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In piazza tutti insieme per salvare la scienza ostaggio dei populismi

La scienziata Elena Cattaneo 

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L’intervento della scienziata in vista della manifestazione del 15 marzo
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Nell’ultimo mese e mezzo, abbiamo assistito al rapido sgretolarsi di molti dei pilastri su cui, come europei, pensavamo di poter fondare la nostra sicurezza. Gli atti e le dichiarazioni della presidenza Trump sembrano la trama di un film distopico. È come se il mondo intero fosse stato gettato in una centrifuga: in uno dei Paesi più ricchi e influenti della Terra, le decisioni pubbliche – comprese quelle relative all’impegno in conflitti internazionali - vengono adottate, sospese, confermate, revocate, riproposte e modificate nel giro di poche ore, mentre cittadini e governi ne subiscono le conseguenze, abituandosi rapidamente all’incertezza su diritti che fino a poco tempo fa, sembravano stabiliti una volta per sempre.

Molti hanno commentato lo shock culturale e politico a cui stiamo assistendo, proponendo iniziative per rafforzare l’Europa unita affinché possa ergersi a baluardo di libertà, diritti e democrazia liberale messa in discussione dall’altra parte dell’oceano.

Una dell…

Nell’ultimo mese e mezzo, abbiamo assistito al rapido sgretolarsi di molti dei pilastri su cui, come europei, pensavamo di poter fondare la nostra sicurezza. Gli atti e le dichiarazioni della presidenza Trump sembrano la trama di un film distopico. È come se il mondo intero fosse stato gettato in una centrifuga: in uno dei Paesi più ricchi e influenti della Terra, le decisioni pubbliche – comprese quelle relative all’impegno in conflitti internazionali - vengono adottate, sospese, confermate, revocate, riproposte e modificate nel giro di poche ore, mentre cittadini e governi ne subiscono le conseguenze, abituandosi rapidamente all’incertezza su diritti che fino a poco tempo fa, sembravano stabiliti una volta per sempre.

Molti hanno commentato lo shock culturale e politico a cui stiamo assistendo, proponendo iniziative per rafforzare l’Europa unita affinché possa ergersi a baluardo di libertà, diritti e democrazia liberale messa in discussione dall’altra parte dell’oceano.

Una delle prime è quella nata sulle pagine di questo giornale con la proposta di Michele Serra del 28 febbraio scorso, che, in poche ore, ha dato impulso all’organizzazione della manifestazione per l’Europa di sabato prossimo. Ritrovarsi in piazza significa sostenere un’Europa in grado di difendere il proprio ruolo di guida morale di un mondo libero e democratico, dove i diritti e le libertà fondamentali si rispettano a qualunque costo. Serve un’Europa politica che, con risorse concrete, dichiari Stato per Stato il proprio impegno sul fronte ucraino e rompa ogni indugio sulla necessità di dotarsi di una difesa comune. Un’Europa delle istituzioni che, come ricorda il presidente Mattarella, non perda mai la capacità di distinguere tra aggredito e aggressore. E, non da ultimo, un’Europa che sia anche presidio di conoscenza, studio, innovazione e istruzione, in tutti gli ambiti.

Anche nel campo della ricerca, infatti, seppur con meno risonanza mediatica, la nuova amministrazione statunitense sta attivamente sabotando decenni di progressi. Enti di ricerca presi a modello da tutto il mondo, che hanno formato decine di migliaia di studiosi e sostenuto progetti d’eccellenza, vengono smantellati e privati di fondi da un giorno all’altro. Ai ricercatori viene impedito di condividere dati, mentre si congelano o si annullano finanziamenti competitivi anche per progetti in corso, cancellando anni di lavoro. Ancora più inquietante è che molti grant vengano annullati solo perché contengono termini sgraditi al governo Trump, come “equità” o “transgender” – un destino che colpisce anche le ricerche su ambiente e clima.

Il 7 marzo, gli studiosi americani sono scesi in piazza al grido di “Stand up for Science” denunciando lo smantellamento economico e culturale della ricerca scientifica nel loro Paese. Di fronte alla gravità di questa deriva, l’Unione Europea ha l’opportunità di diventare un vero baluardo della libertà di ricerca, punto di riferimento per le menti brillanti di tutto il mondo su cui possono continuare a fare affidamento, anche, se necessario, per trovare un rifugio.

È il momento di dare forma, forza e risorse a quella “quinta libertà” di circolazione della conoscenza (da affiancare a quelle di circolazione di persone, beni, servizi e capitali) proposta da Enrico Letta nel suo rapporto sul mercato unico europeo dell’aprile 2024.

L’Europa ha già insegnato ai suoi studiosi, in 27 Paesi diversi, a collaborare senza confini, e ai giovani a spostarsi tra università e centri di ricerca seguendo le proprie passioni, sentendosi rispettati e inclusi. La quinta libertà è l’espressione della nostra cultura, il frutto di una storia secolare di illuminati pensatori, grandi artisti e innovatori che hanno reso l’Europa un epicentro geografico, politico e culturale.

Oggi più che mai essa rappresenta un argine contro l’avanzare di nazionalismi e populismi, contro l’ostilità alla conoscenza e all’indipendenza di giudizio – venti che soffiano in alcuni luoghi del nostro continente, ma anche negli stessi Usa un tempo pionieri della democrazia e della divisione dei poteri.

I benefici a medio e lungo termine per l’Europa sarebbero immensi. Nel 1862, mentre infuriava la Guerra civile americana, Abraham Lincoln firmò con convinzione il Morrill Act, fondando l’Accademia delle scienze e avviando iniziative per promuovere le scienze, la tecnologia, l’istruzione avanzata per i giovani di talento. Molti nel Congresso si opposero, ritenendo che altre fossero le priorità. Quando gli chiesero il motivo della scelta di istituire un’Accademia delle scienze in un momento così difficile, Lincoln rispose con una frase semplice e potente: “Per dare un futuro alla Nazione”. Con questo spirito, gli Stati Uniti sono diventati e rimasti per un secolo e mezzo un faro di libertà per gli studiosi di tutto il mondo. Oggi tocca a noi.

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