Politica

Caso Diciotti, Sarpietro: “Si aprono praterie per i ricorsi, ora saranno centinaia”

Nunzio Sarpietro
Nunzio Sarpietro 
Intervista al giudice che per il caso della nave Gregoretti ha assolto Matteo Salvini nella sua veste di ministro dell’Interno

L'ascolto è riservato agli abbonati premium

2 minuti di lettura

«Non vorrei essere nei panni del governo. Questa sentenza apre un’autostrada ai risarcimenti di centinaia e centinaia di migranti. A tutti quelli che, come nel caso della Diciotti, sono stati trattenuti per giorni e giorni a bordo delle navi militari o private che li hanno salvati».

Nunzio Sarpietro, già presidente dell’ufficio dei gip di Catania, è il giudice che, per il caso della nave Gregoretti della Guardia costiera italiana, del tutto analogo a quello della Diciotti, ha assolto Matteo Salvini nella sua veste di ministro dell’Interno. Adesso è in pensione.

Che lettura dà della sentenza della Cassazione?

«Pensi solo cosa potrebbe avvenire se i migranti trattenuti a bordo della Open Arms, quelli sì per tanti e tanti giorni, si rivolgessero al giudice civile per il risarcimento dei danni, come appunto hanno fatto quelli della Diciotti. Per il governo è davvero un bel problema e le nuove norme che separano il giudicato penale da quello civile di certo non aiutano».

Eppure, Salvini è stato sempre assolto, prima a Catania da lei e poi a Palermo dai giudici del tribunale.

«Sì, e questo non incide. Sono tutti casi assimilabili anche se credo che nel caso della Diciotti così come in quello Open Arms, tenendo i migranti fermi a bordo più di 10 giorni, si esagerò. Ma il pronunciamento della Cassazione civile rischia di avere un impatto devastante».

I giudici civili, rispetto all’operato di Salvini, dicono che non esiste l’insindacabilità dell’agire politico soprattutto quando questo va a detrimento dei diritti umani. È d’accordo?

«Guardi. Io penso che questa sentenza sia un po’ sopra le righe e non consideri la salvaguardia della sicurezza nazionale e dell’ordine pubblico. I principi affermati dai colleghi della Cassazione sono giusti ma bisogna tener conto di altro. Che non è la questione della insindacabilità dell’azione politica del ministro dell’Interno. E la Cassazione sbaglia a tirare in ballo questo principio».

Ci spieghi meglio.

«Io ad esempio, nell’assolvere il ministro Salvini, non ho mai affermato questo principio. Ma ho richiamato la cornice normativa, che esisteva nel caso Gregoretti come nel caso Diciotti, che autorizzava le azioni del ministro. C’erano tutta una serie di decreti interministeriali che regolavano prassi operative a cui partecipavano tutti, compresi i vertici delle forze dell’ordine e della Guardia costiera, che consentivano al Viminale di mantenere i migranti a bordo fino a quando l’Europa non avesse preso impegni concreti per il loro ricollocamento. Funzionava così quando al Viminale c’era Salvini ma anche dopo con la Lamorgese. E c’era la partecipazione politica alla decisione di tutte le altri componenti del governo».

Lei li convocò tutti in aula.

«Sì e ne ho tratto la convinzione che Salvini aveva agito così perché le norme glielo consentivano. Le carte erano a posto, gliele aveva sistemate tutte Matteo Piantedosi, all’epoca suo capo di gabinetto. E io credo che una valutazione analoga abbiano fatto i colleghi del tribunale di Palermo che lo hanno poi assolto anche per il caso Open Arms anche se ancora le motivazioni della sentenza non sono state depositate. È una materia da maneggiare con le pinze».

Presidente, la premier Meloni ha usato parole abbastanza pesanti a commento di questa decisione della Cassazione.

«Non entro nel merito, le sentenze si rispettano e basta. Per altro qui parliamo di una sentenza emessa dalla Cassazione a sezioni unite, mi sembra impossibile che un numero così elevato di giudici di tale esperienza possa essere condizionato da idee politiche. Io non credo sia saggio evocare sempre lo scontro con la magistratura. Saremmo davanti ad un complotto? Io non credo ai complotti».

I commenti dei lettori