Guccini: “Mobilitati per non ritrovarci a soffiare nel vento”
di Francesco GucciniFrancesco Guccini
Ottantacinque anni fa, quando sono nato, l’Europa che conosciamo oggi era qualcosa di inimmaginabile. Il vecchio continente, con la Seconda Guerra Mondiale, è stato teatro della ferocia dei totalitarismi, in cui ogni valore di pace e di libertà era stato cancellato dopo secoli di progresso.
Poi, finalmente, la pace. Dopo milioni di vittime e di crimini contro l’umanità, ecco tornare la speranza di un futuro diverso che tiene conto degli errori del passato.
Nasce così il sogno federalista di Ventotene, paesi europei che collaborano, che consolidano il loro stato sociale e che condividono l’ambizione di una pace duratura.
Ma oggi, ad ottant’anni esatti dall’ultimo drammatico conflitto mondiale, dalla bomba di Hiroshima, dall’orrore della Shoah, la guerra e la prevaricazione tornano minacciose in Europa.
Ecco, io vo…
Ottantacinque anni fa, quando sono nato, l’Europa che conosciamo oggi era qualcosa di inimmaginabile. Il vecchio continente, con la Seconda Guerra Mondiale, è stato teatro della ferocia dei totalitarismi, in cui ogni valore di pace e di libertà era stato cancellato dopo secoli di progresso.
Poi, finalmente, la pace. Dopo milioni di vittime e di crimini contro l’umanità, ecco tornare la speranza di un futuro diverso che tiene conto degli errori del passato.
Nasce così il sogno federalista di Ventotene, paesi europei che collaborano, che consolidano il loro stato sociale e che condividono l’ambizione di una pace duratura.
Ma oggi, ad ottant’anni esatti dall’ultimo drammatico conflitto mondiale, dalla bomba di Hiroshima, dall’orrore della Shoah, la guerra e la prevaricazione tornano minacciose in Europa.
Ecco, io vorrei semplicemente che non si ripetessero gli errori del passato. L’Europa è chiamata a fare quell’ultimo, ma decisivo passo unitario che si è testardamente rifiutata di fare in questi anni.
Io, con i miei ottantacinque anni che mi porto addosso con la loro storia di amori, passioni, delusioni e cicatrici, non vorrei più rivedere un’Europa che si piega alla logica della sopraffazione del più forte sul più debole, ad un neoliberismo feroce che usa le fragilità come merce di scambio, all’ignoranza usata contro la scienza, alla faccia tosta spacciata per autenticità.
No, non vorrei davvero assistere a tutto questo perché la mia idea di mondo, la stessa che sognavo da giovane, non è questa.
Ecco perché sosterrò la manifestazione per l’Europa del 15 marzo lanciata da Michele Serra su Repubblica. Certo, lo farò da Pavana, dalle mie montagne, le stesse che ottant’anni fa hanno già visto quelle atrocità.
È importante scendere in piazza sabato prossimo perché se non facciamo sentire adesso la nostra voce, rischiamo di ritrovarci un’altra volta - come scriveva Bob Dylan - a soffiare nel vento. E stavolta potremmo svegliarci troppo tardi.