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Schlein, Conte e Avs: “Quella di Ursula è la strada sbagliata”

(ansa)

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Il piano per riarmare l’Europa agita le opposizioni, non solo il governo. Azione e +Europa difendono il piano riarmo
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Il piano per riarmare l’Europa agita le opposizioni, non solo il governo. Il no al programma von der Leyen per sopperire alla defezione Usa in Ucraina riavvicina difatti il Pd all’asse 5S-Avs — da sempre antimilitaristi intransigenti, anche a costo di ignorare il disegno imperialista di Putin — ma scava un solco profondo con le forze più moderate del centrosinistra. Decise invece a difendere, sia Azione sia +Europa, quella che Carlo Calenda definisce «una proposta sacrosanta», addirittura «inevitabile» per Riccardo Magi.

Preceduta dall’attacco violentissimo di Andrea Orlando, la segretaria democratica prende le distanze dalla presidente della Commissione. «Quella presentata oggi non è la strada che serve all’Europa. Alla Ue serve la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse», l’altolà lanciato da Elly Schlein, che ieri ha sentito il premier spagnolo Pedro Sanchez in vista del vertice socialista e del successivo Consiglio europeo sull’Ucraina. «In questo pia…

Il piano per riarmare l’Europa agita le opposizioni, non solo il governo. Il no al programma von der Leyen per sopperire alla defezione Usa in Ucraina riavvicina difatti il Pd all’asse 5S-Avs — da sempre antimilitaristi intransigenti, anche a costo di ignorare il disegno imperialista di Putin — ma scava un solco profondo con le forze più moderate del centrosinistra. Decise invece a difendere, sia Azione sia +Europa, quella che Carlo Calenda definisce «una proposta sacrosanta», addirittura «inevitabile» per Riccardo Magi.

Preceduta dall’attacco violentissimo di Andrea Orlando, la segretaria democratica prende le distanze dalla presidente della Commissione. «Quella presentata oggi non è la strada che serve all’Europa. Alla Ue serve la difesa comune, non il riarmo nazionale. Sono due cose molto diverse», l’altolà lanciato da Elly Schlein, che ieri ha sentito il premier spagnolo Pedro Sanchez in vista del vertice socialista e del successivo Consiglio europeo sull’Ucraina. «In questo piano, a partire dal titolo, manca la volontà dei singoli governi di fare davvero una difesa comune e mancano gli investimenti finanziati dal debito comune, come durante la pandemia», rincara la leader pd. «Così rischia di diventare il mero riarmo di 27 paesi e noi non ci stiamo». Per di più utilizzando «i fondi di coesione per finanziare le spese militari nazionali»: una scelta «inaccettabile». D’accordo per una volta col governatore campano Enzo De Luca: «Per il Sud sarebbe mortale».

Una sortita studiata, anche, per mettere in difficoltà la premier. Risultata tuttavia indigesta all’ala riformista del suo partito. Subito intervenuta per correggere la rotta. «Prendersela con von der Leyen che prova a reagire alla prepotenza del duo Trump-Putin non mi sembra una grande idea», critica Pina Picierno. Più diplomatico Lorenzo Guerini: «La proposta sul riarmo definisce giustamente l’obiettivo in termini di risorse, ma così come è stata prospettata necessita di essere modificata», avverte il presidente del Copasir. Il quale stronca «l’utilizzo dei fondi di coesione» e il «poco coraggio a sostenere un vero salto in senso europeo delle spese per la difesa». Ma invita a non alzare muri: «Ora bisogna mettersi al lavoro, innanzitutto all’interno del Pse, per confermare il nostro impegno per maggiori investimenti e capacità militari europee». Ne fa anche una questione lessicale, il senatore Alessandro Alfieri: «Magari chiamiamo questa sfida Protect Europe invece di Rearm. Pure il linguaggio ha la sua importanza». Riflessioni più morbide rispetto a quelle di Schlein.

Chi al contrario va giù durissimo è Giuseppe Conte: «Noi siamo per l’Europa del Next Generation che ha portato in Italia 209 miliardi. L’Europa di VdL ne vuole investire 800 per il riarmo: per noi significa 30 miliardi sottratti a sanità, istruzione, scuola, al sostegno per famiglie e imprese, al caro bollette e al carovita». È pronto a salire sulle barricate, il leader 5S: «Noi contrasteremo questa furia bellicista» che «tinge di verde militare il blu dell’Europa». Motivo per cui il 15 marzo il Movimento non parteciperà alla manifestazione pro-Ue (dove ci sarà il Pd) in programma a Roma: «Se si ritrova nella stessa piazza chi combatte il riarmo e chi è a favore, c’è qualcosa che non funziona. Questi sono punti dirimenti per il futuro confronto», l’avviso spedito agli alleati. Colto al volo da Calenda per la marcare le distanze: «Adesso che gli Stati Uniti si sono defilati, per evitare che i russi ci attacchino serve un esercito forte. Von der Leyen va nella direzione giusta. E sta definitivamente sotterrando il bipolarismo italiano. Come può esistere un campo largo con Schlein che va in piazza per l’Europa contro Fratoianni e Conte? Oggi l’unica posizione accostabile alla nostra è quella di Forza Italia. Per il resto mi sembrano tutti impazziti».

Ci pensa il verde Angelo Bonelli a replicare a brutto muso: «Calenda metta l’elmetto e vada a fare la guerra: un milione di morti non sono sufficienti per capire che le armi non hanno risolto nulla? Il piano da 800 miliardi è follia pura». E anche oggi le opposizioni si uniscono domani.

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