Armi, sì di Meloni al piano Ursula: “Ma no ai fondi di coesione”. Italia al summit militare per Kiev
dal nostro inviato Lorenzo De CiccoBRUXELLES – Con la preoccupazione che il “piano Ursula”, così come confezionato, possa indebitare troppo l’Italia, che corre «dei rischi», Giorgia Meloni dà comunque il suo via libera all’operazione “ReArm Europe”. Anche perché Roma incassa lo scorporo delle spese militari dal patto di stabilità, un chiodo su cui Palazzo Chigi batteva da tempo. Non solo: la nostra Difesa parteciperà al summit dei capi di stato maggiore convocato martedì a Parigi da Emmanuel Macron. Ci sarà il generale Luciano Portolano. La riunione, ha fatto sapere l’Eliseo, riguarderebbe l’eventuale «dispiegamento di forze europee» in Ucraina. Opzione su cui Meloni ancora ieri sera ha espresso «molte perplessità, altro tema è una missione Onu». Ma non al punto da far disertare ai nostri massimi graduati la riunione parigina.
Il vertice brussellese, straordinario e dunque informale, per la premier si chiude con luci e ombre. Secondo fonti diplomatiche europee, al tavolo dei 27 Meloni insiste per inserire nelle conclus…
BRUXELLES – Con la preoccupazione che il “piano Ursula”, così come confezionato, possa indebitare troppo l’Italia, che corre «dei rischi», Giorgia Meloni dà comunque il suo via libera all’operazione “ReArm Europe”. Anche perché Roma incassa lo scorporo delle spese militari dal patto di stabilità, un chiodo su cui Palazzo Chigi batteva da tempo. Non solo: la nostra Difesa parteciperà al summit dei capi di stato maggiore convocato martedì a Parigi da Emmanuel Macron. Ci sarà il generale Luciano Portolano. La riunione, ha fatto sapere l’Eliseo, riguarderebbe l’eventuale «dispiegamento di forze europee» in Ucraina. Opzione su cui Meloni ancora ieri sera ha espresso «molte perplessità, altro tema è una missione Onu». Ma non al punto da far disertare ai nostri massimi graduati la riunione parigina.
Il vertice brussellese, straordinario e dunque informale, per la premier si chiude con luci e ombre. Secondo fonti diplomatiche europee, al tavolo dei 27 Meloni insiste per inserire nelle conclusioni del consiglio un passaggio che riconosca «gli sforzi di Trump per raggiungere la pace». Ma la richiesta non passa. La premier prova pure a rilanciare la sua idea di un vertice Usa-Ue sull’Ucraina, perché «sarebbe un errore» non riavvicinare le due sponde dell’Atlantico. Ma questo formato non piace nemmeno a The Donald. E la presidente del Consiglio, davanti ai taccuini, ammette: «Ci stiamo lavorando, ma non c’è nulla di concreto».
La premier rivendica comunque lo scomputo dal patto di stabilità come vittoria italiana. Al contempo, esprime forti timori che il nostro debito si appesantisca di un’ulteriore zavorra. La premier ne parla a porte chiuse, durante il summit. «Si crea un problema di sostenibilità». Perché il piano di “VdL” finora prevede eurobond, dunque prestiti da rimborsare, prima o poi. Ecco perché Meloni suggerisce un’altra via: «Garanzie europee», che tutelino possibili investimenti anche dei privati. Il modello sarebbe il piano InvestEu, che non impatta sul debito. «Il ministro Giorgetti lo proporrà al prossimo Ecofin». Ma l’opzione resta complicata.
Sull’ombrello nucleare offerto da Macron, Meloni sembra in linea col tedesco Olaf Scholz nell’esprimere riserve. Sempre con Berlino gioca di sponda su una partita cruciale per il futuro dell’Europa: una revisione complessiva del patto di stabilità, che preveda lo scomputo non solo degli investimenti in difesa, ma sulla competitività in generale. «Moltissime materie. L’Italia lo aveva detto, se ci avessero ascoltato al tempo...». Dentro e fuori il summit, la premier contesta poi il nome scelto da von der Leyen per il piano di riarmo. Ma ne fa una questione prettamente semantica, comunicativa: «Riarmo non è la parola adatta, parliamo di difesa e sicurezza, si danno messaggi che ai cittadini non sono chiarissimi». Concetto che pare rivolto anche al suo vice Matteo Salvini, che da giorni piccona l’«Ue bellicista».
Non è l’unico passaggio in cui Meloni sembra guardare più al dibattito italiano, che alle dinamiche di Bruxelles. L’occhio pare rivolto a Roma anche quando interviene sul dirottamento dei fondi di coesione verso le spese militari. L’Italia ha chiesto che l’opzione fosse volontaria. E Meloni: «Noi non li useremo per acquistare armi». Senza biasimare altri paesi, «quelli più esposti», che si muoveranno all’opposto.
Dal palazzo Justus Lipsius, la premier commenta pure gli attacchi di Putin a Macron e soprattutto l’ultima sortita dell’autocrate di Mosca, secondo il quale «la Russia non rinuncerà mai a ciò che è suo». Meloni evoca Gomorra: «Mi ricorda una serie tv, ma Putin parla al suo pubblico». È l’ultima annotazione prima della cena dei leader e del ritorno a Roma. L’attendono le bizze del centrodestra. La Lega ora sventola i sondaggi secondo cui il 74% degli italiani è contro gli investimenti in armi. Mentre Tajani, difende il piano Ue: «Le critiche di Giorgetti? Opinione sua».