✕

Truppe a Kiev, Mattarella da Kyoto frena: “Troppo presto per parlarne”

Sergio Mattarella incontra il Governatore di Kyoto

 (agf)

Ascolta l'audio

Il capo dello Stato in visita ufficiale in Giappone: “Serve prima una pace giusta, non sono ancora iniziati i negoziati”
2 minuti di lettura

KYOTO – «L’Italia deve mandare i propri soldati in Ucraina?», domanda la giornalista della tv di Stato giapponese Nhk a Sergio Mattarella. «Non siamo ancora a questo punto», risponde il presidente della Repubblica. «Non sono nemmeno cominciati i negoziati di pace, parlare di quello che avverrà come soluzione è totalmente fuori dal momento».

La questione delle truppe di peace-keeping, di mantenimento della pace, agita il dibattito politico romano e tiene sulle spine Giorgia Meloni, fredda verso l’invio. Mattarella prova a dare una gerarchia alle cose: prima occorre «una pace giusta e duratura basata sulle norme della Carta dell’Onu, accettata dalle due parti», e poi vedremo come assicurarla.

Fiocchi di neve su Kyoto. Il presidente visita il tempio zen di Kinkaku-ji ricoperto di foglie d’oro. La gente dice una preghiera, getta una moneta nella cascata ed esprime un desiderio. Mattarella è al quinto giorno della sua visita di Stato in Giappone, un Paese amico con cui cerchiamo di intensi…

KYOTO – «L’Italia deve mandare i propri soldati in Ucraina?», domanda la giornalista della tv di Stato giapponese Nhk a Sergio Mattarella. «Non siamo ancora a questo punto», risponde il presidente della Repubblica. «Non sono nemmeno cominciati i negoziati di pace, parlare di quello che avverrà come soluzione è totalmente fuori dal momento».

La questione delle truppe di peace-keeping, di mantenimento della pace, agita il dibattito politico romano e tiene sulle spine Giorgia Meloni, fredda verso l’invio. Mattarella prova a dare una gerarchia alle cose: prima occorre «una pace giusta e duratura basata sulle norme della Carta dell’Onu, accettata dalle due parti», e poi vedremo come assicurarla.

Fiocchi di neve su Kyoto. Il presidente visita il tempio zen di Kinkaku-ji ricoperto di foglie d’oro. La gente dice una preghiera, getta una moneta nella cascata ed esprime un desiderio. Mattarella è al quinto giorno della sua visita di Stato in Giappone, un Paese amico con cui cerchiamo di intensificare i rapporti. L’urgenza è la guerra. Che fare con Kiev? «Ci auguriamo che la Russia sia disponibile a una soluzione che non rappresenti un omaggio alla prepotenza delle armi e non mortifichi nessuna delle due parti, ma che sia conforme al diritto internazionale». Quello che al Quirinale non possono accettare è una pace privata, siglata da Trump e Putin. Un accordo che sia il preludio a un mondo diviso «in sfere di influenze», che ci riporterebbe alla guerra fredda. «Una pace fondata sulla prepotenza non durerebbe a lungo».

Mattarella pretende da Putin il rispetto delle regole internazionali. Ripete che la sua è stata «un’aggressione» che ha «violato ogni regola di convivenza tra i Paesi». Nessun cedimento è possibile, perché se «passasse la regola per cui un Paese più forte può aggredire uno più debole ai avrebbe la barbarie nei rapporti internazionali. Perciò in Europa c’è una forte difesa dell’Ucraina», spiega all’opinione pubblica di qui.

Il rischio è l’escalation. Un’altra guerra «di proporzioni inimmaginabili». Ridirebbe quello che ha detto a Marsiglia, sull’aggressione russa paragonata al Terzo Reich? «Corriamo il rischio che tornino cattive abitudini inammissibili», come negli anni Trenta. Ricorda che Mosca non ha rispettato il trattato firmato per rispettare l’integrità territoriale dell’Ucraina, dopo che gli ucraini, negli anni Novanta, avevano consegnato 5000 testate nucleari ex sovietiche. Dà così ragione ai timori espressi da Zelensky nella sala ovale della Casa Bianca.

È favorevole, non da ora, a una difesa europea. «È una naturale conseguenza dell’integrazione», spiega. I partiti in Italia sono però divisi sul piano von der Leyen. Non è ancora quel che Mattarella si aspettava probabilmente. «Servono perciò garanzie di sicurezza», si limita a dire qui. Per secoli l’Europa ha conosciuto la guerra. I nazionalismi portarono alla Seconda guerra mondiale. L’Europa unita ha garantito la pace per 70 anni: «Eravamo in sei, ora siamo 27, e altri sette-otto chiedono di entrare», spiega ai alla cronista giapponese.

Oggi sarà ad Hiroshima. Incontrerà i reduci dell’orrore atomico. La storia bussa con inquietanti regolarità. I dazi imposti da Trump rendono più complicato il quadro. Perciò siamo in Giappone: per aggrapparci a nuove rotte, partendo dalla nostra identità europea. «I nostri valori sono democrazia, libertà, stato di diritto, libero mercato. Un mondo fatto di economie chiuse lo renderebbe invivibile».

Nel pomeriggio il sacerdote del tempio buddista Kiyomizu-dera, Seihan Mori, gli fa suonare la campana della pace. I monaci chiedono del Papa. Un turista toscano lo riconosce: «Presidente, grazie di esserci», gli dice.

Leggi i commenti