✕

Ucraina, nuovi contatti tra Meloni e Trump: “Serve ombrello Nato”

Ascolta l'audio

In salita la proposta di usare l’articolo 5 del patto atlantico. Meno accidentato il percorso di una missione Onu di peacekeeping
2 minuti di lettura

I contatti non si sono mai interrotti. La telefonata con Donald Trump che Giorgia Meloni ha reso pubblica sabato scorso, a poche ore dalla missione a Londra, non è stata l’unica. Negli ultimi giorni, i due hanno avuto modo di confrontarsi di nuovo. Almeno una volta. Segno che la presidente del Consiglio non ha voglia di abbandonare l’ambizione dichiarata ormai diverse settimane fa: costruire un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti. A dire il vero, finora questa strategia è sostanzialmente fallita: il tycoon continua a non riconoscere Bruxelles come un partner centrale per risolvere la crisi. E tratta pubblicamente solo con due big che siedono nel Consiglio di sicurezza dell’Onu: Emmanuel Macron e Keir Starmer. Ma la premier insiste con il presidente Usa. Chiedendo soprattutto due cose: l’ombrello dell’articolo cinque dell’alleanza atlantica per Kiev e gli europei. Secondo: l’eventuale copertura delle Nazioni Unite per una possibile missione internazionale di peace-keeping. A cui l’Ita…

I contatti non si sono mai interrotti. La telefonata con Donald Trump che Giorgia Meloni ha reso pubblica sabato scorso, a poche ore dalla missione a Londra, non è stata l’unica. Negli ultimi giorni, i due hanno avuto modo di confrontarsi di nuovo. Almeno una volta. Segno che la presidente del Consiglio non ha voglia di abbandonare l’ambizione dichiarata ormai diverse settimane fa: costruire un ponte tra l’Europa e gli Stati Uniti. A dire il vero, finora questa strategia è sostanzialmente fallita: il tycoon continua a non riconoscere Bruxelles come un partner centrale per risolvere la crisi. E tratta pubblicamente solo con due big che siedono nel Consiglio di sicurezza dell’Onu: Emmanuel Macron e Keir Starmer. Ma la premier insiste con il presidente Usa. Chiedendo soprattutto due cose: l’ombrello dell’articolo cinque dell’alleanza atlantica per Kiev e gli europei. Secondo: l’eventuale copertura delle Nazioni Unite per una possibile missione internazionale di peace-keeping. A cui l’Italia, ovviamente, prenderebbe parte.

Sono giorni difficili, per Meloni. L’attivismo di Parigi e Londra la infastidisce, togliendole una centralità che – per paradosso – poteva vantare con il democratico Joe Biden. Ecco perché potersi confrontare spesso con il presidente americano - direttamente e senza la mediazione dei canali diplomatici - è almeno un risultato politico da preservare. Uno dei possibili passi avanti di questo dialogo dovrebbe portare al via libera dell’amministrazione americana alla visita di Meloni a Washington. E adesso – probabilmente anche dopo l’ultimo contatto – i due leader avrebbero chiuso su una data per il viaggio alla Casa Bianca. L’indicazione è questa: bilaterale a fine marzo.

Sul terreno dei risultati concreti, però, la situazione non è altrettanto promettente. Durante il Consiglio europeo di giovedì Meloni ha insistito sulla necessità di accompagnare l’eventuale accordo di pace con una copertura dell’articolo cinque della Nato, anche senza l’adesione formale dell’Ucraina al patto atlantico. Si tratterebbe soprattutto di copertura aerea e missilistica dalle basi posizionate lungo il confine dell’Europa orientale, e in particolare dalla Romania. Un’idea che ovviamente piace agli ucraini, che ieri - secondo quanto riporta il Guardian - avrebbe chiesto al governo italiano maggiori informazioni su questa opzione. «Per quanto riguarda questa proposta - ha detto il portavoce del ministero degli Esteri ucraino, Heorhii Tykhyi - siamo in contatto con i colleghi italiani per chiarire i dettagli».

In realtà Trump, almeno per adesso, non sembra lasciare grandi margini rispetto a questa strada. Meno accidentato sembra invece il percorso per una missione internazionale di pace, sotto le bandiere dell’Onu. È il vero obiettivo anglofrancese. Macron e Starmer si muovono in anticipo per rappresentare poi il nucleo centrale di una spedizione che inevitabilmente dovrà essere composta anche da soldati non europei o dei Paesi non allineati. L’Italia, in ogni caso, non si tirerà indietro dalla sfida. In questo senso, a Palazzo Chigi indicano come positive le dichiarazioni di Sergio Mattarella, che ieri ha chiesto di non correre troppo inseguendo un’ipotesi del genere, in assenza di un accordo solido per cessare le ostilità.

Farsi ponte, dice dunque ancora Meloni. Nonostante le difficoltà di questa fase. Una linea che la premier ha perseguito anche nel summit di Bruxelles, quando ha chiesto di inserire nelle conclusioni un riconoscimento esplicito dell’impegno americano – e di Trump – nel percorso di pace. In sala i big del continente hanno bocciato l’idea. Alla fine, è rimasto solo un generico richiamo allo sforzo di tutti i soggetti interessati. E Meloni si è sfogata con i colleghi: se non vogliamo perdere contatto con l’alleato americano – è stato il suo ragionamento – dobbiamo superare le legittime perplessità personali e lasciare spazio solo alla diplomazia. Non solo Macron, ma anche diversi altri big continentali, hanno accolto questo approccio con il gelo.

A proposito del presidente francese, infine: ieri si è sentito dare del «matto» da Matteo Salvini. Meloni non nutre simpatie per l’alleato transalpino, ma non ha ovviamente gradito. Chi davvero è saltato dalla sedia è stato però Antonio Tajani, che da giorni chiede alla premier di costruire un direttorio con Francia e Germania - assieme a Uk - per governare la crisi. Toccherà anche a lui ricucire nelle prossime ore con Parigi.

Leggi i commenti