Bruxelles – Basta con le “semplificazioni”, dice Antonio Tajani. Perché “sicurezza” non è “fare la guerra”. Per questa ragione, Antonio Tajani sostiene il Paso Rearm Europe. Lo sostiene nonostante lo stop di Matteo Salvini. E offre il suo sostegno all’iniziativa di Ursula von der Leyen, durante un faccia a faccia all’hotel Sofitel di Bruxelles, a margine del vertice del Ppe che si sta svolgendo stamane nella capitale belga, prima del Consiglio europeo. Il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri incrocia brevemente la presidente della Commissione all’ingresso, poi si ritrova con lei in una sala riunioni dell’hotel. Tajani conferma alla von der Lyen il sostegno del governo italiano alla ‘’visione’’ della Commissione. Un piano comunque migliorabile, spiega, portando la posizione concordato con Giorgia Meloni. È da accompagnare con il tentativo di tenere assieme l’alleanza con Washington: “Innanzitutto dobbiamo essere realistici e non mandare l’Europa in rotta di collisione con gli…
Bruxelles – Basta con le “semplificazioni”, dice Antonio Tajani. Perché “sicurezza” non è “fare la guerra”. Per questa ragione, Antonio Tajani sostiene il Paso Rearm Europe. Lo sostiene nonostante lo stop di Matteo Salvini. E offre il suo sostegno all’iniziativa di Ursula von der Leyen, durante un faccia a faccia all’hotel Sofitel di Bruxelles, a margine del vertice del Ppe che si sta svolgendo stamane nella capitale belga, prima del Consiglio europeo. Il leader di Forza Italia e ministro degli Esteri incrocia brevemente la presidente della Commissione all’ingresso, poi si ritrova con lei in una sala riunioni dell’hotel. Tajani conferma alla von der Lyen il sostegno del governo italiano alla ‘’visione’’ della Commissione. Un piano comunque migliorabile, spiega, portando la posizione concordato con Giorgia Meloni. È da accompagnare con il tentativo di tenere assieme l’alleanza con Washington: “Innanzitutto dobbiamo essere realistici e non mandare l’Europa in rotta di collisione con gli Stati Uniti - sostiene, in premessa - mi sembra assolutamente impossibile pensare di garantire la sicurezza dell'Ucraina e dell'Europa senza la Nato. È fondamentale: senza gli Stati Uniti non si può fare’’.
Tajani, al pari di Meloni, deve fare i conti con gli attacchi di Salvini al piano e alla Commissione. La posizione che porta a Bruxelles, allora, si può sintetizzare così: dobbiamo spendere di più per la sicurezza, "ma io la chiamo sicurezza, non riarmo”. Le armi, questo il senso del suo ragionamento, sono una porzione - importante e costosa - “di un progetto di rafforzamento della sicurezza dei nostri Stati e dell’Unione”. “Significa anche - aggiunge - che noi dobbiamo fare la nostra parte, cioè spendere più per la nostra sicurezza. Sicurezza non è la guerra. Significa anche la sicurezza delle nostre strade, dei nostri concittadini, l'impegno contro il terrorismo, significa la sicurezza delle nostre frontiere. Significa molto, non bisogna semplificare. La sicurezza è qualcosa di molto più ampio della guerra".
Una risposta neanche troppo implicita a Salvini, che ha messo in contrapposizione il riarmo con le risorse destinate al welfare. Il titolare degli Esteri conferma alla presidente della Commissione europea che il percorso verso la pace in Ucraina potrebbe prevedere anche lo schieramento di truppe di peacekeeping, ma sul punto precisa: “dobbiamo costruire una pace che richieda forze di interposizione, non schierare i nostri militari per imporre la pace. Se fosse così dovremmo solo continuare a combattere. Noi dobbiamo continuare a difendere il popolo ucraino fino a che non ci sarà una vera pace. E dobbiamo evitare di giocare con i soldatini da schierare qui o lì prima che sia definito un quadro chiaro di come arrivare alla pace e come garantirla”. Di fatto, conferma la posizione sua e di Meloni: l’Italia è disposta a ragionare di un invio di uomini in una cornice internazionale e sotto la bandiera delle Nazioni Unite.