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Giustizia, vertice di maggioranza con Nordio: “Avanti tutta con le riforme, ma abbassare i toni”

Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio (ansa)

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In via Arenula, Il Guardasigilli convoca il suo vice Sisto e i sottosegretari, Delmastro e Ostellari. Si andrà di corsa sulla separazione delle carriere, sul ddl sicurezza, su intercettazion ritorno della prescrizione. Cadono solo lo stop al trojan e la giornata di vittime della giustizia
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Un blando stop ai toni offensivi. Tanto che al presidente dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, è stato fatto notare che sarebbe meglio contenere reazioni considerate fuori asse. Ma chi si aspettava uno snellimento del piano d’attacco sulla giustizia, è rimasto deluso. Dal ministero della Giustizia, gli alleati vogliono apparire compatti e non tanti inclini a frenare, se non sulle (furiose) polemiche suscitate dalle ultime sentenze sgradite. Il vertice di maggioranza convocato dal ministro Carlo Nordio in via Arenula, con l’immancabile viceministro Sisto, i sottosegretari Delmastro e Ostellari, con lo stato maggiore dei parlamentari di FdI, FI e Lega, si chiude a nella tarda serata di ieri ribadendo, nero su bianco, che sulle riforme si va avanti senza indugi.

Si andrà d…

Un blando stop ai toni offensivi. Tanto che al presidente dei senatori azzurri, Maurizio Gasparri, è stato fatto notare che sarebbe meglio contenere reazioni considerate fuori asse. Ma chi si aspettava uno snellimento del piano d’attacco sulla giustizia, è rimasto deluso. Dal ministero della Giustizia, gli alleati vogliono apparire compatti e non tanti inclini a frenare, se non sulle (furiose) polemiche suscitate dalle ultime sentenze sgradite. Il vertice di maggioranza convocato dal ministro Carlo Nordio in via Arenula, con l’immancabile viceministro Sisto, i sottosegretari Delmastro e Ostellari, con lo stato maggiore dei parlamentari di FdI, FI e Lega, si chiude a nella tarda serata di ieri ribadendo, nero su bianco, che sulle riforme si va avanti senza indugi.

Si andrà di corsa sulla separazione delle carriere, l’irrinunciabile bandierina berlusconiana, che una volta stava a cuore solo a FI e ora fa comodo a tutti. Si deve procedere spediti anche sul ddl sicurezza caro ai meloniani, così come sulla frenata per intercettazioni, sul ritorno della prescrizione, sulla ridefinizione della geografia giudiziaria e sulla stretta per il sequestro di smartphone, che piace alla Lega e a pezzi di opposizione.

L’idea del vertice, regista il sottosegretario alla presidenza del Consiglio (ed ex toga di Mi) Alfredo Mantovano d’intesa con Nordio, era nata per lanciare messaggi distensivi, dopo le ore difficili dell’incontro tra la premier e l’Associazione nazionale magistrati a Palazzo Chigi. Il confronto aveva lasciato governo e toghe su sponde ancor più distanti: ma con un patto di riaperta se non rispettosa (in teoria) dialettica, come le dichiarazioni di Meloni, da un lato, e di Parodi, dall’altro, provavano a spiegare. Invece, poche ore e divampa il caso nave “Diciotti”. Con le polemiche e la raffica di toni sprezzanti che da governo e maggioranza vengono scagliati sulle Sezioni Unite civili della Cassazione, cui la prima presidente della Suprema corte, Cassano, è costretta a rispondere con toni fermi: “Critiche sì, ma gli insulti sono inaccettabili”. E invece non basta, perché Gasparri, di FI, reagisce parlando addirittura di “minacce della Cassano”. Non a caso, proprio il presidente dei senatori azzurri, è stato il primo ad arrivare in via Arenula e ad ascoltare la consegna che viene da Chigi, per lui e per coloro che si occupano di giustizia. È la linea sposata da tempo anche da un’abile tessitrice come Bongiorno: portare a casa i risultati, non serve alzare troppo la temperatura.

Ed è così che si decide di procedere, dopo un’ora e cinquanta di riunione. Un tavolo su cui tengono tutti le bocche cucite – a parte le cinque righe di comunicato. Il confronto sembra sia attraversato da pochi momenti di frizione, ma puntellato a ogni capitolo da richieste e distinguo di ciascun partito. Accanto al Guardasigilli Nordio, con viceministro e sottosegretari, ecco i presidenti delle commissioni Affari costituzionali e Giustizia di Camera, Nazario Pagano e Ciro Maschio, e quelli del Senato, Alberto Balboni e Giulia Bongiorno. Al tavolo ovviamente, anche tutti i capigruppo Maurizio Gasparri e Paolo Barelli per Fi, Galeazzo Bignami e Lucio Malan per FdI, Riccardo Molinari e Massimiliano Romeo per la Lega. La nota conclusiva precisa che, "ribadita la priorità del disegno di legge costituzionale della separazione delle carriere e della riforma del Consiglio superiore della Magistratura, viaggeranno tutti compatti per portare avanti “i disegni di legge frutto del programma della coalizione di centrodestra”, tra i quali le norme “sulla prescrizione, quelle sulle intercettazioni, sul sequestro degli smartphone e sulla geografia giudiziaria". La chiosa dà conto della determinazione di Palazzo Chigi nel portare avanti la bandierina dei Fratelli: “ovviamente sarà dedicato grande impegno al disegno di legge sulla sicurezza in esame al Senato".

Le uniche minime limature fatto al cronoprogramma anti-magistrati? Solo un paio. Nella nota non si parla più dell’istituzione della Giornata per le vittime degli errori giudiziari, così come si lascia andare per ora la proposta di legge che sottraeva agli inquirenti l’impiego del trojan per le inchieste anti-corruzione. Si tratta di due misure considerate al momento più estreme, entrambe legate all’area dei vecchi “falchi” di Forza Italia (come Enrico Costa: il deputato che da FI era passato in Azione, poi di nuovo passato con i berlusconiani). Ma non serve avvelenare ulteriormente il clima. Né offrire ai magistrati, in vista del referendum, altri argomenti alla teoria dello smantellamento della giustizia. Gli obiettivi grossi, dalla separazione delle carriere in poi, sono a portata di mano. Meglio non rischiare di rovinare l’impresa.

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