“Il porto sicuro va stabilito senza ritardi”: a rischio gli accordi con Libia e Tunisia
di Giuliano FoschiniLa ridefinizione del concetto di “porto sicuro”: non sarà più così facile far girare donne e uomini appena salvati nel Mediterraneo per i porti di tutta Italia prima di assicurare loro lo sbarco. Un principio che rischia di mettere a rischio i rapporti bilaterali firmati con i paesi del Nordafrica e, in particolare, la Libia e la Tunisia: «l’obbligo del soccorso in mare» prevale su tutto, comprese le «valutazioni politiche connesse al controllo dei flussi migratori». Infine, l’affermazione di principi che potrebbero anche incidere sul processo al vicepremier Matteo Salvini: in attesa di leggere le motivazioni della sentenza di Palermo, seppur per fatti diversi, vengono messe in discussione alcune delle conclusioni alle quali erano arrivati i legali del leader della Lega. La sentenza della Cassazione sulla nave Diciotti non ha soltanto una portata importante e immediata da un punto vista giuridico (con il caso dei risarcimenti a catena). E politico (sia nella gestione dell’emergenza sb…
La ridefinizione del concetto di “porto sicuro”: non sarà più così facile far girare donne e uomini appena salvati nel Mediterraneo per i porti di tutta Italia prima di assicurare loro lo sbarco. Un principio che rischia di mettere a rischio i rapporti bilaterali firmati con i paesi del Nordafrica e, in particolare, la Libia e la Tunisia: «l’obbligo del soccorso in mare» prevale su tutto, comprese le «valutazioni politiche connesse al controllo dei flussi migratori». Infine, l’affermazione di principi che potrebbero anche incidere sul processo al vicepremier Matteo Salvini: in attesa di leggere le motivazioni della sentenza di Palermo, seppur per fatti diversi, vengono messe in discussione alcune delle conclusioni alle quali erano arrivati i legali del leader della Lega. La sentenza della Cassazione sulla nave Diciotti non ha soltanto una portata importante e immediata da un punto vista giuridico (con il caso dei risarcimenti a catena). E politico (sia nella gestione dell’emergenza sbarchi, sia nel rapporto tra esecutivo e magistratura). Ma pone sul cammino del governo Meloni in materia di immigrazione una serie di ostacoli al percorso che fino a questo momento era stato immaginato.
Come ogni anno tra qualche settimana, con l’arrivo della buona stagione, la percentuale di partenze dal Nord Africa e di sbarchi sulle nostre coste aumenterà. Il concetto di “porto sicuro”, sulla base del “decreto Piantedosi”, aveva costretto le imbarcazioni che salvavano i migranti — per lo più, quindi, quelle delle Ong — a dover viaggiare spesso per giorni, anche in condizioni di mare proibitive, per raggiungere il porto indicato dal ministero. Secondo alcuni era una maniera per scoraggiare il lavoro di salvataggio.
È di gennaio la storia dell’Ocean Viking: dopo un salvataggio di 101 persone in zona Sar Libica le era stato prima indicato come porto di approdo Ravenna (quattro giorni di navigazione) per poi essere indirizzati a Taranto, con due giorni di navigazione con onde a quattro metri. Dietro la scelta c’era sempre un “atto politico”, sottratto quindi alla giurisdizione. Le Sezioni unite della Cassazione spiegano ora — come fa notare l’avvocato Fulvio Vassallo Paleologo dell’Adif, l’Associazione diritti e frontiere — che «non si possono intaccare fino al punto di ritardare l’assegnazione del porto sicuro i diritti inviolabili della persona». Dunque, se costretti per giorni a girare per il Mediterraneo, potrebbe anche essere un tribunale a indicare un porto più vicino. Di più: la sentenza parla di «tollerabilità del trattenimento», un principio che rischia di fare saltare le pre-identificazioni sulle navi militari in attesa di sbarchi, magari in Albania.
A proposito del rapporto con i paesi esteri, c’è poi un ulteriore passaggio della sentenza — quello che sancisce come «l’obbligo del soccorso in mare deve considerarsi prevalente su tutte le norme e gli accordi bilaterali finalizzati al contrasto dell’immigrazione irregolare» — che mette in discussione il cuore degli accordi bilaterali con gli altri Stati, come per esempio quelli sul lavoro delle guardie costiere in Libia e Tunisia. «In base a questo principio — segnala sempre Vassallo Paleologo — salterebbero quegli accodi in base ai quali si limitano le attività di ricerca e soccorso in acque internazionali».