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Schlein sfida la minoranza Pd: “Sì al confronto, vediamo come”

ELLY SCHLEIN SEGRETARIA PD 

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Dopo lo strappo a Strasburgo, la leader gioca d’anticipo e ipotizza di azzerare la segreteria. Si media sulla risoluzione sul piano di von der Leyen. Conte: “Astensione incomprensibile”
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Serve un chiarimento politico, le forme e i modi li valuteremo». Elly Schlein ha deciso: dopo la spaccatura consumata a Strasburgo non si può far finta di niente. Tanto meno ignorare le richieste di un congresso straordinario avanzate — è il sospetto — per logorarla, prima, e poi destituirla.

Intende giocare d’anticipo. Smascherare le manovre ostili. Spingendosi a ipotizzare l’arma di fine mondo: azzerare la segreteria e rifarne una nuova di zecca, stavolta senza la minoranza che — scegliendo di votare a favore della risoluzione sulla difesa Ue — ha rotto l’unità del Pd.

Un monocolore rosso Schlein: è la pistola che, a due anni dall’insediamento, la leader democratica medita di mettere sul tavolo per piegare i riformisti, fargli capire una volta per tutte che è lei a dettare la linea, specie sulla politica estera, e non tollererà più alzate di testa come quelle inscenate nel quartier européen. Con qualche fedelissimo che addirittura le suggerisce di fare il primo passo, lasciare per r…

Serve un chiarimento politico, le forme e i modi li valuteremo». Elly Schlein ha deciso: dopo la spaccatura consumata a Strasburgo non si può far finta di niente. Tanto meno ignorare le richieste di un congresso straordinario avanzate — è il sospetto — per logorarla, prima, e poi destituirla.

Intende giocare d’anticipo. Smascherare le manovre ostili. Spingendosi a ipotizzare l’arma di fine mondo: azzerare la segreteria e rifarne una nuova di zecca, stavolta senza la minoranza che — scegliendo di votare a favore della risoluzione sulla difesa Ue — ha rotto l’unità del Pd.

Un monocolore rosso Schlein: è la pistola che, a due anni dall’insediamento, la leader democratica medita di mettere sul tavolo per piegare i riformisti, fargli capire una volta per tutte che è lei a dettare la linea, specie sulla politica estera, e non tollererà più alzate di testa come quelle inscenate nel quartier européen. Con qualche fedelissimo che addirittura le suggerisce di fare il primo passo, lasciare per raddoppiare: convocando subito il congresso per farsi incoronare, di nuovo, dal popolo delle primarie. Convinti che il risultato sarebbe ancor più largo del precedente. Gli avversari interni, che al momento non hanno un candidato valido da opporle — anche se inizia a circolare il nome di Pina Picierno, la più fervida antagonista della dottrina Schlein in Europa — rimarrebbero spiazzati.

Prima però c’è da evitare il bis di Strasburgo. Preparare la risoluzione che dovrà essere depositata entro martedì alla Camera e al Senato, dove sono previste le comunicazioni della premier in vista del Consiglio Ue. Soprattutto scongiurare la trappola che la maggioranza potrebbe tendere al Pd, scrivendo un testo favorevole al RearmEu, per tentare l’ala riformista. A quel punto Lorenzo Guerini e i suoi, dopo aver votato sì al Parlamento europeo, potranno dire no in Italia? Senza considerare Giuseppe Conte, tornato ieri a graffiare: «L’astensione è una scelta incomprensibile, il Pd si è diviso, è in forte difficoltà». Le stesse parole utilizzate da Piero Fassino, secondo cui «il posizionamento internazionale di un partito ne definisce identità, profilo e credibilità. Non si può sbagliare su questo terreno. L’astensione proposta da Schlein è una mezza strada, né carne né pesce». Provocazioni che hanno irritato lo stato maggiore dem. «Non capisco che cosa Conte fatica a comprendere. La nostra linea è chiara», taglia corto Peppe Provenzano: «Abbiamo scelto di astenerci perché siamo per la difesa comune, ma riteniamo il piano von der Leyen, che punta sui riarmi nazionali, del tutto inadeguato a realizzarla e perciò va cambiato».

La miccia è accesa. E rischia di far deflagrare la principale forza d’opposizione, ormai sull’orlo di una crisi di nervi. «Non serve una resa dei conti sulla leadership, ma un chiarimento politico attraverso una discussione seria che coinvolga non solo il gruppo dirigente ma tutto il partito», incalza Provenzano: «Di fronte a questo tornante della Storia non possiamo dare l’idea di avere due posizioni diverse sulla politica estera». Più netto Marco Sarracino, il più giovane componente della segreteria: «Il tentativo di logorare Schlein è inaccettabile e incomprensibile agli occhi dei nostri iscritti e militanti che ci vogliono uniti e protagonisti della battaglia contro la destra». E dunque, che fare? Lapidario Matteo Ricci: «C’è una segretaria in carica che va aiutata, non è il momento di pensare a un congresso». Il dibattito è ufficialmente aperto.

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