Parlare con Erri De Luca significa guardare le cose da una prospettiva diversa. L’Europa? Si è ritrovata. Musk? Un fenomeno passeggero. Trump? Un uomo d’affari. L’autore di Non ora non qui, I pesci non chiudono gli occhi, Il peso della farfalla, è convinto che ci salveranno i ragazzi: «Credo alla nascita lenta e capillare di nuovi circoli promossi da minoranze giovanili, di assemblee di istituto, di apertura di dibattuto sullo stato di cose del mondo». E gli artisti: «Mi aspetto l’insorgere di contributi da parte degli artisti che sono il sintomo sicuro di nuovi fermenti sociali».
Si vivono questi giorni di guerre e stravolgimento dell’ordine mondiale, supposto che si potesse chiamare ordine, con un senso di impotenza. C’è ancora spazio per dire no, per manifestare in difesa delle libertà conquistate?
«Non mi sento allarmista. La deriva Usa è tutta loro. Gli americani si sono stufati di occuparsi del mondo, hanno votato per l’isolazionismo. Si ritirano dagli organismi internazionali…
Parlare con Erri De Luca significa guardare le cose da una prospettiva diversa. L’Europa? Si è ritrovata. Musk? Un fenomeno passeggero. Trump? Un uomo d’affari. L’autore di Non ora non qui, I pesci non chiudono gli occhi, Il peso della farfalla, è convinto che ci salveranno i ragazzi: «Credo alla nascita lenta e capillare di nuovi circoli promossi da minoranze giovanili, di assemblee di istituto, di apertura di dibattuto sullo stato di cose del mondo». E gli artisti: «Mi aspetto l’insorgere di contributi da parte degli artisti che sono il sintomo sicuro di nuovi fermenti sociali».
Si vivono questi giorni di guerre e stravolgimento dell’ordine mondiale, supposto che si potesse chiamare ordine, con un senso di impotenza. C’è ancora spazio per dire no, per manifestare in difesa delle libertà conquistate?
«Non mi sento allarmista. La deriva Usa è tutta loro. Gli americani si sono stufati di occuparsi del mondo, hanno votato per l’isolazionismo. Si ritirano dagli organismi internazionali, forse anche dalla Nato, alzano dazi come barricate. Trump aggiunge un suo personale malanimo per l’Europa, condiviso con Putin. Lo scontro con il presidente ucraino è la clamorosa dimissione americana dalla diplomazia. Perciò si apre uno spazio di manovra e di ruolo per l’Europa. Quanto alla sua domanda: niente ci impedisce di manifestare. Meno chiaro è su quale piattaforma di base si manifesterebbe».
Cosa significare dirsi europei?
«Io sono cittadino europeo. Devo a questo spazio comune la fine delle guerre nel nostro continente, che è stato il più bellicoso della storia. Oggi sono più europeo di prima, sento maggiore appartenenza anche per reazione ai rigurgiti nazionalisti, che restano zavorra del passato senza possibilità di ritorno all’Europa degli Stati divisi».
Abbiamo spesso criticato l’Europa burocratica, brava coi cavilli e lenta sulla sostanza, bloccata da un’Unione larga ma divisa. C’è qualcosa che dobbiamo ostinarci a salvare?
«Dopo l’invasione russa dell’Ucraina l’Europa si è ritrovata. Ha accolto da un giorno all’altro milioni di profughi, ha sostenuto lo sforzo economico e militare della resistenza, ha adottato l’Ucraina nell’area comune. Ha anche ritrovato concordia di intenti con la Gran Bretagna. L’Europa si sta salvando da sola».
Possiamo rassegnarci a una nuova civiltà che getta come vecchi arnesi i principi che ci vengono da rivoluzione francese e illuminismo? Libertà, uguaglianza, fraternità, il primato della scienza sulla superstizione?
«Non mi preoccupo di superstizioni e occultismi. Mi interessano le tappe verso nuove fonti di energia, riduzioni di emissioni tossiche, crescita civile dei comportamenti responsabili. In questo l’Europa è l’avamposto più avanzato, vista anche la ritirata americana da questo progresso. Libertà, uguaglianza, fraternità sono punti fermi di ogni costituzione europea, spauracchio e dito nell’occhio per le dittature, esempio e attrazione per i popoli in lotta contro le tirannie».
Una delle questioni alla base della nostra società, è il rispetto dei diritti umani. Oggi si torna a parlare di deportazioni come fossero qualcosa di accettabile.
«Le deportazioni ci sono state e continuano, in violazione di normative vigenti. Ma pure con le peggiori intenzioni, i vari governi italiani non sono riusciti a contenere i flussi migratori. Le deportazioni restano complicate e con numeri irrisori. Sono squilli di propaganda come il baraccone messo su in Albania, esemplare per impotenza e vanità di risultati».
I tycoon americani, a partire da Musk, hanno messo la loro ricchezza e la loro tecnocrazia a disposizione della destra mondiale. Tifano per il partito neonazista Afd in Germania, soffiano sui rigurgiti neofascisti in tutta Europa. Ci sarà una reazione? O il dominio delle menti attraverso i social è un destino ineluttabile?
«Il fenomeno Musk è passeggero. Il suo presidente non tollera a lungo persone che gli facciano ombra e lo scaricherà. Ma il peggio per lui è il crollo delle vendite Tesla. Il fallimento in affari è marchio d’infamia sulla reputazione di un manager. Anche l’acquisto di Twitter si dimostra un cattivo investimento».
A lei che impressione fa Trump?
«È un uomo di affari che usa la politica a suo vantaggio. È la versione peggiorata, perché su scala molto più grande, di quanto avvenuto in Italia per un paio di decenni. Rappresenta l’arricchimento dei ricchi e l’impoverimento dei poveri che alle loro povertà aggiungono quella di votare per i ricchi».