Senatore Calenda, sabato sarà in piazza?
«Ci saremo, insieme alle comunità ucraina e georgiana, perché pensiamo che oggi o si fa l’Europa o si muore, come ha scritto Serra quando ha lanciato l’idea. Dopodiché la nostra linea è chiara: l’Europa si fa con la difesa armata per tenere lontani i dittatori».
Quel giorno però ci sarà anche chi è convinto del contrario, lo sa?
«Certo. Ci saranno tanti cittadini che credono sia giusto armarsi e tanti che ritengono di no. Detto ciò, tutto si può fare tranne che giocare sulla distinzione tra difesa e armi: a nessuno piace comprare razzi e panzer, ma sono l’unico strumento per preservare libertà e democrazia. Ricordo che i partigiani resistevano coi fucili, non con i fiori o le bandiere della pace. In questo tornante della Storia siamo stretti fra due tagliagole: uno americano, l’altro russo. Non abbiamo alternative».
Non era meglio dare una risposta davvero federalista, avviando la costruzione di una difesa comune?
«Dinnanzi alla minaccia putini…
Senatore Calenda, sabato sarà in piazza?
«Ci saremo, insieme alle comunità ucraina e georgiana, perché pensiamo che oggi o si fa l’Europa o si muore, come ha scritto Serra quando ha lanciato l’idea. Dopodiché la nostra linea è chiara: l’Europa si fa con la difesa armata per tenere lontani i dittatori».
Quel giorno però ci sarà anche chi è convinto del contrario, lo sa?
«Certo. Ci saranno tanti cittadini che credono sia giusto armarsi e tanti che ritengono di no. Detto ciò, tutto si può fare tranne che giocare sulla distinzione tra difesa e armi: a nessuno piace comprare razzi e panzer, ma sono l’unico strumento per preservare libertà e democrazia. Ricordo che i partigiani resistevano coi fucili, non con i fiori o le bandiere della pace. In questo tornante della Storia siamo stretti fra due tagliagole: uno americano, l’altro russo. Non abbiamo alternative».
Non era meglio dare una risposta davvero federalista, avviando la costruzione di una difesa comune?
«Dinnanzi alla minaccia putiniana, l’Europa deve dotarsi di mezzi idonei in tempi rapidissimi: 27 Stati non possono costruire d’emblée una difesa comune. Basta il veto di Orbán e si blocca tutto. Il pericolo è adesso. Comincerà un gruppo di Paesi e poi, come è successo con l’euro, chi vuole entra, chi non vuole resta fuori».
Serra ha scritto: “È una piazza ingenua, nella quale Calenda e Fratoianni possono stare insieme”.
«Ha ragione. È importante esserci, anche con diversità di vedute. A patto di intendersi su un punto: l’unica vera resistenza è quella del popolo ucraino che sta lottando per la sua libertà. Oggi l’Europa dei valori è incarnata da loro. Perciò noi sventoleremo, oltre a quella Ue, le bandiere ucraine e georgiane».
Che tipo di messaggio può arrivare dalla piazza?
«Che l’Europa ci sta a cuore, è un progetto vitale per la nostra sopravvivenza. Anche se abbiamo opinioni differenti su come deve essere, quale direzione prendere. E poiché credo che la maggioranza degli italiani non sia per il disarmo, io verrò in piazza anche per non lasciarla a Fratoianni e a Landini che pensano che gli ucraini combattono per procura».
A chi sarà diretto?
«A tanta gente. A Conte e a Salvini, fiancheggiatori di Putin e di Trump, ma anche a Meloni che continua a strizzare l’occhio al presidente Usa. Senza dimenticare le forze moderate: non si può stare un po’ coi populisti e un po’ con gli europeisti. Per questo l’assenza di Forza Italia è sbagliata. Siamo come nel ‘45, quando popolari e socialisti si unirono contro i nazifascisti. Purtroppo mi pare che né Tajani né Schlein l’abbiano capito».