Meloni: “Perplessa su truppe europee, l’escalation indebolisce tutti”
dal nostro inviato Tommaso CiriacoLONDRA – Per la prima volta da molte settimane, dice quello che realmente pensa. Strizzando al massimo il suo pensiero, questo: l’Italia non vuole e non può rinunciare agli Stati Uniti. Ha bisogno del suo ombrello atomico. Vuole evitare una guerra commerciale con Washington. Non crede che l’Europa possa sostituire l’alleato, difendendosi da sola. E ritiene vitale, anche per difendere l’Ucraina, affidarsi ancora a Washington. Per questo, evoca un articolo cinque “light” della Nato per scoraggiare nuovi assalti a Kiev, una volta siglata l’eventuale tregua con Vladimir Putin.
La premier si ferma a conversare con i cronisti fuori dalla residenza dell’ambasciatore italiano a Londra. Nessuno spigolo con la stampa, anzi: è disponibile come non accadeva da tempo. Ha anche bisogno di uscire dall’angolo. E’ consapevole di dover costruire una posizione italiana, perché Francia e Gran Bretagna non sono certe ferme a guardare: hanno presentato un piano a cui Roma deve rispondere. «Presentato? “Pre…
LONDRA – Per la prima volta da molte settimane, dice quello che realmente pensa. Strizzando al massimo il suo pensiero, questo: l’Italia non vuole e non può rinunciare agli Stati Uniti. Ha bisogno del suo ombrello atomico. Vuole evitare una guerra commerciale con Washington. Non crede che l’Europa possa sostituire l’alleato, difendendosi da sola. E ritiene vitale, anche per difendere l’Ucraina, affidarsi ancora a Washington. Per questo, evoca un articolo cinque “light” della Nato per scoraggiare nuovi assalti a Kiev, una volta siglata l’eventuale tregua con Vladimir Putin.
La premier si ferma a conversare con i cronisti fuori dalla residenza dell’ambasciatore italiano a Londra. Nessuno spigolo con la stampa, anzi: è disponibile come non accadeva da tempo. Ha anche bisogno di uscire dall’angolo. E’ consapevole di dover costruire una posizione italiana, perché Francia e Gran Bretagna non sono certe ferme a guardare: hanno presentato un piano a cui Roma deve rispondere. «Presentato? “Presentato? Non direi… Ci sono degli spunti», frena. Poi aggiunge: «Ci sono varie proposte. In questo momento sono tutte utili. Poi ci possono essere perplessità, ad esempio sull’utilizzo di truppe europee. Io ne ho espresso, ma c’è la volontà di dare tutti una mano». In realtà, anche Parigi e Londra sanno perfettamente che servirebbe un mandato dell’Onu – e che così finirà - ma per la premier conta in questa fase soprattutto distinguersi: «La presenza di soldati italiani in Ucraina – dice - non è mai stata all’ordine del giorno». Pausa: «Al momento». Roma ci sarà, sotto l’ombrello delle Nazioni unite, se la tregua dovesse decollare.
Ma l’ombrello che più conta è un altro: quello americano. La presidente del Consiglio è reduce dalla telefonata con Trump e da un bilaterale con il premier britannico Keir Starmer, utile a ribadire un concetto: «Ogni divisione dell’Occidente sarebbe esiziale, un errore». Per questo, va dritta al punto strategico che le sta a cuore, per l’Italia e per l’Ucraina. Le chiedono dell’eventualità di affidare in futuro all’atomica europea (dunque a quella francese) la difesa del continente, lei replica come mai finora: «È un’opzione che prende in considerazione un disimpegno Usa. Eviterei, per non auspico questo scenario. E, anzi, parlarne non è una cosa intelligentissima». La domanda, dice Meloni, è semmai come rispondere a un dilemma: «Può accadere che la pace venga violata?». Può succedere, assicura, è già successo in passato, e per questo serve la Nato: «Essere nella cornice atlantica non significa necessariamente un ingresso nell’alleanza, ma tante opzioni». Ad esempio, sostiene, «pensando in modo creativo, out of the box, attorno all’articolo 5. Da lì bisogna partire per arrivare a soluzioni». Insomma, sostiene «è come se avessimo corso un po’ troppo, togliendo troppo in freTta alcuni argomenti dal tavolo». Tradotto: tenere dentro le garanzie di sicurezza che solo l’alleanza atlantica può offrire, anche a costo di non far felice Putin.
È il solito pendolo della premier: Europa, ma anche l’America. E dunque, per non confliggere con Trump, evita anche di criticare l’assalto politico subito da Volodymyr Zelensky nello Studio Ovale. «Sono molto dispiaciuta per quello che è accaduto, ma non è utile in questa fase lasciarsi andare alle tifoserie». Poche ore prima, sempre a Londra, ha incontrato proprio il Presidente ucraino, ribadendo il sostegno alla causa di Kiev per una «pace duratura». «L’ho trovato lucido, vuole lavorare per andare avanti».
Trump significa ovviamente anche dazi, forse il principale cruccio di Meloni. Sul punto, la leader ribadisce l’approccio europeo alla questione, ma spera ancora in un patto con Washington: «Siamo ovviamente tutti molto preoccupati…». La interrompono: “Salvini non lo è, presidente”. Il soggetto della frase cambia: «Sono preoccupata e sarebbe un problema se gli Usa li imponessero, perché la Ue risponderebbe. Si tratterebbe di una escalation che indebolirebbe tutti. Ma si possono trovare soluzioni. Trump è un dealer, uno che fa accordi». O almeno, così sperano davvero a Palazzo Chigi.