darle una fattura da pagare. Quando garantiamo a tutti gli anziani dignità e compagnia. E anche quando organizziamo aziende di grande successo che non mancano mai di sostenere le loro comunità, in Italia, Germania, Francia e, nonostante uno sciagurato referendum viziato da ingerenze straniere, in Gran Bretagna.
È europeo affermare che la vera democrazia ha bisogno della luce di una informazione pluralista, oggi inficiata dal monopolio oscuro del controllo degli algoritmi dei social network. Monopolio che va spezzato.
È europeo dire che la tecnologia è sempre uno strumento e mai un fine. Ed è doveroso chiedersi se qualcosa offenda i diritti di qualcuno: i diritti, non le opinioni. Perché i diritti sono la sostanza della nostra uguaglianza, e l’uguaglianza è biglietto da visita che il nostro paese e il nostro continente porge, con amicizia ma anche con decisione, al resto del mondo.
Caro direttore, mi scuso se ho dimenticato tante cose da dire da europeo, è che sono davvero pronunciabili solo tutti assieme. Facciamolo presto.