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Rai, slittano le nomine alle testate. Veti incrociati Lega-FdI: presidente Marano contro ad Rossi

Marano e Rossi 

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A 24 ore dal cda non sono arrivati i curricula dei candidati da parte dell'amministratore delegato Giampaolo Rossi. Marano: “Dispiaciuto”. Natale: “Comportamento irresponsabile”
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È rissa continua sulla Rai. Paralizzata dal gioco dei veti incrociati fra partiti di maggioranza che ormai da mesi bloccano le nomine alla guida delle tre testate dirette ad interim e dei generi da rinnovare, impedendo quel riassetto complessivo immaginato dal ‘destrissimo’ ad Giampaolo Rossi fin dal suo insediamento, nell’ottobre scorso. Da allora è cominciato un lunghissimo braccio di ferro sulle poltrone, in particolare fra Fratelli d’Italia e Lega, che nemmeno un paio di vertici tra leader di partito è riuscito a sbloccare.

Lite FdI-Lega

Da una parte ci sono i meloniani, convinti che gli alleati lumbard siano sovrarappresentati rispetto al loro consenso reale, e perciò decisi a guadagnare ulteriore spazio; dall’altra i salviniani, determinati non solo a resistere, cioè a conservare l’esistente, ma addirittura a prendere qualche postazione in più. Con Forza Italia che, non riuscendo a ottenere la presidenza per Simona Agnes a causa del muro delle opposizioni in Vigilanza, ha alzato…

È rissa continua sulla Rai. Paralizzata dal gioco dei veti incrociati fra partiti di maggioranza che ormai da mesi bloccano le nomine alla guida delle tre testate dirette ad interim e dei generi da rinnovare, impedendo quel riassetto complessivo immaginato dal ‘destrissimo’ ad Giampaolo Rossi fin dal suo insediamento, nell’ottobre scorso. Da allora è cominciato un lunghissimo braccio di ferro sulle poltrone, in particolare fra Fratelli d’Italia e Lega, che nemmeno un paio di vertici tra leader di partito è riuscito a sbloccare.

Lite FdI-Lega

Da una parte ci sono i meloniani, convinti che gli alleati lumbard siano sovrarappresentati rispetto al loro consenso reale, e perciò decisi a guadagnare ulteriore spazio; dall’altra i salviniani, determinati non solo a resistere, cioè a conservare l’esistente, ma addirittura a prendere qualche postazione in più. Con Forza Italia che, non riuscendo a ottenere la presidenza per Simona Agnes a causa del muro delle opposizioni in Vigilanza, ha alzato la posta. Facendo valere il sorpasso nei sondaggi sul Carroccio. Che però non si rassegna.

L’attacco di Marano

Una situazione esplosiva che, alla vigilia del Cda che avrebbe dovuto deliberare l’ultimo giro di valzer salvo rimandarlo di nuovo a data da destinarsi, rischia ora di degenerare. Non appena l’agenzia Ansa ha battuto la notizia del rinvio, il presidente facente funzione in quota Lega, Antonio Marano, se ne è uscito con un attacco violentissimo contro i vertici Rai. "Personalmente sono molto dispiaciuto che non siano arrivate proposte per procedere con le nomine alle direzioni attualmente in interim, cosa che io e la consigliera Agnes richiediamo da tempo. Riteniamo che stabilizzare queste direzioni sarebbe stato un primo passo per garantire un'operatività serena all'azienda. Spero che da parte dell'ad non vi siano ulteriori tentennamenti".

Segno di un’escalation che non promette nulla buono. Come non ha mancato di rilevare il consigliere in quota Avs Roberto Natale: “L'azienda rimane bloccata perché dentro la maggioranza parlamentare e dentro la maggioranza del Cda non si è raggiunto l'accordo sul complesso delle direzioni da assegnare. Così si consegna colpevolmente alla totalità dei dipendenti e all'opinione pubblica l'immagine di una Rai talmente schiava delle note 'compatibilità politiche' da rinviare ogni decisione: comprese quelle unanimemente giudicate urgenti per superare le evidenti criticità dell'organizzazione per generi". Per Natale si tratta di “un comportamento irresponsabile, che sporca il brillante successo di Sanremo zavorrando ancora una volta la Rai con una nuova, evitabilissima dimostrazione di subalternità. Né vale invocare la mancata soluzione del rebus presidenza, l’impasse della Vigilanza, lo stallo della discussione sulla riforma della governance".

Il giro di valzer

Secondo i bene informati la trattativa si sarebbe incagliata essenzialmente su due partite. La TgR, da sempre feudo leghista, retto ad interim da Roberto Pacchetti. FdI la reclama per Nicola Rao, ma Salvini non intende cedere. E anzi vorrebbe conquistare anche il DayTime, guidato da Angelo Mellone, che potrebbe trasferirsi a RaiCultura. Se ciò dovesse avvenire, i lumbard intenderebbero piazzare al suo posto Williams Di Liberatore, “pupillo” del sottosegretario Alessandro Morelli. Altrimenti si accontenterebbero di RaiCultura, diretta da Silvia Calandrelli, per Fabrizio Zappi.

Ma non sono gli unici nodi sul tavolo. L’altro riguarda Stefano Coletta, attuale responsabile dei palinsesti, che l’ad Rossi vorrebbe promuovere coordinatore dei generi. Scelta tuttavia osteggiata da Palazzo Chigi, secondo cui elevare in quel ruolo un uomo vicino al centrosinistra non sarebbe la scelta giusta. Rossi resta di diverso avviso e per dimostrarlo ha appena affidato proprio a Coletta la direzione ad interim dell’Offerta Estero, che gestisce fra gli altri il canale Rai Italia, appena lasciata da Fabrizio Ferragni uscito per sopraggiunti limiti d’età. In questo caso, la Lega per Gianfranco Zinzilli; Forza Italia per Mariarita Grieco.

Spostamenti che, a cascata, attivano nuovi duelli: intanto quello fra Calandrelli e Francesco Pionati (sponsorizzato dalla Lega e in procinto di andare in pensione dal Giornale Radio per sopraggiunti limiti d’età) per la presidenza di RaiPubblicità. Mentre a Radio3 la sfida sarebbe tutta interna alle opposizioni: fra Andrea Vianello e Carlo Fontana. Senza dimenticare Rainews, dove il direttore meloniano Paolo Petrecca è stato appena sfiduciato dalla redazione e in attesa di ricollocazione: a questa casella punta Forza Italia con Federico Zurzolo. Riusciranno i nostri eroi a completare il risiko? Per ora, si direbbe di no.

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