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L’Ecofin apre al piano Giorgetti: “Ma per la difesa fondi statali”

Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti con il suo omologo spagnolo Carlos Cuerpo 

 

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C’è l’impegno dell’Europa a valutare la proposta sugli investimenti privati. Il baricentro resta però la spinta del pubblico
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Il vocabolario dell’apprezzamento va da «interessante» a «intelligente». È quello che i ministri europei delle Finanze utilizzano per accogliere il piano per la difesa e la sicurezza dell’Europa a debito zero di Giancarlo Giorgetti. Il plauso al collega italiano è trasversale, dalla Francia alla Polonia, ma la questione del ruolo dello Stato per il riarmo del Vecchio continente resta aperta. Lo spiega bene l’esito della riunione dell’Ecofin: c’è l’impegno a prendere in considerazione la proposta di Roma che punta su un fondo di garanzia da 16,7 miliardi per mobilitare fino a 200 miliardi di investimenti privati, ma c’è anche il via libera a Rearm-Eu, il piano da 800 miliardi che carica i costi sui bilanci nazionali. E quindi proprio su quel debito che non rientra invece nello schema italiano. Soprattutto ci sono le dichiarazioni del commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis: «Stiamo cercando di capire come sfruttare investimenti privati, ma ovviamente — sottolinea — dobbiam…

Il vocabolario dell’apprezzamento va da «interessante» a «intelligente». È quello che i ministri europei delle Finanze utilizzano per accogliere il piano per la difesa e la sicurezza dell’Europa a debito zero di Giancarlo Giorgetti. Il plauso al collega italiano è trasversale, dalla Francia alla Polonia, ma la questione del ruolo dello Stato per il riarmo del Vecchio continente resta aperta. Lo spiega bene l’esito della riunione dell’Ecofin: c’è l’impegno a prendere in considerazione la proposta di Roma che punta su un fondo di garanzia da 16,7 miliardi per mobilitare fino a 200 miliardi di investimenti privati, ma c’è anche il via libera a Rearm-Eu, il piano da 800 miliardi che carica i costi sui bilanci nazionali. E quindi proprio su quel debito che non rientra invece nello schema italiano. Soprattutto ci sono le dichiarazioni del commissario europeo all’Economia, Valdis Dombrovskis: «Stiamo cercando di capire come sfruttare investimenti privati, ma ovviamente — sottolinea — dobbiamo anche ricordare la specificità dell’industria della difesa, in larga misura guidata dalla domanda pubblica e dagli appalti pubblici». Parole che ridimensionano il piano italiano perché tengono fermo il baricentro del riarmo sugli investimenti pubblici. Se e quanto la spinta a quelli privati troverà posto nella strategia europea si capirà a breve. È lo stesso Dombrovskis a ricordare che le proposte legislative della Commissione arriveranno la settimana prossima, in vista del Consiglio Ue del 20 e 21 marzo. Intanto arriva lo stop alla revisione del Patto di stabilità per allungare la clausola di salvaguardia che permetterà di scorporare gli investimenti per la difesa dal deficit.

In attesa delle proposte della Commissione, Giorgetti rientra in Italia con un sostegno importante alla sua proposta. «Potrebbe essere un nuovo strumento per finanziare l’industria della difesa in Europa», ha detto il ministro francese dell’Economia, Eric Lombard, mentre il titolare delle finanze polacche, Andrzej Domanski, alla presidenza di turno dell’Ue, ha parlato di «accoglienza favorevole». Il titolare del Mef può contare anche sull’appoggio della sua maggioranza. «Bene Giorgetti quando conferma che sarebbe inaccettabile che eventuali ulteriori finanziamenti alla difesa siano a scapito della spesa sanitaria e dei servizi pubblici», dice Matteo Salvini. Il leader della Lega fa sponda alla posizione espressa dal ministro alla colazione dell’Ecofin. Il ricorso al debito, perno di Rearm-Eu, potrebbe spingere il governo a tagliare la spesa per la sanità e i servizi pubblici, ma Giorgetti è stato chiaro: l’Italia non intende sacrificare questi ambiti. Anche il vicepremier in quota FI, Antonio Tajani, promuove la linea: «È una proposta di buon senso». La premier Giorgia Meloni ha incassato ieri l’apertura dell’omologa danese, Mette Frederiksen. E oggi ne parlerà anche con il primo ministro dei Paesi Bassi, Dick Schoof.

Il tema delle spese per la difesa resta sul tavolo anche per gli impegni con la Nato. Dalla maggioranza trapela la volontà di alzare la spesa per la difesa al 2% del Pil entro giugno, con uno scostamento di bilancio. Al Mef non risulta nessuna richiesta e in ogni caso — spiegano da via XX settembre — non si sta lavorando a questa ipotesi.

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