✕

Pd, il ‘day after’ la spaccatura a Strasburgo: al lavoro i pontieri in vista del voto alle Camere

La segretaria del Pd Elly Schlein 

Ascolta l'audio

La maggioranza dovrà mettere a punto una risoluzione che eviti altre spaccature. Richieste di discussione dall’opposizione ma non ancora prese iniziative formali. Lia Quartapelle, ala riformista: “Schlein si vuole scrollare di dosso l’immagine del Pd partito della responsabilità”
2 minuti di lettura

ROMA – Il Pd su ReArmEu a Strasburgo si è diviso in due (10 a favore e 11 astenuti), ma le faglie nel partito di Elly Schlein sono molte di più. E il day after si annuncia incandescente.

È già cominciato il conto alla rovescia verso l’altro appuntamento decisivo della settimana prossima: il Consiglio europeo e il consueto dibattito nel parlamento italiano. Per allora spetterà a Giuseppe Provenzano, il responsabile Esteri, mettere a punto una risoluzione che eviti altre spaccature. Tanto per dare qualche coordinata, Provenzano è l’ala sinistra dem, con Andrea Orlando e il tesoriere Michele Fina. Orlando ha già battuto un colpo, chiedendo un congresso. Tematico. Ma tematico o meno, come gli ha fatto notare Luigi Zanda, prevede sempre il voto: ben vengano quindi le discussioni, inevitabile la resa dei conti conseguente. Poi, nella settimana prossima, ci saranno i voti incrociati sulle altre risoluzioni, ad esempio quella dei 5 Stelle che tenterà una parte (quanto grande?) dei dem.

…

ROMA – Il Pd su ReArmEu a Strasburgo si è diviso in due (10 a favore e 11 astenuti), ma le faglie nel partito di Elly Schlein sono molte di più. E il day after si annuncia incandescente.

È già cominciato il conto alla rovescia verso l’altro appuntamento decisivo della settimana prossima: il Consiglio europeo e il consueto dibattito nel parlamento italiano. Per allora spetterà a Giuseppe Provenzano, il responsabile Esteri, mettere a punto una risoluzione che eviti altre spaccature. Tanto per dare qualche coordinata, Provenzano è l’ala sinistra dem, con Andrea Orlando e il tesoriere Michele Fina. Orlando ha già battuto un colpo, chiedendo un congresso. Tematico. Ma tematico o meno, come gli ha fatto notare Luigi Zanda, prevede sempre il voto: ben vengano quindi le discussioni, inevitabile la resa dei conti conseguente. Poi, nella settimana prossima, ci saranno i voti incrociati sulle altre risoluzioni, ad esempio quella dei 5 Stelle che tenterà una parte (quanto grande?) dei dem.

Che un partito di sinistra si divida su guerra e pace è il minimo sindacale: cercano di alleggerire il clima i fedelissimi della segretaria. Sono Marco Furfaro, Igor Taruffi, Annalisa Corrado, Sandro Ruotolo e l’outsider Cecilia Strada che ha trovato un compromesso con se stessa su ReArmEu astenendosi, dal momento che era per il No, come Marco Tarquinio.

Francesco Boccia, il capogruppo al Senato, rilancia e in un’intervista al Manifesto afferma: “Sì al Pd serve un chiarimento”. Però aggiunge che bisogna finalmente dire “basta” e smetterla di inseguire la destra. E ancora: “È ovvio che a questo punto è necessario un chiarimento politico. Intanto lavoreremo perché il Pd in vista del Consiglio europeo della prossima settimana esprima una posizione unitaria. Poi la segretaria e il partito decideranno come affrontare la discussione. Il mondo sta vivendo una crisi drammatica e abbiamo il dovere di fronte ai nostri elettori di esprimere una posizione chiara sulla collocazione del Pd e del nostro Paese nello scenario internazionale”.

La segretaria Schlein insomma non è sola, però i consigli di Romano Prodi, di Paolo Gentiloni e di Enrico Letta – i padri nobili - non hanno avuto presa su di lei a proposito dell’equivalenza Pd uguale partito della responsabilità. Lia Quartapelle, ala riformista, ‘grillo parlante’ in fatto di relazioni internazionali e Unione europea, dice: “Schlein si vuole scrollare di dosso l’immagine del Pd partito della responsabilità e proprio per questo votato. Nonostante i richiami di Prodi, Gentiloni, Letta si è convinta che non era quella la strada “. D’altra parte il Pd di Schlein ha una identità più movimentista e giovane, più vicina alle istanze pacifiste, come fa notare Alessandeo Zan.

Il voto di Strasburgo in ogni caso è parso un referendum su Schlein oltre che sulla politica estera, piombato nel mezzo del dramma della guerra in Ucraina, delle provocazioni trumpiane, delle incertezze e divisioni meloniane. L’altro dato che farà scuola è il Sì di Stefano Bonaccini su ReArmEu. Bonaccini è il presidente del Pd ed è stato il competitor di Schlein. Aveva fin qui sempre assunto una posizione morbida senza scontrarsi con la segretaria, ma su ReArmEu ha votato a favore contravvenendo alla linea dell’astensione.

Tempo di riunione dei riformisti di Energia popolare, la corrente di Bonaccini e degli ex sindaci - da Giorgio Gori e Antonio Decaro, ora europarlamentari – che vi hanno aderito? Alessandro Alfieri, coordinatore dei riformisti, e braccio destro dell’ex ministro della Difesa Lorenzo Guerini, dice che per ora non ci sono assemblee convocate. Però il chiarimento è chiesto da più parti.

Sarà decisiva la presa di posizione di Dario Franceschini tra i più ascoltati consiglieri di Schlein ed ex segretario del Pd. Zanda considera fondamentale un congresso innanzitutto sulla politica estera dove, dice, non si può stare come in una palude, senza cioè cogliere e fare propri i cambiamenti. C’è molto altro che bolle nella pentola dem, inclusa la valutazione sulla capacità della segretaria di ricoprire in futuro il ruolo di candidata premier. Ma questo è il prossimo capitolo.

Leggi i commenti