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Maurizio de Giovanni: “Sarò in piazza, la Ue oggi è troppo debole, serve la scossa dei più giovani”

Maurizio de Giovanni

 

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Intervista allo scrittore
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Appartengo alla generazione della piazza, della piazza reale non virtuale…». Quindi le piazze dove manifestare, riconoscersi come comunità, protestare, incontrarsi, persino raccontarsi, ben vengano. «La piazza di Repubblica lanciata da Michele Serra è di straordinario impatto. Michele ha la capacità di vedere oltre le cose e ha, anche in questo caso, visto oltre, andando dritto al punto ovvero alla debolezza strutturale dell’Europa». È sera, lo scrittore Maurizio de Giovanni ha appena finito un interminabile firmacopie per L’antico amore, suo ultimo romanzo. Napoletano, 66 anni, autore del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre, di storie poliziesche e di impegno civile, de Giovanni aderisce alla piazza per l’Europa del 15 marzo.

De Giovanni, ci sarà nella piazza europeista?

«Sì, aderisco all’iniziativa e credo che sia d’impatto e, al tempo stesso, che sia messo a fuoco il problema, visto con lucidità da Serra, e cioè la debolezza del continente europeo…

Appartengo alla generazione della piazza, della piazza reale non virtuale…». Quindi le piazze dove manifestare, riconoscersi come comunità, protestare, incontrarsi, persino raccontarsi, ben vengano. «La piazza di Repubblica lanciata da Michele Serra è di straordinario impatto. Michele ha la capacità di vedere oltre le cose e ha, anche in questo caso, visto oltre, andando dritto al punto ovvero alla debolezza strutturale dell’Europa». È sera, lo scrittore Maurizio de Giovanni ha appena finito un interminabile firmacopie per L’antico amore, suo ultimo romanzo. Napoletano, 66 anni, autore del commissario Ricciardi, dei Bastardi di Pizzofalcone, di Mina Settembre, di storie poliziesche e di impegno civile, de Giovanni aderisce alla piazza per l’Europa del 15 marzo.

De Giovanni, ci sarà nella piazza europeista?

«Sì, aderisco all’iniziativa e credo che sia d’impatto e, al tempo stesso, che sia messo a fuoco il problema, visto con lucidità da Serra, e cioè la debolezza del continente europeo. L’Europa non è un’unione politica oggi, ma economica che mostra con plastica urgenza quanto sia indispensabile l’unione vera con una legislazione comune e una politica comune. Basti osservare come nella Ue ci siano interessi contrastanti che creano tentennamenti, insicurezze e che alla fine rendono impossibile una linea unitaria».

Con la guerra in casa, in Ucraina, le contraddizioni sono più profonde?

«Se l’Occidente ha una unità di interessi, allora molte cose passano inosservate, ma davanti a forti spaccature emergono tutte le debolezze europee».

E andare in piazza per l’Europa serve? Lei ha mantenuto la fiducia nella piazza?

«La piazza serve sempre ad affermare una identità. Serve a mettere in comune tante solitudini che non hanno la consapevolezza di comunità. La comunanza di idee e di obiettivi si nutre lì, per portare a una voce unica e chiedere alla politica di avere consapevolezza dell’esistenza di una comune esigenza: l’Europa player, con interessi divergenti rispetto a quelli di questi Stati Uniti. Io sono un ragazzo del 1958. La piazza, quella reale, non virtuale dei social, era l’unico modo di esprimersi. Gli studenti, gli agricoltori, gli operai, la disoccupazione, la precarietà trovavano in piazza l’occasione di confronto».

Le piazze sono state per lei fondamentali?

«Mi hanno aiutato a crescere come persona. Ho una sensibilità civile e sociale perché sono maturato allora, nelle piazze degli anni Settanta».

Nell’era di Trump e, in Italia, di Giorgia Meloni, quale è il rischio maggiore secondo lei?

«Il disinteresse. Un disinteresse sostanziale, una sorta di astensionismo morale. Non andare a votare si traduce in un disinteresse generale: per l’Ucraina, per Gaza, per l’approviggionamento energetico, un menefreghismo per l’ambiente come se non fosse un problema nostro. Disinteresse persino per l’Organizzazione mondiale della sanità».

Dalle forze politiche nessuna scossa?

«È fin troppo tardivo scendere in piazza ora. Sono meravigliato e indignato dalla politica che aderisce a Trump nonostante i dazi. I politici italiani dovrebbero dissociarsi tutti».

La premier Meloni tentenna invece.

«Vedo posizioni dubitative che peraltro creano spaccature all’interno dell’Europa. È un mistero come si possa sostenere che Trump è il futuro! Capisco che essere stati chiamati a corte sarà stato gratificante, però basta essere attendisti. Sull’Ucraina c’è un aggressore, la Russia, e un aggredito cioè il popolo ucraino».

La chiamata in piazza è soprattutto per i giovani?

«Sarebbe l’ideale. Però non vedo nelle generazioni più giovani un grande trasporto e sensibilità, quindi è necessario che i più maturi provvedano a questa sensibilizzazione».

Sulla piazza europeista si addensano le polemiche dei 5S, che la giudicano militarista per via degli 800 miliardi di riarmo annunciati da von der Leyen.

«C’è stata un’invasione, c’è una guerra in atto con migliaia di morti. Se noi ce ne laviamo le mani, e permettiamo che si completi il disegno dell’invasore, sarà stato tutto inutile. Cosa facciamo, lasciamo la situazione com’è? O vogliamo ridurre tutto a un fatto di convenienza? La piazza del 15 marzo è per fare sentire la voce del popolo d’Europa, è per non svuotare ancora di senso l’Europa».

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