Cavallo: “La Cassazione sulla Diciotti è un monito. I diritti vengono prima delle scelte politiche”
di Viola Giannoli«La decisione della Cassazione è storica perché stabilisce che i diritti umani e il rispetto delle norme internazionali non possono essere sacrificati per ragioni politiche. Un monito chiaro a chi governa e una importante vittoria per il diritto e la giustizia». Giovanna Cavallo esulta. Ha coordinato per 7 anni il team “Legal Aid” che con l’avvocato Alessandro Ferrara ha seguito 41 dei 177 migranti trattenuti per dieci giorni a bordo della Diciotti. E ha portato avanti fino in Cassazione il ricorso di M.G.K., l’uomo eritreo che per quella restrizione della libertà personale chiese un risarcimento.
Ora la Cassazione vi dà ragione. Soddisfatti?
«Sì, è una decisione positiva che stabilisce due importanti principi».
Quali?
«Anzitutto, che il trattenimento prolungato dei migranti ha costituito una violazione dell’articolo 13 della Costituzione e delle norme internazionali sul soccorso in mare».
Perché?
«Perché il diniego allo sbarco non poteva e non può essere giustificato dalla com…
«La decisione della Cassazione è storica perché stabilisce che i diritti umani e il rispetto delle norme internazionali non possono essere sacrificati per ragioni politiche. Un monito chiaro a chi governa e una importante vittoria per il diritto e la giustizia». Giovanna Cavallo esulta. Ha coordinato per 7 anni il team “Legal Aid” che con l’avvocato Alessandro Ferrara ha seguito 41 dei 177 migranti trattenuti per dieci giorni a bordo della Diciotti. E ha portato avanti fino in Cassazione il ricorso di M.G.K., l’uomo eritreo che per quella restrizione della libertà personale chiese un risarcimento.
Ora la Cassazione vi dà ragione. Soddisfatti?
«Sì, è una decisione positiva che stabilisce due importanti principi».
Quali?
«Anzitutto, che il trattenimento prolungato dei migranti ha costituito una violazione dell’articolo 13 della Costituzione e delle norme internazionali sul soccorso in mare».
Perché?
«Perché il diniego allo sbarco non poteva e non può essere giustificato dalla complessità normativa o da ragioni di politica migratoria. Gli obblighi internazionali impongono un immediato sbarco in un Place of safety. Il governo aveva torto allora e sbaglia ancora oggi».
In che senso?
«Sosteneva e sostiene che il “no” allo sbarco fosse un atto politico insindacabile. Ma la Suprema Corte ha respinto questa tesi confermando che si trattava di un atto amministrativo soggetto dunque al controllo della magistratura. Nessuna decisione politica può giustificare la violazione dei diritti fondamentali. La tutela della dignità umana e delle libertà personali non può essere subordinata a scelte discrezionali del governo».
Proprio sulle politiche migratorie si sta consumando da mesi un duro scontro tra esecutivo e magistratura.
«In questo senso il caso Diciotti non è solo un episodio recente dell’immigrazione in Italia ma un precedente giuridico che ribadisce il ruolo della magistratura come garante della legalità anche di fronte alle scelte del potere esecutivo. La decisione della Cassazione segna un confine chiaro tra il legittimo esercizio del potere politico e l’abuso di autorità».
E poi c’è la questione del risarcimento.
«Per la prima volta, dopo il rigetto delle nostre istanze in primo grado e in appello, la Cassazione ha riconosciuto che la privazione illegittima della libertà personale configura un danno risarcibile. Nei prossimi mesi la Corte d’appello di Roma dovrà quantificarlo».
A livello penale il caso si chiuse con il voto contrario all’autorizzazione a procedere nei confronti dell’allora ministro dell’Interno, Matteo Salvini.
«La Corte però con questa sentenza ha stabilito che l’eventuale insindacabilità della condotta sul piano penale non implica automaticamente l’assenza di responsabilità civile. Insomma, la distinzione tra responsabilità penale e civile non può diventare uno scudo per evitare il risarcimento dei danni».
Meloni ha commentato: «Una decisione frustrante perché il governo dovrà risarcire, con i soldi dei cittadini onesti, persone che hanno tentato di entrare in Italia illegalmente». Cosa ne pensa?
«Veramente è il governo ad aver fatto un danno allo Stato italiano negando la libertà ai migranti trattenuti sulla Diciotti. E poi il migrante eritreo che ha vinto il ricorso vive in Inghilterra e ha ottenuto lo status di rifugiato: aveva tutto il diritto di entrare in Europa per chiedere protezione internazionale, come gli altri».
Siete ancora in contatto con loro?
«Sì, li intercettammo a Roma, li invitammo alle assemblee e li informammo delle gravi violazioni dei diritti fondamentali che avevano subito e di come farli valere in sede civile. Tutti coloro che abbiamo preso in carico come team legale sono stati nel frattempo riconosciuti rifugiati in diversi Paesi europei».