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Governo diviso sul riarmo, frena anche Giorgetti. È lite tra i vicepremier

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Il ministro dell’Economia contro il piano di von der Leyen: “Senza logica”. Tajani: “Governo anti-Ue? Non ci starei”. Salvini: “Usare i fondi in altro modo”
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L’appello di Giorgia Meloni a moderare i toni, a evitare sortite che mettano in luce le contraddizioni della maggioranza, sembra servito a poco. La Lega insiste: il piano di von der Leyen per riarmare l’Europa non va. Oltre a Matteo Salvini, contesta il “piano Ursula” pure il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Censura severa, quella del titolare del Mef: all’Europa serve «un piano di investimenti militari che abbia un senso e non fatto in fretta e furia, senza una logica». Non andrebbero ripetuti, per Giorgetti, gli «errori clamorosi» del passato, come quando sarebbero state «buttate montagne di vaccini» pagati a «prezzi incredibili». E in ogni caso, così sosteneva ieri il ministro video-collegandosi a un convegno del Carroccio sull’economia, «senza gli Stati Uniti diventa molto complicato immaginare una qualche forma di soluzione» per l’Ucraina.

In maggioranza è l’ennesima giornata di tensioni sulla politica estera. Al punto che l’altro vicepremier, il forzista An…

L’appello di Giorgia Meloni a moderare i toni, a evitare sortite che mettano in luce le contraddizioni della maggioranza, sembra servito a poco. La Lega insiste: il piano di von der Leyen per riarmare l’Europa non va. Oltre a Matteo Salvini, contesta il “piano Ursula” pure il ministro leghista dell’Economia, Giancarlo Giorgetti. Censura severa, quella del titolare del Mef: all’Europa serve «un piano di investimenti militari che abbia un senso e non fatto in fretta e furia, senza una logica». Non andrebbero ripetuti, per Giorgetti, gli «errori clamorosi» del passato, come quando sarebbero state «buttate montagne di vaccini» pagati a «prezzi incredibili». E in ogni caso, così sosteneva ieri il ministro video-collegandosi a un convegno del Carroccio sull’economia, «senza gli Stati Uniti diventa molto complicato immaginare una qualche forma di soluzione» per l’Ucraina.

In maggioranza è l’ennesima giornata di tensioni sulla politica estera. Al punto che l’altro vicepremier, il forzista Antonio Tajani, si spinge a dichiarare che «se questo fosse un governo non europeista e antieuropeo io non ci starei». E Salvini? «Chiedete a lui». Forza Italia da settimane sbuffa d’irritazione per l’iperattivismo leghista, a tutto Trump. Sempre Tajani ieri ha dovuto ribadire, per l’ennesima volta, che «la posizione del governo la danno il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri, le tifoserie servono a poco». Come dire: non è Salvini che può intestarsi la posizione dell’esecutivo. E il governo, pur con sfumature diverse tra FdI e FI, è a favore del maxi-piano di von der Leyen. Tajani, come ha detto in privato Meloni, non gradisce il nome scelto dalla popolare tedesca, “ReArm Europe”. «Io lo chiamerei Piano per la sicurezza europea». Ma l’impostazione di fondo è condivisa. «Sono favorevole alla difesa europea, era il sogno di De Gasperi e Berlusconi, va bene il quadro di von der Leyen, poi vedremo l’applicazione pratica». Spendere per la difesa, per Tajani, «non significa essere guerrafondai, ma garantire la sicurezza dei cittadini». E puntare sulla difesa Ue, «non è una scelta alternativa alla Nato». È anche la strategia di Palazzo Chigi, che propone un vertice con Ue, Usa e gli altri alleati atlantici. Proposta «un po’ difficile», ammette il capo della Farnesina, «ma di buonsenso».

Anche FdI, con meno nettezza degli azzurri, appoggia il programma illustrato da “VdL”. Ci è tornato ieri il ministro della Difesa, Guido Crosetto. In un lungo post ha spiegato che «investire nella difesa di una nazione non può e non dev’essere considerato alternativo ad altre cose fondamentali, come la sanità o la scuola» cioè la tesi di Salvini. E farlo oggi è «necessario e urgente». Sulla stessa lunghezza d’onda il capo dell’organizzazione dei Fratelli, Giovanni Donzelli: se il piano di von der Leyen «prevede di sforare il rapporto tra deficit e pil per le spese della difesa è un progetto che abbiamo sempre portato avanti. Ci sono valori come la libertà che devono essere difesi. Si devono togliere soldi agli ospedali? No. Alle infrastrutture? No».

Il problema, nel centrodestra, è che Salvini la pensa all’opposto. E ha tutta l’intenzione di dire la sua. Per il segretario leghista «l’interesse nazionale non è quello di fare alcune decine di miliardi di debito per andare a comprare all’estero nuovi armamenti». Gli investimenti prospettati da von der Leyen «con la pace si possono utilizzare in altro modo». Cassato anche l’esercito comune europeo: «Se ci fosse, Francia e Germania ci avrebbero già portato in guerra». La frattura tra i partiti di maggioranza potrebbe concretizzarsi nel pallottoliere di Strasburgo, il 13 marzo, quando gli europarlamentari voteranno alcune risoluzioni sul sostegno a Kiev. La tensione insomma non si smorza, dopo il vertice tra leader a Palazzo Chigi dell’altro ieri. È possibile che la premier torni sull’argomento domani, al Cdm convocato per le 17, per approvare un ddl anti-femminicidi. Ma Salvini ha già fatto sapere che non ci sarà, come altri ministri, infastiditi dalle convocazioni last minute del sottosegretario Alfredo Mantovano.

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