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Suicidi e sovraffollamento, Nordio vede i garanti dei detenuti. Stallo sulla nomina del vertice Dap

Un'immagine simbolica della cella di un carcere italiano . ANSA 

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Nelle carceri, sono stipati oltre 15 mila persone in più di quante ne siano consentite per legge
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“In carcere si continua a morire e a soffrire. E l’anno che avevamo chiuso col massimo dei suicidi ha lasciato il posto ai dati allarmanti di questi primi mesi. Il ministro ci invita a un confronto e noi non ci tiriamo indietro. Ma al tavolo porteremo i numeri drammatici che le statistiche ufficiali provano inutilmente a spacchettare. E le proposte che continuano a cadere nel vuoto. In più, è davvero indicativo che a via Arenula non siano riusciti neanche a formalizzare la nomina della nuova vertice del Dap”. È severa e dettagliata la fotografia fornita da Samuele Ciambriello, il capo dei garanti territoriali dei detenuti, una cui delegazione parteciperà oggi pomeriggio all’incontro con il Guardasigilli Nordio. Al suo fianco anche la reggente del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Lina Di Domenico, già apprezzata vicedirettrice, la cui nomina come nuovo capo era stata annunciata a dicembre: ma a marzo il governo non l’ha ancora formalizzata, complice anche il pasticcio d…

“In carcere si continua a morire e a soffrire. E l’anno che avevamo chiuso col massimo dei suicidi ha lasciato il posto ai dati allarmanti di questi primi mesi. Il ministro ci invita a un confronto e noi non ci tiriamo indietro. Ma al tavolo porteremo i numeri drammatici che le statistiche ufficiali provano inutilmente a spacchettare. E le proposte che continuano a cadere nel vuoto. In più, è davvero indicativo che a via Arenula non siano riusciti neanche a formalizzare la nomina della nuova vertice del Dap”. È severa e dettagliata la fotografia fornita da Samuele Ciambriello, il capo dei garanti territoriali dei detenuti, una cui delegazione parteciperà oggi pomeriggio all’incontro con il Guardasigilli Nordio. Al suo fianco anche la reggente del Dipartimento dell’amministrazione penitenziaria, Lina Di Domenico, già apprezzata vicedirettrice, la cui nomina come nuovo capo era stata annunciata a dicembre: ma a marzo il governo non l’ha ancora formalizzata, complice anche il pasticcio degli uffici che non avevano avvertito preventivamente il Quirinale.

La crisi, intanto, peggiora. Il sovraffollamento segna ad oggi quota 62mila e 132 detenuti, per 46mila e 900 posti disponibili. Nelle carceri, sono stipati oltre 15mila persone in più di quante ne siano consentite per legge. Tasso di affollamento: 132,4 per cento. Peggio dello scorso anno: quando, a fine febbraio, nei penitenziari c’erano quasi 1100 detenuti in meno. Un paese in cui a pagare il prezzo di carenze strutturali, spazi fatiscenti e poco dignitosi, mancanza di assistenza sanitaria sono soprattutto le fasce più deboli tra coloro che sono al di là delle sbarre. E due cifre lo raccontano in particolare: 20 mila sono stranieri, e in larghissima parte non dispongono di un alloggio dove poter ottenere gli arresti domiciliari; 17mila sono tossicodipendenti. Non solo: 8mila detenuti, sui quali non gravano reati gravi, devono scontare un solo anno. Ed è in particolare su questi ultimi che i garanti proporranno misure “deflattive”, insistendo anche sulla necessità di aprire una franca e rapida discussione sui provvedimenti di “indulto e amnistia”.

Solo pochi giorni fa, il via alla mobilitazione nazionale aperta dalla Conferenza dei Garanti territoriali: con le cifre della crisi del sistema penitenziario. Mentre un’altra emergenza nell’emergenza riguarda poi la condizione dei minori privati della libertà: l’escalation di ragazzini che si macchiano di gravi reati ha comportato perfino che alcuni di questi siano temporaneamente trasferiti all’interno di carceri per adulti, com’è appena avvenuto nel bolognese, seppur in spazi separati. Con il sottosegretario Andrea Ostellari che si è impegnato a chiudere i lavori nei 3 nuovi plessi penitenziari entro l’estate (a Rovigo, Lecce e l’Aquila).

Meno spazi, meno dignità, e meno sopravvivenza. Il 2024 si era chiuso sul picco drammatico di 90 suicidi, e di altre 23 persone detenute morte per cause da accertare. “Un conteggio diventato solo burocratico, a cui lo Stato più di tutti è assuefatto – pungola Ciambriello, a nome di tutti i garanti – Altrimenti un anno dopo, per quei famosi 23 casi, avremmo una spiegazione e una risposta e non ancora il punto interrogativo sul destino di cittadini condannati, ma affidati alla pubblica amministrazione”. Dall’inizio del 2025, sempre stando ai dati di Orizzonti Ristretti, siamo già a 15 suicidi , più 11 morti da accertare, a cui si aggiungono 29 decessi per cause naturali. Cifre, per Ciambriello, che raccontano di un’unica patologia: mal di sovraffollamento. E di una sostanziale fuga dalle responsabilità. Sulla quale pesano ancora come macigni le parole pronunciate la scorsa estate dal presidente Mattarella. “Condizioni angosciose – sottolineò il Capo dello Stato partendo dalla lettera di un detenuto - Indecorose per un Paese civile, qual è, e deve essere, l'Italia. Il carcere non può essere il luogo in cui si perde ogni speranza, non va trasformato in palestra criminale".

Una battaglia che viene rilanciata dal Parlamento. Domani, alle 12, alla Camera, i gruppi di opposizione dedicano al tema carceri una conferenza stampa, cui partecipano, tra gli altri, Maria Elena Boschi (Iv), Chiara Braga (Pd), Valentina D'Orso (M5s), con Rita Bernardini di "Nessuno tocchi Caino" e Roberto Giachetti. Intanto Azione rilancia l’appello del presidente della Cei, il cardinale Zuppi, “affinché si trovi una forma di amnistia o una forma di condono delle pene”.

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