Con mille dubbi, affatto celati, sul formato scelto da Emmanuel Macron, l’Italia parteciperà ai due vertici organizzati a Parigi dal presidente francese. Martedì il generale Luciano Portolano siederà al summit dei capi di stato maggiore invitati dall’Eliseo per discutere della coalizione di «volenterosi» da spedire in Ucraina a pace raggiunta. Il giorno dopo atterrerà sotto la torre Eiffel il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che prima, tra domani e martedì, è atteso a Palazzo Chigi per un confronto con la premier Giorgia Meloni.
Che posizione porterà l’Italia ai tavoli parigini, soprattutto a quello con i ministri di Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia? La linea del governo è nota da settimane: è presto per parlare di truppe, non c’è nemmeno una bozza di accordo per la pace. E Roma, con i suoi massimi vertici, ha sempre ribadito che potrebbe far parte di una missione di peacekeeping, solo sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Mai in un dispiegamento composto esclusiv…
Con mille dubbi, affatto celati, sul formato scelto da Emmanuel Macron, l’Italia parteciperà ai due vertici organizzati a Parigi dal presidente francese. Martedì il generale Luciano Portolano siederà al summit dei capi di stato maggiore invitati dall’Eliseo per discutere della coalizione di «volenterosi» da spedire in Ucraina a pace raggiunta. Il giorno dopo atterrerà sotto la torre Eiffel il ministro della Difesa, Guido Crosetto, che prima, tra domani e martedì, è atteso a Palazzo Chigi per un confronto con la premier Giorgia Meloni.
Che posizione porterà l’Italia ai tavoli parigini, soprattutto a quello con i ministri di Francia, Germania, Gran Bretagna e Polonia? La linea del governo è nota da settimane: è presto per parlare di truppe, non c’è nemmeno una bozza di accordo per la pace. E Roma, con i suoi massimi vertici, ha sempre ribadito che potrebbe far parte di una missione di peacekeeping, solo sotto l’ombrello delle Nazioni Unite. Mai in un dispiegamento composto esclusivamente da militari europei, anche perché non avrebbe l’avallo di Mosca. Ora che però nelle cancellerie dell’Ue si inizia a discutere di un contingente più largo rispetto al perimetro militare del Vecchio continente, con la possibilità di una guida turca, con l’adesione anche di partner come l’India, il Giappone, il Canada, una riflessione ai piani alti dell’esecutivo si sta facendo. E si sta valutando — confermano più fonti a conoscenza diretta del dossier — anche la possibilità di aprire alla partecipazione italiana in un contingente internazionale largo, con un forte coinvolgimento di attori extra europei, anche senza l’Onu. Purché ovviamente la missione sia accettata da entrambe la parti in conflitto, a ostilità terminate. Lo stesso ministro Crosetto non sarebbe contrario a priori, anche se appunto i tempi, come ha ricordato il presidente Mattarella, sono prematuri.
Preoccupa l’esecutivo pure la possibilità che gli Usa interrompano la partecipazione a future esercitazioni militari della Nato in Europa. Ai partner del continente sarebbe richiesto uno sforzo esponenziale, per compensare. Alla Difesa da tempo sono al lavoro per un “piano di sicurezza nazionale”, da sottoporre al voto del Parlamento. Il nostro Stato maggiore, proprio su ordine di Crosetto, sta analizzando un modello che prevede l’aumento di 30-40mila militari. Ordinari, non riservisti. Scenario impegnativo, anche come tempi: sarebbero pronti in un lasso di tempo fino a 8 anni.
C’è poi il delicato fronte finanziario a impensierire Meloni. Il piano Ursula è stato sì avallato dalla premier giovedì a Bruxelles, ma con più di una riserva per il rischio che l’Italia s’indebiti troppo. Per questo domani e martedì alla riunione dei ministri finanziari dell’Ue, il titolare del Mef, Giancarlo Giorgetti, proporrà di battere altre strade, rispetto all’indebitamento nazionale, come la creazione di garanzie europee per attrarre investimenti privati. Dopo l’Ecofin, si terrà una riunione a Roma, per capire come aumentare le spese da qui a giugno. Anche di questo Meloni parlerà con Trump nella missione negli Usa, attesa entro fine mese, mentre martedì incontrerà a Chigi la premier danese Frederiksen e l’indomani l’olandese Schoof. Due paesi iscritti spesso nel registro dei “rigoristi”, a Bruxelles.
Il viaggio americano sarà invece dopo il consiglio europeo del 20-21. E a proposito: in maggioranza va trovato un accordo sulla risoluzione da votare in Parlamento, visto che la Lega bersaglia da giorni il “Rearm Europe” di von der Leyen. Mentre FI con Tajani spinge per restare ancorati al blocco europeo. Un altro segnale in questa direzione è arrivato ieri, con la firma di Tajani alla nota sull’iniziativa araba del piano di ricostruzione a Gaza, insieme ai ministri di Regno Unito, Germania e Francia. Vista la frattura a destra, per trovare la quadra servirà probabilmente un altro vertice tra leader.