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Fine vita, si muove il centrodestra: pronta una proposta con i criteri di massima su cui discutere

(ansa)

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I relatori sono il meloniano Ignazio Zullo e il forzista Pierantonio Zanettin: “È una cornice legislativa”
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Un passo avanti sul fine vita dopo mesi di stallo. La prossima settimana dovrebbe essere quella decisiva, perché tutti i gruppi politici al Senato si sono impegnati a fare sapere cosa ne pensano della proposta che ieri è stata messa sul tavolo delle commissioni Sanità e Giustizia dai relatori, il forzista Pierantonio Zanettin e il meloniano Ignazio Zullo.

Da mesi si discuteva a vuoto e ora nel comitato ristretto c’è una proposta di sintesi, per iniziativa dei relatori. Significa che non ha ancora l’ok dei partiti di maggioranza, ma che le opposizioni possono cominciare a dire la loro. Nella passata legislatura, dopo il pronunciamento della Consulta sul caso Cappato-dj Fabo si era arrivati in Parlamento a un passo dall’approvazione definitiva della norma. Ma più ancora poche settimane fa, c’era stata la legge sull’eutanasia della Toscana. Le Regioni si muovono: è impensabile però che si possa procedere in ordine sparso creando in Italia regimi diversi.

Il dem Alfredo Bazoli, autore del…

Un passo avanti sul fine vita dopo mesi di stallo. La prossima settimana dovrebbe essere quella decisiva, perché tutti i gruppi politici al Senato si sono impegnati a fare sapere cosa ne pensano della proposta che ieri è stata messa sul tavolo delle commissioni Sanità e Giustizia dai relatori, il forzista Pierantonio Zanettin e il meloniano Ignazio Zullo.

Da mesi si discuteva a vuoto e ora nel comitato ristretto c’è una proposta di sintesi, per iniziativa dei relatori. Significa che non ha ancora l’ok dei partiti di maggioranza, ma che le opposizioni possono cominciare a dire la loro. Nella passata legislatura, dopo il pronunciamento della Consulta sul caso Cappato-dj Fabo si era arrivati in Parlamento a un passo dall’approvazione definitiva della norma. Ma più ancora poche settimane fa, c’era stata la legge sull’eutanasia della Toscana. Le Regioni si muovono: è impensabile però che si possa procedere in ordine sparso creando in Italia regimi diversi.

Il dem Alfredo Bazoli, autore della proposta di legge che è stata a un passo dall’approdo, apprezza il tentativo di Zullo e Zanettin. L'ipotesi della destra è minimalista. Prevede che la legge nazionale disponga il fine vita se una persona ha una patologia irreversibile ed è tenuta in vita da un trattamento di sostegno vitale. Deve inoltre essere stata inserita in un percorso di cure palliative, però è a capo della decisione da prendere.

“È una cornice legislativa”: insiste Zanettin. Sono cioè i criteri di massima. Zullo tiene a precisare che la proposta di legge “sancisce il principio della inviolabilità della vita rafforzando il percorso delle cure palliative, comprendendo l'eccezionalità dei casi e declinandone le condizioni”. Sulle cure palliative insiste anche Zanettin, essendo l’avvio delle terapia la condizione per poter accedere al suicidio assistito: “Bisogna sottolineare innanzitutto l'importanza di rafforzare il percorso delle cure palliative. Per questo motivo ci sarà anche una norma di competenza della commissione Sanità”.

Una proposta che è lontana da quelle depositate dalla sinistra, ma è un colpo battuto dalla destra che finora sembrava, in particolare Fratelli d’Italia, non volerne neppure discutere. Invece fin da mercoledì prossimo dovrebbe esserci un confronto sui testi. Zanettin avverte: “Inutile fare in fretta, importante è fare”.

Proposta che viene commentata in maniera negativa dal segretario di +Europa, Riccardo Magi: “È bene che il Parlamento si occupi di fine vita ma la bozza di testo presentata dal centrodestra oggi in Senato è piuttosto deludente – spiega - e, se questa è la base di partenza, è preferibile non avere alcuna legge perché rappresenta un passo indietro rispetto a quanto stabilito dalla Consulta. Già inserire il principio dell’inviolabilità e dell’indisponibilità della vita appare una enunciazione ideologica, anziché un atto normativo per dare garanzie alla libertà di scelta dei cittadini sul fine vita, ma rendere obbligatorio un percorso di cure palliative come condizione per accedere al suicidio assistito è una disposizione sadica che non tiene conto della sofferenza reale delle persone e rende la legge regressiva rispetto a quanto stabilito dalla Corte”.

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