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L’Europa vota sì al riarmo, l’Italia va in ordine sparso

epa11955086 Ursula von der Leyen, European Commission President, speaks during a debate on 'European Council meetings and European Security' at the European Parliament in Strasbourg, France, 11 March 2025. The EU Parliament's session runs from 10 till 13 March 2025. EPA/RONALD WITTEK 

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Via libera a Strasburgo al libro bianco sulla difesa con il piano von der Leyen. Governo diviso, FdI a favore ma si astiene su Kiev. Ok da FI, Lega contraria. Si spacca anche l’opposizione
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Strasburgo - L’Europa, dopo il via libera del consiglio Ue al piano von der Leyen, fa un altro passo avanti verso il riarmo. L’aula di Strasburgo ha approvato con 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti, il Libro bianco Ue sulla difesa, un testo molto ampio che contiene un sì politico anche al piano RearmEu. Ma sulla difesa comune europea e sul sostegno all’Ucraina la maggioranza di governo — unico caso di un Paese del G7 — non riesce a trovare una posizione comune e si spacca in tre: Forza Italia sempre a favore, Lega sempre contro e Fratelli d’Italia un po’ di qua e un po’ di là. Divise però anche le opposizioni, con il Pd che affronta una frattura a metà tra favorevoli alla linea della segretaria Schlein e sostenitori del piano Ursula.

La giornata inizia presto, con l’Ue che risponde baldanzosa ai dazi trumpiani con una raffica di contro-dazi. Fratelli d’Italia è in sofferenza da giorni per questa contrapposizione con Washington e la contraddizione esplode quando si passa …

Strasburgo - L’Europa, dopo il via libera del consiglio Ue al piano von der Leyen, fa un altro passo avanti verso il riarmo. L’aula di Strasburgo ha approvato con 419 voti favorevoli, 204 contrari e 46 astenuti, il Libro bianco Ue sulla difesa, un testo molto ampio che contiene un sì politico anche al piano RearmEu. Ma sulla difesa comune europea e sul sostegno all’Ucraina la maggioranza di governo — unico caso di un Paese del G7 — non riesce a trovare una posizione comune e si spacca in tre: Forza Italia sempre a favore, Lega sempre contro e Fratelli d’Italia un po’ di qua e un po’ di là. Divise però anche le opposizioni, con il Pd che affronta una frattura a metà tra favorevoli alla linea della segretaria Schlein e sostenitori del piano Ursula.

La giornata inizia presto, con l’Ue che risponde baldanzosa ai dazi trumpiani con una raffica di contro-dazi. Fratelli d’Italia è in sofferenza da giorni per questa contrapposizione con Washington e la contraddizione esplode quando si passa a votare il primo testo, una risoluzione di deciso sostegno a Kiev in seguito «all’apparente cambio di posizione» degli Stati Uniti sulla guerra di aggressione della Russia, incluso «il fatto di aver incolpato apertamente l’Ucraina della guerra in corso». Insomma un atto d’accusa chiaro contro il presidente Usa e il movimento Maga che FdI non riesce a mandare giù. Prima spaccatura: Forza Italia vota sì, la Lega vota no, i Fratelli si astengono. Il capogruppo Carlo Fidanza ammette: «È la prima volta che ci asteniamo sull’Ucraina. Ma perché è diventata una risoluzione non a favore dell’Ucraina ma contro gli Stati Uniti».

Con l’aula piena di deputati, le ore scorrono macinando decine di emendamenti sull’altro testo politicamente più delicato, quel Libro bianco che contiene anche il piano RearmEu. Si spingono bottoni in maniera frenetica. Bocciato l’emendamento di FdI che, come chiesto da Giorgia Meloni, proponeva di cambiare nome al piano Ursula, ribattezzandolo Defend Europe (curiosità: vota a favore, stavolta compatto, anche il gruppo del Pd). Bocciati vari emendamenti che provano a introdurre qualche elemento di difesa realmente comune. Il voto finale è comunque un passo storico per l’Unione che finora è stata l’ultimo erbivoro in un mondo popolato da carnivori: il Parlamento dà luce verde al riarmo. Stavolta Forza Italia e Fratelli d’Italia votano a favore, la Lega contro. Ma il campo delle opposizioni è altrettanto diviso. Cinque Stelle e Avs contrari, benché la maggioranza dei verdi europei sia a favore. E il Pd che, pur favorevole alla difesa comune, si divide tra 11 astensioni e 10 voti a favore. È un passaggio drammatico per molti, ma i socialisti europei hanno deciso a maggioranza per il sì. Da Madrid si fa sentire il ministro degli Esteri José Manuel Albares, che sembra rispondere ai dubbi dell’ala pacifista dei dem: «Nelle prossime settimane tutti dovremo prendere una posizione: o stiamo con l’Europa o con chi la vuole indebolire, o con il progetto europeo e la democrazia o con gli autocrati e con l’estrema destra». I Cinque stelle, che sono venuti due giorni fa insieme a Conte a Strasburgo per inscenare un flash mob davanti al Parlamento, sono radicalmente contro: «Riarmo, debiti di guerra, taglio dei fondi di coesione. A questa agenda bellicista faremo una durissima opposizione nelle Istituzioni, ma anche nelle piazze a partire dalla grande manifestazione che si terrà il 5 aprile».

La Lega, con il destro Roberto Vannacci, definisce il RearmEu Europe «una manovra irrazionale», perché «in Europa non c’è la guerra, tutte le elucubrazioni che si fanno sono sbagliate». Tra i contrari al piano, von der Leyen viene molto criticata per la decisione di ricorrere all’articolo 122 del trattato Ue, quello che, in caso di emergenza, consente di non passare dall’esame del Parlamento. «Con questa decisione — tuona Ignazio Marino di Avs — von der Leyen impedisce a un organismo democraticamente eletto di votare il piano di riarmo». Pina Picierno, tra le più favorevoli al piano di difesa, la considera una polemica inutile: «Sia la clausola di salvaguardia, sia il progetto Safe comportano modifiche dei trattati. Quindi comunque il Parlamento li dovrà discutere e votare. Ma senza procedura di urgenza si sarebbero persi mesi e la crisi ha bisogno di risposte immediate».

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